Ultima sera per entrare nel sogno di Galileo Galilei che incontra Leonardo Da Vinci
Al Teatro Oscar il testo scritto da Luca Doninelli con Marco Bersanelli, docente di astrofisica meccanica alla Statale di Milano

Recensioni

La rappresentazione potrebbe finire dopo che Anna Della Rosa dice al suo fidanzato (interpretato da Marco Foschi) “Sono io che ti ho riempito di ciò che volevo che fossi”: siamo a un 10-15 minuti dalla conclusione, ma nelle parole dell’attrice milanese è racchiuso forse il senso ultimo di Prima, la nuova produzione del Piccolo Teatro che ha debuttato lo scorso 29 aprile al Grassi dove prosegue fino al 28 maggio. I cinque interpreti, infatti, Anna Bonaiuto, Leda Kreider e Sandro Lombardi, oltre ai due già citati, ricreano in scena il ritmo, il carattere, le emozioni, la fatica e la concentrazione che sono necessari ad ogni attore per dare vita ad uno spettacolo. Metafora poi delle stesse identiche dinamiche che regolano la vita di ciascuno ogni giorno. E quindi il fidanzato di Anna-attrice è un personaggio che lei nello spettacolo idealizza, ma è anche un amore non corrisposto con la stessa intensità nella sua vita come donna.
Pascal Rambert, drammaturgo e regista francese, di Nizza, classe 1962, è artista associato del Piccolo e Prima è il capitolo di apertura della trilogia che ha pensato nell’arco di tre stagioni per raccontare quello che accade Prima, Durante e Dopo la messa in scena di uno spettacolo, che corrispondono ad altrettante fasi della vita. Una scenografia, firmata dallo stesso regista insieme a Anaïs Romand, che ha creato anche i costumi, che svuota il palco da ogni quinta o decorazione: uno spazio vuoto, in cui prende forma l’idea dello spettacolo. Il testo, sempre di Rambert, è stato tradotto da Chiara Elefante e certo, descrive degli attori in fase di prova mentre vogliono rappresentare in tre dimensioni la Battaglia di San Romano, l’affresco di Paolo Uccello (XV secolo, 1435-40. E’ composto da tre tavole che celebrano la vittoria dei fiorentini sui senesi nel 1432, quella centrale è alla Galleria degli Uffizi a Firenze). Ma è, ancor di più, una collana di frasi che esprimono l’esistenza stessa, in particolare la solitudine, l’ansia di invecchiare e la difficoltà ad innamorarsi che è comune a tante, tante persone.


Improvvisamente, a tratti, la scenografia si trasforma: il palco vuoto sopradescritto si riempie e popola di cavalli in legno spinti da altri attori, e si rievocano le vicende di una compagnia teatrale impegnata nella messa in scena del testo ispirato alla Battaglia di San Romano di Paolo Uccello. Lo spettacolo è, insomma, un continuo passaggio di livelli: si passa dalla rievocazione del quadro, alle prove di una sceneggiatura, alla realtà-finzione di attori che hanno anche una vita privata di amori e contraddizioni dentro e fuori la scena.

Uno spettacolo criptico, in cui, come se non bastasse, nell’incontro scena-realtà di manifestano varie forme di amore umano (tra una donna matura e un uomo molto più giovane, un amore omossessuale, uno tra due coetanei etero corrisposto ma non realizzabile e uno tra due coetanei etero non corrisposto). Come il trittico di Paolo Uccello anche questo spettacolo esprime una scena popolata e multiforme e contrastata. Del resto, come ha detto Rambert in conferenza stampa, “se è vero che il teatro influenza la vita, è altrettanto vero che il modo in cui un attore dà vita al personaggio che gli viene assegnato è parte di quella grande battaglia – estetica e sentimentale – che si svolge sulle tavole del palcoscenico”. Una messinscena-simbolo, in cui gli attori hanno un ruolo rilevante e che sono stati scelti con grande dedizione dal regista in persona. Ciononostante, e non è colpa degli interpreti, l’intero marchingegno risulta un po’ troppo articolato, percettibilmente lungo (anche se dura poco più di un’ora) e pesante: a tratti se ne percepisce più il peso della struttura, che i sentimenti e i concetti poetici che lo dovrebbero muovere.
Durata: 120 minuti senza intervallo
Info: Teatro Grassi, via Rovello 2, 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16.
Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro
Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).
Indirizzo: via Rovello 10
Telefono: 0286462709
Website: https://ristoranteandry.com/
E-mail: andryrestaurant@gmail.com
Eccelent articolo Marta!
grazie Tiago!
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