Ultima sera per entrare nel sogno di Galileo Galilei che incontra Leonardo Da Vinci

Marta Calcagno Baldini

Ciapa'l tram

Cosa potrebbe succedere se Galileo Galilei ricevesse in sogno una visita da Leonardo Da Vinci? Se lo sono chiesti Luca Doninelli, scrittore, direttore artistico del Teatro Oscar (con Giacomo Poretti e Gabriele Allevi), e Marco Bersanelli, docente di astrofisica e meccanica alla Statale di Milano nonché collaboratore dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), insieme autori de Il sogno di Galileo ancora per questa sera (dal 21 aprile) in scena al Teatro Oscar, per la regia di Gianmarco Bizzarri.

La domanda non è semplice, anche perché non vuole aprire a rivendicazioni di alcun tipo: sulla cena, di Andrea Colombo, che firma anche i costumi, un Galileo stanco, sfiduciato, ha già dovuto abiurare. E’ interpretato da Mino Manni, attore premio Franco Eniquez nel 2017, con una laurea in Storia del Teatro e dello Spettacolo alla Statale di Milano e che ha lavorato con importanti registi di teatro e di cinema tra cui Massimo Castri, Cesare Lievi, Michele Placido, Dario Argento. Leonardo Da Vinci è Tiziano Ferrari, attore e regista diplomato alla Scuola del Piccolo e che ha lavorato in varie produzioni per la regia di Luca Ronconi. Galileo sta dormendo, sulla sua scrivania: è piena notte e irrompe Leonardo Da Vinci. Ciò che interessa al visitatore è capire cosa è cambiato nei cent’anni che li dividono. Galileo è considerato tra i fondatori del Nuovo Mondo mentre Leonardo è rimasto nella memoria più come un abile inventore, quasi un procuratore di oggetti utili. Eppure Manni in scena è uno scienziato deluso: ha già dovuto abiurare le sue tesi, stanco. Per sopravvivere ha dovuto rinnegarsi. Spiega a Leonardo quella che secondo lui è la differenza tra loro: la macchina per Galileo è un punto di partenza, non un punto d’arrivo. La sua scienza è la comprensione umana dell’esistente. Si basa sulla convinzione che la terra giri intorno al Sole (la teoria che fu costretto ad abiurare). Ecco che le scoperte ingegneristiche di Leonardo sono per Galileo solo degli strumenti.

Da sinistra Mino Manni e Tiziano Ferrari in una scena de "Il sogno di Galileo", credit @TeatrodegiIncamminati
Da sinistra Mino Manni e Tiziano Ferrari in una scena de “Il sogno di Galileo”, credit @FedericoBuscarino

Per uno spettacolo molto teorico, in cui il dialogo è la parte fondamentale. La scena buia anche invita alla concentrazione sulle parole e i concetti che esprimono i due attori. Attraverso il dialogo si rappresenta il salto mentale che fece l’uomo tra il primo ventennio del ‘500 e la prima metà del ‘600. La dimensione onirica è preponderante. Il testo si basa sugli scritti lasciati dai due geni con interventi di Doninelli e Bersanelli, ma è tutta una ricostruzione inventata: “Recitare questo spettacolo è un’impresa -continua Manni-. Il testo pone molte domande, poi la regia di Bizzarri l’ha costruito in un certo modo”.

Lo spettacolo ha inaugurato il progetto Turning Points (“punti di svolta”), una serie di azioni teatrali dedicate a quei momenti nel corso dei secoli in cui la conoscenza umana ha subito un improvviso e definitivo cambio di direzione. Da Socrate a Cartesio, da Galileo a Einstein, da Cristoforo Colombo ai primi astronauti, da Brunelleschi a Picasso, il progetto dell’Oscar si inserisce nella volontà che guida questa sala: “aiutare tutti ad aprire gli occhi, dicendo ciò che altri non dicono”, conclude Doninelli.

Informazioni

Durata: 90 minuti

Indirizzo: Teatro Oscar, via Lattanzio 58/A

Info: www.incamminati.teatrooscar.it

Orari:

  • Martedì 21 aprile 2026, ore 20.30
  • Mercoledì 22 aprile 2026, ore 20.30 // SCUOLE: ore 10.00
  • Giovedì 23 aprile 2026, ore 20.30
  • Venerdì 24 aprile 2026, ore 20.30

Bilgietti:

  • Intero 22€
  • Convenzioni (Università, Scuole di Teatro, Desidera Card) 10€
  • Under 30 e Over 65 16€

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Antidoto Bistrot- Lucanda di una giapponese

    A catturare la mia attenzione è stato il nome: “Antidoto Bistrot, Lucanda di una giapponese”. Arrivata in via Ennio 6, a cinque minuti a piedi dal Teatro Oscar, zona Fondazione Prada, ho presto capito che non mi ero sbagliata: il locale si è rivelato tradizionale e innovativo, un po’ come invita a pensare il nome. E così si chiama Antidoto perché si propone come appunto un antidoto allo stress della città, Lucanda di una giapponese “per unire le nostre due metà”, ovvero quella di Luca e Kinu, romagnolo lui, giapponese lei: “ci siamo conosciuti lavorando insieme nella ristorazione -racconta Luca-. Poi abbiamo deciso di aprire il nostro locale”. Che è un semplice e raffinato giardino d’inverno, riscaldato anche con stufe a vista. Quando la stagione è fredda il tetto è ovviamente chiuso, “in estate apriamo tutto si vedono le bellissime terrazze che si affacciano qui”. La specialità sono i rolls, ottimi: “abbiamo tagliato molte ricette perché in cucina c’è Kinu, e questo per i giapponesi è uno scandalo: le donne in Giappone non possono cucinare”. Del resto il motto del locale è “un battito d’ali può diventare tempesta”, un invito a osare nella vita.  La cantina è ricca di vini, ma si trova anche birra. Il locale è frequentato anche da giapponesi, e da gente della moda. Prezzi medio alti, ma per il servizio offerto è un prezzo più che onesto. Si può fare anche solo aperitivo. Info. info@antidotobistrot.it

    MCB

     

    Indirizzo: Via Ennio 6
    Telefono: 3349891385
    E-mail: info@antidotobistrot.it

  • Tra moules o pommes frites per respirare Le Vent du Nord

    Non c’è bisogno so spingersi fino in Bruxelles per trovare una tipica brasserie belga che serve piatti autentici del Paese: ottime le mules (cozze) chr vengono portate al tavolo dirrttamente nella loro pentola di cottura e accompagnate dalle ferites, patatine croccanti e accompagnate da salse varie.  Il tutto innaffiato dalle birre artigianali delle Ardenne. Si spende su 35 euro per un piatto, un contorno e una birra.

    Indirizzo: Via Sannio 18, 20137, Milano
    Telefono: 0255189027
    E-mail: mbox@leventdunord.it

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