Musica, scene e fantasia per entrare ne "Il bar sotto il mare"
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Recensioni

Non poteva esserci periodo migliore per la prima milanese di Darwin, Nevada, lo spettacolo che ha debuttato lo scorso 22 gennaio al Piccolo Teatro Strehler dove rimane in scena fino al 16 febbraio su progetto di Marco Paolini per la regia di Matthew Lenton: il drammaturgo, attore, regista e produttore cinematografico bellunese classe 1956, anche Premio Speciale Ubu nel 1995 per il Teatro Politico con lo spettacolo Il racconto del Vajont (1993, vincerà anche il Premio Idi nel 1996 come Migliore novità italiana, e il Premio regia televisiva nel 1998 come Miglior programma dell’anno), con il regista scozzese, direttore artistico e fondatore della Compagnia teatrale Vanishing Point, con sede a Glasgow, richiamano il pubblico sull’urgenza di affrontare il tema del cambiamento climatico proprio mentre Donald Trump, neo presidente degli stati Uniti, decide di uscire dagli Accordi di Parigi sul clima.
Al Piccolo portano uno spettacolo, produzione dello Stabile milanese con quello di Bolzano, oltre a Emilia Romagna Teatro ERT, Vanishing Point, Jolefilm e in collaborazione con La Fabbrica del Mondo, che è diverso dai monologhi a cui Paolini ci ha abituato. Resta la sua specifica urgenza di affrontare tematiche sociali attuali: “Le cose stanno cambiando velocemente -ha dichiarato al Piccolo Teatro durante la presentazione dello spettacolo-, e noi siamo il motore di questo cambiamento. Ma non possiamo governarlo perché non siamo capaci di rallentare”. Frasi forti: “Se non c’è mitigazione possibile, l’unica strada è il cambiamento e l’adattamento a questo. Anche se avessimo tutte le mattine le previsioni del clima al posto di quelle del tempo, non sapremmo modificare il nostro modo di vivere”. E aggiunge: ”Ecco perché dobbiamo raccontare l’adattamento, e il libro di Darwin parla anche di questo”.
Il tema è, in sostanza, trovare un modo attuale e comunicativo per portare alla luce l’urgenza dell’argomento del cambiamento climatico: nel 2001 venivano rubati dalla biblioteca di Cambridge i preziosi quaderni di Charles Darwin, i taccuini in cui lo scienziato aveva iniziato ad annotare le riflessioni che lo avrebbero condotto a formulare la teoria dell’evoluzione. Vent’anni dopo, nel 2022, i quaderni venivano misteriosamente restituiti, in una busta, con su scritto “Librarian/HappyEaster/x”. Chi ha rubato i preziosi libriccini, frutto di un viaggio di 200 anni fa, dalla Patagonia alle Galapagos, che diedero origine a una delle più controverse rivoluzioni scientifiche? A questo fatto reale Paolini e Lenton uniscono la pioggia abnorme che colpì pochi mesi dopo il deserto del Nevada, vicino alla città di Darwin. In cui si trovano due ragazze e i tre personaggi dello spettacolo (i giovani Clara Bortolotti, Cecilia Fabris, Stefano Moretti e Stella Piccioni): le prime stanno attraversando in camper il deserto (il mezzo domina la scena) e vengono travolte dall’alluvione. Passato, presente, cambiamento climatico, previsioni, scienza, cronaca e significato si uniscono. “In uno spettacolo che non vuole essere didattico né didascalico -dice Lenton-. Questo è un teatro che vuole suscitare domande”.
Se quindi il lavoro è mosso da ragioni di inequivocabile urgenza e attualità, nella scena di Emma Bailey che firma anche i costumi, i giovani attori non reggono l’intensità del fine. Paolini ha un ruolo in parte diverso dal suo abituale in teatro, in cui recita da solo i suoi testi: è sempre in scena come un mentore e non interagisce con gli attori, ma non è neanche solo sul palco come avviene di solito. Enuncia le finalità del testo che sta portando in scena. “Io qui non devo interpretare un personaggio per fortuna -dice a Milanoateatro-: sono più o meno lo stesso di sempre, speravo anche di fare meno. Invece sono in scena dall’inizio alla fine e devo anche imparare le parti degli altri sennò non riesco a sapere quando tocca a me. È stata un’esperienza molto più faticosa di quello che mi aspettavo: se uno viene a vedere me, io racconto il minimo sindacale rispetto a quello che la gente vuole dal sottoscritto. E forse va meglio così, cioè che parlo un po’ meno. A me nn piacciono i manifesti e le petizioni, a cui i colleghi francesi sono affezionatissimi”. Forse, invece, sarebbe stato meglio più Paolini e meno vociare: lo spettacolo infatti risulta dispersivo e non coinvolgente: “Noi volevamo fare teatro di evasione da questa specie di rassegnazione. Di massa”. Però non colpisce abbastanza.
Durata:
Piccolo Teatro Strehler, Largo Greppi
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.
Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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