Pochi giorni per vedere "Lazarus", l'ultimo spettacolo che ideò David Bowie prima di morire

Marta Calcagno Baldini

Ciapa'l tram

Meglio dire cosa non è “Lazarus”, l’opera rock di David Bowie e Enda Walsh, presentata e prodotta da ERT / Teatro Nazionale in esclusiva per l’Italia e in scena al Piccolo Teatro Strehler da martedì 23 a domenica 28 maggio.  “Lazarus”, per la regia del direttore di ERT Valter Malosti, non è uno spettacolo jukebox con tutti i maggiori successi di Bowie, 140 milioni di album venduti in vita.

In scena due orchestre contemporaneamente suonano musiche dell’artista inglese morto a 69 anni a New York per eutanasia a causa dell’aggravarsi di un tumore al fegato. In scena Bowie è interpretato da Manuel Agnelli, front man degli Afterhours, milanese, 57 anni: “Bowie è quanto di più difficile si possa rappresentare -dice-. Anche perché in questo spettacolo ‘Lazarus’ per lui significa molte cose”. Aldilà della Bibbia, che non è evocata, Bowie voleva intendere “anzitutto Emma Lazarus -continua Agnelli-, la poetessa americana vissuta nella seconda metà del 1800, donna attiva contro le minoranze religiose e non solo”. E in questo spettacolo nonostante la corporatura alta e magra, i capelli lunghi e la voce possente, Agnelli-Bowie rappresenta una/tutte le minoranze: il testo è stato scritto dall’artista poco prima della sua scomparsa, insieme al drammaturgo irlandese Enda Walsh ed è considerato “il regalo d’addio di David Bowie al mondo”.

Su una scena possente, in cui su due lati del palco si muove un’orchestra di musicisti rock, Bowie sta nel mezzo: balla, canta, si muove. E’ piegato dalla malattia, ma la volontà di raccontarsi supera ogni fatica. Come se si trovasse su una navicella spaziale lanciata verso il futuro, e quello che sta mettendo in scena è il suo fantastico testamento creativo. Nella versione di Bowie e Walsh, infatti, il cantante è un alieno, ed è ancora prigioniero sulla Terra, sempre più isolato nel mondo, chiuso nel suo appartamento, in preda alla depressione e vittima dei suoi fantasmi e della dipendenza dal gin.

In questa situazione disperata Newton/Bowie (Thomas Geron Newton era anche il personaggio interpretato dal cantante nel film “L’uomo che cadde sulla terra”) riceve segnali dal passato attraverso la TV, capta visioni del futuro generate dalla sua mente, mescola realtà e sogni ad occhi aperti. I tempi si fondono tra presente e futuro.

Irreale e vero, fantasioso e complesso, questo spettacolo restituisce un mondo, quello dell’artista inglese. Agnelli, solista ai primi posti delle classifiche con l’album “Ama il prossimo tuo come te stesso” (2022) si dimostra un artista versatile approdando al teatro dopo la tv, il cinema e la radio. E’ affiancato da Michela Lucenti, cantautrice e polistrumentista vincitrice della XIV edizione di X-Factor Italia Casadilego e dalla coreografa e danzatrice. Sarà reale o è una presenza nella mente del cantante?

Vari personaggi, brave le ballerine, si aggirano nello spazio claustrofobico del suo appartamento, ma non si sa se siano veri o fantasie. Sul palco le due orchestre sono separate da un mega schermo, che però a ben guardare è solo un telo dietro cui si muovono gli attori, passando continuamente dalla dimensione reale, visibile direttamente in scena, a quella di un altro mondo ancora che qui si consuma. Per un lavoro complesso, che è molto di più di una semplice proposizione di cover del cantante. Si rappresenta un senso dell’esistenza diverso, nuovo, unico: per questo Newton/Bowie pare un alieno.

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