Anche i Supereroi sono anime perse: al Grassi la nuova regia di Antonio Latella ribadisce (ma è il caso?) all'uomo la sua fragilità

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Come a messa, quando il prete nell’omelia inizia a responsabilizzare la platea sulla gravità di questo o quel peccato, così in Zorro, produzione Piccolo Teatro (e secondo atto del dittico che comprende Wonder Woman), è una nuova produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in prima nazionale al Grassi fino al 16 febbraio (dal 23 gennaio), per tutto il primo tempo Antonio Latella che firma la regia e, con Federico Bellini, anche la drammaturgia, sembra volerci ricordare quanto siamo in errore, come uomini, ad avere delle convenzioni, delle falsità, della retorica. Un elogio all’autenticità delle anime, quello auspicato dal regista, classe 1967, dal 2017 al 2020 Direttore della Biennale Teatro Venezia e come attore diretto anche da Luca Ronconi, Massimo Castri o Elio De Capitani.

Certo, questa lunga (3 ore con intervallo) predica alle buone intenzioni arriva da un esperto di teatro, verrebbe da pensare che se la può permettere. Ciononostante risulta piuttosto retorica, seppur, oltretutto, messa in bocca ad attori mascherati, fantasiosi, irreali. In una parola, dei supereroi: Michele Andrei, Paolo Giovannucci, Stefano Laguni, Isacco Venturini, infatti, travestiti con costumi che richiamano personaggi manga realizzati da Simona D’Amico, accolgono, immobili come statue, il pubblico già nel foyer. In sala la scenografia, di Annelisa Zaccheria, vede solo, sullo sfondo, una macchina per scattare fototessera. Pochi elementi per suggerire fin da subito un clima di irrealtà. Che resta l’unica costante per tutte le 3 ore di spettacolo: tra musica cantata e suonata in scena (davvero o meno) da Venturini, cactus in vaso a dimensione umana semoventi e parlanti, poliziotti immaginari che fumano canne e personaggi che tutti, senza motivo o distinzione, all’occorrenza diventano cavalli, il tema, paradossalmente, sembra quello di voler responsabilizzare l’umanità. Da una equipe di professionisti dell’assurdità (c’è anche Godot, che non arriva) viene trasmessa quella che vorrebbe essere una lezione di vita toccandone diversi aspetti: anzitutto la differenza tra ricchi e poveri. E la dignità che bisogna sempre conferire a chi non ha mezzi. Poi la difficoltà, per gli uomini, di riuscire a distinguere la Verità e l’importanza, anche per questo, di aggrapparsi alle convenzioni.

Se il primo temo serve per entrare in questo mondo surreale proposto in scena, il secondo risulta un po’ meno moralista, ma forse solo perchè si ripercorrono alcune tematiche aperte nel primo. Anzitutto il contrasto tra ricchezza e povertà, l’argomento più evidenziato, con annesso quello della dignità di chi ha meno e, lo spettacolo sembra proprio volerlo ricordare a tutti, la facilità con cui si può passare da una parte all’altra. “Chi accumula e non distribuisce sarà dannato”, si dichiara in una rilettura della “Parabola dei pani e dei pesci”. E poi anche la sensibilizzazione delle coscienze, in un forte attacco al disinteresse e alla superficialità (pecus, pecora, pecunia): vengono enunciati dati e cifre sul lavoro, la ricchezza, con allegate critiche alla pietà “che uccide, è un suicidio assistito che non aiuta nessuno”. Bravi, agili, competenti e movimentati tutti gli attori, in una prova registica di grande destrezza e persino coraggiosa. Eppure: si esce con la coscienza pulita dopo questa lavanda gastrica dell’anima? Non è detto, visto quanto si ha maledetto ciò che si stava vedendo durante lo spettacolo.  

DURATA: 180 minuti incluso intervallo

INFO. Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2. Tel. 02-21126116 – www.piccoloteatro.org

ORARI: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16; lunedì riposo.

PREZZI: platea 40 euro, balconata 32 euro

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Andry Restaurant

    Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).

    Indirizzo: via Rovello 10
    Telefono: 0286462709
    Website: https://ristoranteandry.com/
    E-mail: andryrestaurant@gmail.com

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