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Per la regia di Ferdinando Bruni va in scena la storia -vera- dell'icona omosessuale inglese raccontata dal suo camerino

Recensioni

Quattro attori, due coppie. Niente di più vuoto di affetto, generosità e volontà, soprattutto se il target è dei neo cinquantenni di oggi. lo spiegano Vanessa Incontrada, Gabriele Pignotta, Siddharta Prestinari e Fabio Avaro in Ti sposo, ma non troppo, commedia scritta e diretta da Pignotta e in scena al Teatro Manzoni da ieri, 21 gennaio, al 2 febbraio: sala piena, per uno spettacolo che nasce come film nel 2014, sempre scritto, diretto e interpretato da Pigotta e con lo stesso cast/compagnia.
Il tema è molto attuale: Andrea (Vanessa Incontrada) è una donna innamorata e madre devota, sconvolta dal tradimento del marito. Luca (Gabriele Pignotta), fisioterapista divorziato, si barcamena tra l’amore per sua figlia e le illusioni delle app di incontri. Carlotta e Andrea (Siddhartha Prestinari e Fabio Avaro) sposati da 15 anni, affrontano una crisi matrimoniale che mette in discussione tutto ciò che credevano di sapere sull’amore. In tutti i protagonisti emerge la paura di stare soli da un lato, l’incapacità di dimenticarsi di se stessi per fare spazio a una vita di coppia dall’altro: su questo controsenso si gioca tutto lo spettacolo, tra fraintendimenti, malintesi, non detto. Il filtro tecnologico, cellulare, app di incontri, internet, aumenta la distanza, se non tra le persone sicuramente, certamente sui loro reali intenti.
Un gioco di ruoli, uno scambio di identità in cui gli unici non considerati (neanche appaiono in scena) sono i figli. In una scenografia di ripiani e luoghi interscambiabili che richiama più appartamenti in interno ed esterno, di Alessandro Chiti, si gioca una commedia che potrebbe essere brillante, ma risulta un po’ scontata: figure troppo macchietta, troppo caratteristiche per rendere la complessità di sentimenti che si (dovrebbero) giocare in queste vite, prive di riferimenti e in balia degli eventi. A meno che l’intento non sia proprio quello di mostrare un punto di vista sulla solitudine in cui verserebbe un’intera generazione, quella dei genitori di oggi.
DURATA: 120 minuti compreso intervallo
TEATRO MANZONI, via Manzoni 42, www.teatromanzoni.it. Tel. 02-7636901
ORARI: feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30, sabato 1 febbraio ore 15,30 e 20,45
BIGLIETTI: Da martedì a venerdì Prestige € 37,00 – Poltronissima € 34,00 – Poltrona € 26,00 – Poltronissima under 26 anni € 18,00 Sabato e domenica Prestige € 41,00 – Poltronissima € 36,50 – Poltrona € 26,50 – Poltronissima under 26 anni € 18,50
Per la regia di Ferdinando Bruni va in scena la storia -vera- dell'icona omosessuale inglese raccontata dal suo camerino

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Al Teatro Franco Parenti Paolo Hendel e Lucia Vasini interpretano due anziani che cercano di vivere una nuova fase della loro vita, tra case comuni e figli irrealizzati

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