'Hamlet' al Piccolo Teatro, una tragedia umana coinvolgente e totalizzante

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Solitamente quando vedo che uno spettacolo dura più di tre ore non sono sicura che entrando in teatro passerò dei bei momenti. Capita infatti di assistere a interminabili prove di maestria che vogliono elogiare soprattutto il regista, che paradossalmente, spesso, è l’unico non solo assente sulla scena, ma che anche in tutto il lavoro preliminare non si è sforzato fisicamente. E, dall’altra parte, far credere agli spettatori che più si affaticano e sforzano per restare seduti in poltrona e più sono davanti a un’opera di teatro d’arte è una grande menzogna. La ricerca è qualcosa di molto più declinabile e il tempo è soltanto un elemento scenico, ma dovrebbe dipendere solo da ciò che si ha urgenza di esprimere e dal modo che si vuole utilizzare per farlo. “Hamlet” di William Shakespeare, per la regia di Antonio Latella in scena al Piccolo Teatro Studio Melato ancora fino al 30 ottobre (dal I), dura in tutto 6 ore e 35 minuti (la prima parte 210 minuti compreso un intervallo di 20 e la seconda 125 compreso un intervallo di 15. Si possono anche vedere i due tempi separatamente in momenti diversi). Ho assistito anche a spettacoli di 7-8 ore e più, ma l’idea di entrare in teatro alle 14 per uscirne alle 21 era per me già una sfida.

È bastato poco per restare subito conquistata da questo “Hamlet”, produzione del Piccolo della scorsa stagione, nonché Premio Ubu come migliore spettacolo del 2021, che torna in scena ora: Federica Rosellini, trevigiana classe 1989, diplomata all’accademia del Piccolo e con vari master, corsi musicali anche di alti livelli e scuole di specializzazione tra cui con Latella, è Amleto. Non esce di scena neanche un secondo, e assume mille toni diversi nel viso, nel corpo e nella voce per esprimere la tragedia Secentesca di Shakespeare e ancora oggi avvertita come universale. Con i suoi movimenti, le sue espressioni, le sue parole, la Rosellini diventa un Amleto credibile e disperato senza perdere un frammento della sua femminilitàPremio Ubu 2021 come migliore attrice under 35, è proprio questo elemento di contrasto uomo-donna che forse avvicina di più lo spettacolo al pubblico, lo rende universale e unico. La sofferenza di un figlio, Amleto appunto, per la morte del padre, re di Danimarca, ucciso dallo zio Claudio con la complicità di Gertrude, regina e madre di Amleto, è una sofferenza che prescinde dalle categorie.

Hamlet di William Shakespeare traduzione Federico Bellini drammaturga Linda Dalisi regia Antonio Latella scene Giuseppe Stellato costumi Graziella Pepe luci Simone De Angelis musiche e suono Franco Visioli con Federica Rosellini, Anna Coppola, Michelangelo Dalisi, Francesca Cutolo, Fabio Pasquini, Francesco Manetti, Ludovico Fededegni, Stefano Patti, Andrea Sorrentino, Flaminia Cuzzoli produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Foto © Masiar Pasquali

Eppure lo spettacolo non conquista solo per l’ottima interpretazione della protagonista: è interpretato da un cast di dieci attori di diverse età, formazione e provenienza. A tutti loro viene affidato un testo, per la traduzione di Federico Bellini, che forse è il vero protagonista di tutto lo spettacolo. Gli attori infatti, sempre visbili anche se a tratti siedono in una parte della platea a loro riservata (ricordiamo che lo Studio è a forma circolare), trasformano la parola, la rendono comprensibile nella sua poesia, la rendono corpo, in giochi teatrali continui, scambi e complicità, anche col pubblico (che in alcune parti è chiamato ad interagire). Il tutto in una scenografia (di Giuseppe Stellato) che esiste ed è preponderante nel suo essere fatta di simboli e assumee un senso solo se utilizzata dagli attori. Tra cambi di scena e di abiti, per preparare i quali il pubblico esce dalla sala, si assiste ad un crescendo di disperazione che porta alla fine alla morte anche di Amleto. In tutta questa disperazione, però, lo spettacolo lascia dei margini per l’ironia e l’interazione diretta col pubblico: insieme ai vari intervalli sono escamotage che creano una forma di equilibrio nella resa dello spettacolo che appaga lo spettatore. Non siamo solo nella tragedia, i toni sono vari. Senza dimenticare anche le idee geniali, come l’uso dei costumi di scena storici per la regia di Strehler e Ronconi che arrivano nel secondo tempo trasportati su carrelli, che creano anche momenti di gradito stupore e meraviglia. Insomma, la vita è uguale per tutti, uomo o donna. E può anche essere tragica, ma è e sarà sempre composta da elementi molteplici, e non sempre tutti negativi.

Hamlet di William Shakespeare traduzione Federico Bellini drammaturga Linda Dalisi regia Antonio Latella scene Giuseppe Stellato costumi Graziella Pepe luci Simone De Angelis musiche e suono Franco Visioli con Federica Rosellini, Anna Coppola, Michelangelo Dalisi, Francesca Cutolo, Fabio Pasquini, Francesco Manetti, Ludovico Fededegni, Stefano Patti, Andrea Sorrentino, Flaminia Cuzzoli produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Foto © Masiar Pasquali

Info: 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

Orari: da martedì a venerdì, ore 19.30 (I o II parte); sabato e domenica, ore 14 (integrale).

Lunedì riposo.

 Durata:

Prima parte 210 minuti compreso un intervallo di 20 minuti

Seconda parte 125 minuti compreso un intervallo di 15 minuti

Versione integrale 6 ore e 35 minuti, compresi due intervalli e un’ora di pausa tra la prima e la seconda parte

Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Andry Restaurant

    Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).

    Indirizzo: via Rovello 10
    Telefono: 0286462709
    Website: https://ristoranteandry.com/
    E-mail: andryrestaurant@gmail.com

Valuta questo articolo

0(0 votes)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *