Un lavoro di grande maestria e difficoltà: in L’appuntamento, ossia la storia di un cazzo ebreo, fino all’11 aprile al Teatro Franco Parenti, Marta Pizzigallo, l’attrice che interpreta la protagonista, è per tutto lo spettacolo in bilico in una scenografia complessa, di Fabio Cherstich che firma anche la regia, da un’idea di Andrée Ruth Shammah (anche le scene e i costumi sono costruiti nel laboratorio e la sartoria del Teatro Franco Parenti, musiche originali Luca Maria Baldini). La Pizzigallo negli anni è stata diretta più volte da Gabriele Lavia, Antonio Latella, Serena Sinigaglia, Elio De Capitani, Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, tra gli altri per il Piccolo Teatro di Milano e il Teatro dell’Elfo. Nel 2013 vince il Premio Hystrio alla vocazione ed è finalista ai premi Ubu 2014 come miglior attrice under 35. In televisione è nel cast della prima e della seconda stagione della serie La Compagnia del Cigno di Ivan Cotroneo.
Un curriculum che non stupisce dopo aver visto lo spettacolo, per la difficoltà dell’impresa e la maestria della performance: siamo in una specie di sala operatoria. La Pizzigallo indossa una sorta di body, lingerie, bucata e logora, a metà tra l’ex-avvenente e l’ospedaliero, per tutta la durata della piece si sorregge in equilibrio precario sullo stretto lettino: è in attesa di essere sottoposta a un intervento per un trapianto dell’organo sessuale. Vuole che il medico, il dr. Zuckerman, Francesco Maisetti, le apporti un pene circonciso. A lei, che ha avuto sogni nazisti.
Il Medico sta per quasi tutta la durata dello spettacolo immobile seduto a tre quarti di spalle rispetto al pubblico, con lo sguardo rivolto alla paziente. Due ruoli di grande difficoltà e concentrazione: uno per l’immobilità imposta fino alla fine della pièce, mentre l’attrice si muove in bilico su uno stretto lettino ginecologico e si lascia andare a una strabordante e nervosa confessione-flusso di coscienza. Siamo davanti a quella che i tedeschi chiamano Vergangenheitsbewältigung (“superamento del passato”): rimozione storica, in nome di un antirazzismo solo di facciata senza approfondimento. Che genera la grave crisi identitaria che la protagonista interpreta.
Il testo, di Katharina Volckmer, scrittrice tedesca classe 1987, è il suo bestseller d’esordio, e porta una luce contemporanea sull’eterno tema della persecuzione nazista degli ebrei, ma non solo: “noi siamo i nostri reciproci peccati, dottor Seligman” dice la protagonista, scagliando una freccia contro ogni limite all’affermazione della propria identità. E questo è l’aspetto che rende lo spettacolo veramente attuale: legge l’errore nazista con un occhio talmente lucido che allarga lo sguardo a tutti gli altri genocidi esistiti e mette in guardia sulla possibilità che si ripetano. Una confessione che auto-denuncia la necessità che oggi chiunque possa manifestare il proprio io, passando anche dall’ammissione di fantasie sessuali legate a Hitler e al nazismo, dalla descrizione di incontri di sesso occasionale nei bagni pubblici, all’impossibilità di sentirsi a proprio agio in un corpo di donna. Una storia sul tema dell’identità, fisica, del genere, ma anche culturale. La protagonista rende il pubblico testimone di un processo di distruzione di sé in nome della confusione e dell’insicurezza umana: un trapianto che vorrebbe poter rivendicare non solo l’errore razziale, ma ogni limitazione all’affermazione di un individuo nella sua identità.
SPETTACOLO CONSIGLIATO AI MAGGIORI DI 16 ANNI DI ETA’
DURATA: 1h 20’
ORARI: mercoledì 3 Aprile – 19:15, giovedì 4 Aprile – 20:30, venerdì 5 Aprile – 19:15, sabato 6 Aprile – 19:15, domenica 7 Aprile – 15:45, martedì 9 Aprile – 20:30, mercoledì 10 Aprile – 19:15, giovedì 11 Aprile – 20:30
PREZZI: SETTORE A (file A–F), intero 30€. SETTORE B (file G–S): intero 22€; under26/over65 15€; convenzioni 18€. GALLERIA (file T–ZZ): intero 18€; under26/over65 15€; convenzioni 15€
INFO: Teatro Franco Parenti, via Pierlombardo 14. Tel. 02-59995206, biglietteria@teatrofrancoparenti.it,
http://www.teatrofrancoparenti.it
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