"Il jazz è apertura verso il presente": Stefano Bollani all'Umbria Jazz con il film e poi concerto

Marta Calcagno Baldini

Ciapa'l tram

Giovedì 9 luglio, ore 21.30, l’Arena Santa Giuliana di Perugia era gremita. Nello stile dell’Umbria Jazz, dal 3 al 12 luglio scorsi per la sua Edizione 2026 (275 eventi, 80 band, 500 musicisti per 15 stage per un successo da record: oltre 40mila biglietti venduti), ovvero libero e rispettoso: si può entrare con la birretta presa appena fuori dai controlli del biglietto, si prende posto accompagnati da giovani e sorridenti ragazzi e ragazze che prestano il servizio come maschere, ci si prepara a una serata di ascolto, e soprattutto di condivisione dell’ascolto.

Come forse la musica jazz immediatamente imprime nelle persone che partecipano. Giovedì scorso, però, prima del concerto, dietro agli strumenti, ecco un megaschermo. Stava per iniziare il documentario Tutta vita, diretto da Valentina Cenni su idea del marito Stefano Bollani, milanese casse ’72, compositore, pianista, cantante, soprattutto jazzista. Dal 1996 al fianco di Enrico Rava, dal 1999 inizia a suonare con i maggiori jazzisti italiani come Paolo Fresu o Roberto Gatto. Il documentario sarà visibile anche domani, lunedì 13 luglio, alle 20, al TAM-Teatro degli Arcimboldi di Milano, segue concerto Stefano Bollani All Stars.

Tornando a Gorizia, eccoli tutti lì, Bollani con Rava, Fresu, ma anche Daniele Sepe, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni, la giovane figlia della Cenni e Rava. Le riprese mostrano il gruppo nelle sale di Palazzo Lantieri, a Gorizia, in cui è stato girato il documentario, dimora storica del XIV secolo che diede ospitalità a numerosi personaggi illustri nel corso dei secoli, tra cui Sissi, Imperatrice d’Austria. I musicisti hanno scelto di riunirsi a Gorizia, città di confine e di commistione, vicina all’Austria, ma anche alla Slovenia. È qui che si trova Nova Gorica, e, alla stazione, si supera semplicemente il confine tra le due parti dell’unica città e tra le due nazioni. Come per il jazz, che è una musica ma anche un modo di suonare insieme: incrociando, mischiando, superando e riprendendo i ritmi e i confini.

Frida Bollani Magoni durante la proiezione del documentario, credit @marta-calcagno-baldini


La scelta del Palazzo e della città dunque non sono casuali, perché l’intento stesso del documentario è portare il pubblico nel senso finale e ultimo del jazz: l’improvvisazione per costruire insieme. Tra le varie jam session che i musicisti improvvisano nel palazzo, tra le passeggiate a Gorizia, le cene tutti insieme, protagonista è la musica, certo, ma anche Frida Bollani Magoni, cantante jazz e pianista. Una ragazza giovane, 21 anni, cieca: nel vederla così realizzata e assorbita dalla musica, insieme ad altri musicisti anche molto più grandi di lei, emerge il senso finale del jazz, un linguaggio che permette di valorizzare proprio l’esistenza delle differenze sulla base di un terreno comune, concetto che Bollani e Cenni evidenziano anche nella trasmissione Via dei Matti n.0, su Rai3: “il jazz è un linguaggio musicale, più che un genere, che permette di godere di queste differenze perché esiste un terreno comune che è, oltre alla stima reciproca, la tensione verso la Bellezza e l’apertura verso il presente: la volontà di aprire la porta all’ispirazione.”, ha detto Bollani in un’intervista su lavocedinewyork.com.

Bollani con Enrico Rrava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni i concerto all’Arena Santa Giuliana lo scorso giovedì 9 luglio, credit @marta-calcagno-baldini

Un documentario che riporta allo spirito originario del jazz, ma che è anche un insegnamento per la Vita e ricalca il clima dell’Umbria Jazz Festival: dopo il film (a cui avremmo tolto la parte finale del concerto a Trieste nel Teatro Politeama lo scorso 17 febbraio 2025), tutti i musicisti salgono sul palco per un vero live, che coinvolge, emoziona e gratifica tutto il pubblico.

Info. www.umbriajazz.com, www.teatroarcimboldi.it

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