A Teatro sotto Natale 3- Solo fino al I gennaio. Cambi di scena, di costume, musica e balli: ma non c'è solo divertimento

Marta Calcagno Baldini

Ciapa'l tram

“Io ero lo stesso, da donna ho tirato fuor la mia parte migliore”: no, Tootsie non è un film, del 1982, con Dustin Hoffman nel ruolo del protagonista doppiato da Ferruccio Amendola per la versione italiana e diretto da Sydney Pollack, non è un film sull’omosessualità o la transessualità, temi oggi molto di moda. Nella scena finale Hoffman spiega a Julie (Jessica Lange) il motivo del suo lungo inganno: “ho finto di essere una donna per lavoro, non volevo ferire alcuno”. Siamo nel mondo degli attori: precario, altalenante e sempre speranzoso di successo. Hoffman è Michael Dorsey, un interprete di talento che però è disoccupato. Pur di avere una parte in una soap opera si finge donna, Dorothy Michaels, e la ottiene. Il film racconta la sua doppia vita, tra iperboli, cambi di ruolo immediato, innamoramenti, fraintendimenti e nascondigli.

Da oggi, 26 dicembre, fino al I gennaio, Tootsie è in scena al Teatro Manzoni in una versione da commedia musicale firmata, nell’adattamento, da Massimo Romeo Piparo, regista, produttore e autore (da Jesus Christ Superstar a Evita, a My Fair Lady fino a Billy Elliot, Cats e Matilda). Suo il merito di aver creato una coppia artistica che si dice molto affiatata: Paolo Conticini – già protagonista acclamato di successi come Mamma Mia! e The Full Monty– nel ruolo di Tootsie e Enzo Iacchetti nel ruolo di Jeff, l’amico e convivente di Michael, che nulla dovrà sapere della sua doppia identità. Eppure sarà proprio lui, uno squattrinato ma navigato scrittore che per sopravvivere gestisce un ristorante, a metterlo di fronte alla realtà, facendogli realizzare che mantenere quel successo come attrice sarà molto più difficile di quanto si possa aspettare. “Il mio personaggio cresce con me -ha detto Iacchetti alla presentazione dello spettacolo-: altrimenti difficilmente l’avrei accettato. Non mi spaventa il confronto col film, e nemmeno con la nostra cultura teatrale italiana che non è abituata a questi spettacoli”. In effetti lo afferma dopo il grande successo ottenuto nei panni di Zazà ne Il Vizietto (2024), sempre per la regia di Massimo Romeo.

Conticini ha dovuto lavorare molto sul suo personaggio: “è uno spettacolo complesso, per costruire il mio personaggio mi sono ispirato a tutto, ma poi il filtro sono io”. Un cast di 9 attori oltre ai due protagonisti, e un ensamble di altri 9 ballerini: “c’è un retropalco che nessuno si immagina -rivela Iacchetti-. Tra tecnici, attori, cambi di scena le persone al lavoro sono davvero tante”. Conticini è pronto allo sforzo: “sono molto ben rasato in scena, truccato, parrucca e reggiseno. E  porto gli occhiali da vista: questo mi aiuta ad essere vicino ad una donna. Indosso anche il busto e devo fare davvero tanti cambi di abito”. Ma non è solo un’interpretazione. Il lavoro su questo personaggio gli ha dato molto: “credo che ogni uomo dovrebbe approfondire la sua parte femminile, si capirebbero molte cose in più: gli uomini dovrebbero mettersi più spesso nei panni di una donna“.

Tra ballerini, cambi di scena, musica e canzoni, non c’è da aspettarsi uno spettacolo di solo divertimento, il senso che si vuole trasmettere è profondo: “la commedia è pervasa da un clima un po’ cinico -rivela Piparo-. Io nel fare l’adattamento sono stato molto attento a rendere questo. E devo dire che gli attori si impegnano molto per rendere questa chiave, in particolare Enzo e Paolo grazie alla complicità che hanno saputo creare fra loro”.

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