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Uno spettacolo che parte lentamente, nel buio di un tribunale, e che non trova la luce: Atti Osceni, di Moises Kaufman (Caracas, 1963), è infatti il racconto dei tre processi che portarono alla condanna di Oscar Wilde a due anni di lavori forzati per gross public indecency nel 1895. In scena al Teatro Elfo Puccini ancora solo stasera e domani, domenica 4 febbraio, per la regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, la produzione dell’impresa sociale in corso Buenos Aires 33, fa luce su un Oscar Wilde forse diverso da quello che si è abituati a immaginare: interpretato da Giovanni Franzoni, infatti, il protagonista risulta lontano dall’inseguimento dei piaceri e della bellezza che hanno contraddistinto la sua vita artistica, poetica e reale, rendendolo un perfetto rappresentante dell’edonismo. Dopo L’importanza di chiamarsi Ernesto, sempre per la regia di Bruni e De Capitani, e che è stato in cartellone dal 12 dicembre al 12 gennai scorsi, con Atti Osceni l’Elfo Puccini ha creato un affresco dedicato a Oscar Wilde.
Nel buio continuo della scena, in cui si muovono altri 8 attori, tutti vestiti di nero, nei ruoli di avvocati e giudici del processo, e Riccardo Buffonini come Alfred Douglas, detto Bosie l’amante di Wilde che durante i processi fu mandato a Parigi per evitare ogni coinvolgimento, l’edonismo del protagonista si trasforma in una capacità di autocontrollo che niente ha più a che fare con una rincorsa alla bellezza in senso puramente estetico. Wilde si dimostra infatti coraggioso, lineare, coerente e moderno: per lui l’omosessualità non è una colpa, al contrario lo è imporre il puritanesimo ad un artista.
Wilde è coraggioso e filosofo, incarna i suoi ideali rendendoli concreti e tangibili: perché condannare un amore omosessuale, anche tra un uomo adulto e un giovane? In un rapporto nascono scambi, idee, la gioventù diventa nutrimento par l’anziano, che però restituisce con l’esperienza e la potenzialità di guida: non ci sono “atti osceni” né colpe, al contrario nello scambio c’è arte e l’arte è salvifica per l’uomo. Concetti illuminanti, troppo moderni e di una complessità inaccessibile per i tempi dell’Inghilterra Vittoriana di fine ‘800. E oltre, dato che l’omosessualità non è più un reato in Inghilterra dal 1982: tra il primo processo e il terzo tutti i personaggi compiono un’involuzione. Wilde rimane fermo nelle sue convinzioni di ragione, ma se all’inizio del processo è certo di raggiungere un riscatto finale, nel lungo protrarsi della sua vicenda giudiziaria è sempre più stanco e deluso. Anche l’accusa arriva stremata alla fine. Una stanchezza che, agli occhi degli spettatori, risulta dannatamente evitabile.
Un testo molto coinvolgente, per uno spettacolo che parte lentamente, ma che nel secondo tempo si anima e riesce a tradurre con efficacia e grazie alla bravura della maggior parte degli attori, in particolare del protagonista, la modernità dei concetti che porta avanti.
DURATA: 2 ore e 20 minuti con intervallo
Teatro Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33, Milano
Orari spettacolo: martedì, mercoledì, giovedì e sabato ore 20.30 venerdì ore 19.30 | domenica ore 16.00
Prezzi: intero € 34 / <25 anni € 15 / >65 anni € 18 / online da € 16,50
Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021
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