Ultima sera per entrare nel sogno di Galileo Galilei che incontra Leonardo Da Vinci
Al Teatro Oscar il testo scritto da Luca Doninelli con Marco Bersanelli, docente di astrofisica meccanica alla Statale di Milano

Recensioni

Quello di Anton Checov (1860-1904) è un teatro lento, riflessivo, che indaga la solitudine dell’anima. Sembra nutrirsi dell’ara gelida delle notti russe, in contrasto con la necessità di calore delle persone di cui il narratore di Taganrog racconta le lente e melanconiche vicende.
È chiaro che il medico-scrittore (Checov era laureato in medicina, che aveva studiato a Mosca), è un autore che chiede tutto al regista, anche per l’epoca in cui sono state scritte le drammaturgie: stava nascendo appunto il teatro di regia, e in questi testi tutti di dialogo e discernimento interiore diventa imprescindibile la chiave di lettura da dare allo spettacolo. Nello Zio Vanja (Scene di vita) in debutto nazionale e in scena al Teatro Litta fino al 28 gennaio, lo svolgimento sembra basarsi solo sulla lentezza e sulla “lotta disperata per la sopravvivenza” che tutti i personaggi incarnano: il protagonista, che dà il nome all’opera, apprende improvvisamente la decisione della famiglia di vendere la proprietà cui ha lavorato per una vita: risulta impotente e persino ridicola la sua momentanea ribellione. Deve accettare la sconfitta di fronte ai fatti, abbandonarsi al monotono trascorrere delle giornate senza speranza.
Dietro a questa sottile trama appaiono (dovrebbero apparire) e sono protagonisti (o dovrebbero esserlo) i sentimenti e le vicende personali di ciascun componente della famiglia: Zio Vanja, Piero De Pascalis, amministra la tenuta del professore, in pensione, Serebrjakov, Gaetano Callegaro, dove vive con la madre e con Sonja, Fernanda Calati, figlia di primo letto del professore. Zio e nipote vivono una vita di lavoro e di affetti silenziosi e rinuncia alle speranze segrete. Quando il professore arriva con la sua seconda moglie Elena, Margherita Caviezel, la vita di campagna viene turbata: emergono le frustrazioni di Elena, delusa dalla vanità presuntuosa del marito, ma decisa a non rispondere all’amore di Vanja e al corteggiamento del dottor Astrov, Maurizio Salvalalio, di cui è segretamente innamorata Sonja.
Il problema di tutto lo spettacolo è che agli attori manca un qualsiasi tipo di intensità e di necessità espressiva: sembrano parte di un saggio scolastico, non hanno alcunchè di immediato che arriva. Una spersonalizzazione del dramma, un’incapacità di rendere la solitudine e la condizione di anime perse, che però non è da attribuire agli attori. È il regista, Antonio Syxty, che ha diretto lo spettacolo con Claudio Orlandini, che nella vita ha fatto e fa il regista, ad affermare che “…Non avevo un’idea di regia. Non perché mi mancassero le idee, ma perché non volevo averla…”. E aggiunge: “potrà succedere che ‘la vita vera’, condivisa attraverso il teatro come destino, pratica e lavoro diventi la vita che Cechov racconta in quelle scene di campagna che io arbitrariamente (ma non tanto) ho chiamato scene di vita?”. La risposta è no: non è successo. Manca, in questo spettacolo, visibilmente la mano di un artefice della scena, che sappia dirigere e indirizzare gli animi e i sentimenti degli attori in una perdizione, certo, ma almeno corale. In cui ciascuno abbia un ruolo. E’ vero, il teatro di regia ha segnato un’epoca, che in molti casi è superata. In certi testi, però, si rende necessaria ancora una mano che crea, con gli attori, un disegno, una chiave di lettura e un progetto scenico che tiene unite tutte le vari componenti della scena.
INFORMAZIONI
MTM Teatro Litta – dall’11 al 28 gennaio
“Zio Vanja (scene di vita)” – Debutto Nazionale
di Anton Cechov
traduzione e adattamento Fausto Malcovati
da un’idea di Antonio Syxty
ORARI: martedì/sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30
PREZZI: intero € 30,00 – convenzioni € 24,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24,00 – Under 30 e Over 65 € 17,00 – Università € 17,00 – scuole di Teatro € 19,00 – scuole civiche Fondazione Milano, Piccolo Teatro, La Scala e Filodrammatici € 11,00 – Scuole MTM € 10,00 – ridotto DVA € 15,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO
DURATA: 90 minuti
Info e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45
www.mtmteatro.it, www.vivaticket.it. I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Siamo in corso Magenta, al 29. Il Teatro Litta è a pochi passi attraversata la strada. Il locale è piccolo, intimo, almeno a prima vista. Cinque-sei tavoli appena entrati, il forno a legna. Se poi si popola molto sotto c’è un’altra sala, abbastanza grande. Siamo all’Osteria Pizzeria “al 29”, come da numero civico, la parete di foto di Totò aiuta, se mai ce ne fosse bisogno, a capire ancora meglio la specificità del locale in cui siamo appena entrati: pizza e cucina napoletana. I due attuali proprietari sono una bellissima coppia, marocchino lui e egiziana lei, “ma siamo qui a lavorare dal 1987 -spiegano- Ci ha insegnato tutto il precedente proprietario, Salvatore, napoletano doc, e poi lo abbiamo rilevato noi”. Si sentono veri, autentici e spontanei depositari della cultura e tradizione culinaria italiana, riconoscenti a chi ha insegnato loro il mestiere. Un antipasto di pizza fritta margherita, un po’ più piccola di una pizza abituale, e poi orecchiette alla barese (con broccoli, aglio, acciughe e peperoncino) e un trancio di spada alla griglia, vino e un dessert a 74.50 euro. Il locale è aperto sia a pranzo che cena, la domenica dalle 12 alle 16.
Sempre aperto. Orari: luned-sabato, ore 12-15.30 e 19-23. Domenica: ore 12-16.
Indirizzo: Corso Magenta 29
Telefono: 028693069
È la risposta alla domanda “come stai”, ma anche a “come ti sei trovato?”. “Tutto bene, grazie”. Ed è facile capire perché si chiama proprio così il bistrò in corso Magenta 30: abbiamo ricevuto un’accoglienza davvero unica, professionale ma di grande ospitalità (anche autentica simpatia con News, la cagnolina che a volte ci accompagna fuori la sera). L’accogliente bistrot è suddiviso in (un po’ troppe?) salette con pochi tavoli l’una. Non si ha mai una visione d’insieme, l’integrità dello spazio non arriva. Ciò a parte qui si può venire sia per aperitivo che per dopo teatro, e la caratteristica della cucina è di prporre il meglio d tutte le ricette di tradizione romana, milanese e abruzzese. Per 13 euro abbiamo preso un calice di vino e un succo di pomodoro accompagnati da buone olive e taralli. Se si cerca un aperitivo più sostanzioso però, i posson chiedere piatti del menù come arrosticini, cacio pepe, carciofi alla romana, e altro.
Orari: Sempre aperto, ore 7.30-mezzanotte
Indirizzo: Corso Magenta 30, 20123 Milano
Telefono: 0284215056
E-mail: info@tuttobenegrazie.it
Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).
Indirizzo: via Rovello 10
Telefono: 0286462709
Website: https://ristoranteandry.com/
E-mail: andryrestaurant@gmail.com
Al Teatro Oscar il testo scritto da Luca Doninelli con Marco Bersanelli, docente di astrofisica meccanica alla Statale di Milano

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