L’uso, in tutto il romanzo, del discorso indiretto libero, lo storicizza: siamo nei primi anni del Novecento, a Perugia. Siamo nel mondo di Luisa, ed. Sozogno di Marsilio Editori (2024, Venezia, 13 euro, 309 pp), universo in cui ci conduce Paola Jacobbi nel suo ultimo libro, giornalista e critica cinematografica finalista, con questo titolo, al Premio Bancarella (secondo posto), finalista Premio Asti d’Appello e al Premio Valori d’Impresa. L’autrice racconta la vita vera di Luisa Spagnoli (1877-1935), donna lavoratrice e moglie, madre e imprenditrice, che, partendo da umili origini, ha creato, negli anni, prima il marchio Perugina (ne parliamo anche qui: In visita (guidata) alla Fabbrica di Cioccolato – Milano a Teatro) rilevando una confetteria in città e poi quello di alta moda che porta il suo nome.
Ritratto di Luisa Spagnoli, photo in the public domain
Da Alessandro Manzoni a Luigi Pirandello, l’idea di riportare in terza persona i pensieri dei personaggi come se fossero loro stessi a dettarli allo scrittore (il discorso indiretto libero) è una tecnica molto utilizzata tra metà Ottocento e primi del Novecento, stessi anni in cui si svolge la vicenda umana e imprenditoriale della Spagnoli: e ciò non solo crea ritmo e varietà alle pagine, ma aiuta anche dal punto di vista letterario a sentirsi ancora più inseriti in quella stessa epoca. Anni in cui in cui eleganza, buone maniere e bellezza regnavano disturbate solo, per il momento, dalle inquietudini politiche che avrebbero portato di lì a poco allo scoppio della Prima Guerra Mondiale: “Il giorno in cui, dalla fabbrica, uscirono per la prima volta i prodotti incartati col suo nome scritto in eleganti caratteri corsivi, Luisa era ancora riluttante. Provava un certo imbarazzo e, poiché tutta quella visibilità la intimidiva, pensò sarebbe stato opportuno praticare una diversa politica di prezzo: la nuova tavoletta era un prodotto buono ma semplice, quasi austero, un po’ come lei. Era giusto, pensava, che lo potessero acquistare tutti senza farsi venire troppi grattacapi”.
Quello che esce dalla penna della Jacobbi quindi non è solo il racconto della nascita di una confetteria che, davanti allo scoppio della Guerra si trasforma in cioccolateria per l’intelligente intuizione della sua fondatrice (il cioccolato non era presente nel decreto legge che vietava il commercio di dolciumi, ritenuti merce superflua), è anche la descrizione di un’epoca e del modo d’interpretarla, moderno e grintoso, di una donna. Che non si fa abbattere dalle difficoltà storiche come la Guerra (“E chi lo fa tutto questo cioccolato? non abbiamo più nessuno. gli uomini sono partiti tutti o stanno per partire” “Assumeremo le loro mogli, le loro figlie, le loro sorelle. Lascia fare a me”), o dai drammi famigliari, come la perdita di una bambina in fasce.
Ritratto di Luisa Spagnoli, photo in the public domain
Il racconto, poi, si sviluppa intrecciando in vari capitoli la vita della Spagnoli con quella di altre persone a lei vicine, come il primo marito Annibale Spagnoli (lei da nubile si chiamava Luisa Sargentini), o Giovanni Buitoni, che diventerà direttore della cioccolateria, e Federico Seneca, responsabile della pubblicità della Perugina. E anche, saltando nel tempo, arrivando ai giorni nostri, con quella di Marina, giovane ragazza brasiliana che arriva a Perugia quasi per caso alla ricerca di lontane origini italiane, e incappa fortuitamente nella storia della vita della Spagnoli.
Per un libro che, pur essendo fin troppo generoso, a volte, nel tessere le lodi della protagonista (come del resto avviene nella miniserie, due puntate, su Raiuno Luisa Spagnoli, del 2016, con Luisa Ranieri nei panni della protagonista), ha il pregio di condurci con abilità e ritmo nel mondo e nel modo moderno e positivamente rivoluzionario con cui la protagonista lo ha affrontato. Che ha prodotto frutti ancora oggi vivi.
Paola Jacobbi presenta il suo libro “Luisa”, credit @PaolaJacobbiCopertina del libro “Luisa” realizzata in cioccolato, credit @PaolaJacobbi
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