Registi 34enni credono che l'epica vada contestualizzata (e quindi semplificata?)

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Teatro pieno praticamente solo di giovani liceali venerdì 7, un giorno dopo la prima di Semidei, la nuova produzione del Piccolo Teatro di Milano in scena allo Studio fino al 23 febbraio. Solo perché il tema della nuova drammaturgia e regia di Pier Lorenzo Pisano ha come argomento il ciclo della guerra di Troia narrata da Omero nell’Iliade? Napoletano, classe 1991, il giovane regista e scrittore è già vincitore del Premio Solinas, Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli, Premio Hystrio e del 56º Premio Riccione. Con Il buio non fa paura, suo romanzo d’esordio, è risultato tra i finalisti del Premio Calvino nel 2020. Senza dimenticare che quest’anno è Regista Associato del Piccolo.

Può essere quindi che tutti quei ragazzi non fossero lì perché indotti o accompagnati dai professori, ma perché conoscevano l’artista, non tanto più grande di loro e volessero vedere la sua visione dei poemi omerici. O meglio delle leggende minori che accompagnano l’Iliade e l’Odissea, meno note ai più ma non, come Pisano, a chi è “cresciuto a pane e mito”, come ha specificato alla conferenza stampa di presentazione dello spettacolo. Perché è su questo pressoché sconosciuto, ma esistente, repertorio epico si concentra tutto lo spettacolo Semidei: si tratta di episodi che contestualizzano l’Iliade, aggiungono dettagli che avvicinano ancor di più al pubblico i personaggi, uomini o dei che siano.

La dea Teti, madre di Achille (Pia Lanciotti, che interpreta anche Ecuba,), che è adornata di palloncini colorati anche a forma di fenicottero, riceve una sfuriata da parte del figlio (Eduardo Scarpetta, anche Neottolemo) che è pronto a partire, ma certo si sentirebbe molto più tranquillo a non avere il tallone come punto debole. Sarebbe bastato immergere anche quello, come si può soprassedere ad una simile mancanza? E poi il dialogo tra Ulisse (Francesco Alberici, anche Ettore) e Penelope (Claudia Gambino, anche Andromaca), con il piccolo Telemaco, e tra Ettore e Andromaca, con Astianatte in fasce (i due bebè sono ben simboleggiati da una cima arrotolata a forma di neonato). Menelao (Pierluigi Corallo, anche Zeurìs) è molto credibile nella sua consapevolezza di inferiorità rispetto al fratello Agamennone. Come lo è quest’ultimo quando, sdraiato sulla spiaggia, attrezzato di braccioli, occhiali da sole e specchio per abbronzarsi meglio, dice di non voler tornare in Grecia a riabbracciare i figli: ormai ha cambiato vita. Siamo passati dall’altra parte della storia: ora la guerra è finita, gli eroi potrebbero tornare a casa.

"Semidei", da sinistra: Gambino, Cacciola, Scarpetta, Corallo, Lanciotti, Sanvi, redit®masiarpasquali
“Semidei”, da sinistra: Gambino, Cacciola, Scarpetta, Corallo, Lanciotti, Sanvi, redit®masiarpasquali

E i due momenti sono strettamente connessi, non c’è un fine primo tempo, non c’è un divisorio: in una scenografia, di Giuseppe Stellato, che rappresenta una sorta di spiaggia, sono gli attori ad animarla portandoci a capire che i protagonisti vivono in scena due momenti dei dieci lunghi anni di combattimento: quello appena prima di partire per la battaglia, e, dopo la distruzione della città, appena prima del lungo e difficile ritorno a casa. Ciò che colpisce è che tutti i protagonisti su questa spiaggia, che sia prima o dopo la guerra, hanno sempre un tono ironico, pop, più da fiction che da tragedia: indossano costumini aderenti anni sessanta. Che, a guerra finita, diventano un’armatura che in realtà somiglia ad un cumulo di detriti.

È il peso di una guerra lunga, che sembra aver stancato entrambe le parti in causa. E questo è il senso dello spettacolo: invitarci a prendere atto che, allora come oggi, per quanto eroiche possiamo descrivere certe imprese umane, tutto finisce. “Anche oggi usiamo storie analoghe che creano meccanismi simili a quelli che furono dell’epica -spiega il regista-. Pensiamo a Guerre Stellari e molti altri: sono storie efficaci, che continuiamo ad elaborare”. Intenti che hanno un senso e a ragione Pisano attualizza il senso profondo dell’epica. Nella sua lettura, però, a suo stesso dire il paragone immediato con l’oggi si misura sulla saga e, nello stesso tempo, con la fiction. E il tono dello spettacolo è in effetti pop, ironico, leggero. Lo spettacolo risulta gradevole e gli attori sono molto abili anche nel sovrapporre i propri ruoli senza mai creare sbavature o complicazioni. Il rischio che questa produzione corre, forse, è quello di una eccessiva semplificazione, soprattutto per chi è solito considerare l’Iliade e l’Odissea come scritture quasi sacre per la loro antichità e valore che hanno nel restituirci la società di allora.

DURATA: 105 minuti senza intervallo

INFO: Piccolo Teatro Studio Melato, via Rivoli 6, tel. 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.

Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro

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