Il Teatro Leonardo apre la stagione con uno spettacolo dello scorso anno. Che resta in cartellone per un mese. Un controsenso? Apparentemente sì, ma, ad approfondire, si capisce il valore di questa operazione. La commedia, in scena da ieri (20 settembre) fino al 22 ottobre, è “La cena dei cretini” di Francis Veber, il francese giornalista, romanziere, sceneggiatore per teatro e cinema. Protagonisti nientemeno che Nino Formicola (anche regista) e Max Pisu, insuperabile nel ruolo di François Pignon, contabile al Ministero delle Finanze e appassionato costruttore di modellini con i fiammiferi. Formicola, che nel duo comico “Gaspare e Zuzzurro” era il primo, vuole ricordare con questo spettacolo Andrea Brambilla (Zuzzurro), collega, amico nonché cognato mancato nell’ottobre 2013. E il Leonardo replica questa produzione quindi a inizio stagione anche per celebrare l’amicizia tra Formicola e Brambilla.
Del resto la commedia, nella efficace traduzione di Filippo Ottoni, è l’ideale per una serata in compagnia, leggera ma di grande profondità e sensibilità umana. Non sarà un caso che il teatro ieri, alla Prima, fosse popolato di gruppi di giovani e di amici: uno studio dimostra addirittura che l’80% dei nativi digitali (Generazione Z, nati tra il 1997 e il 2012) sceglie una serata a teatro come cornice per un primo appuntamento.
La scena si svolge tutta nel salotto di casa di Pierre, Formicola, importante editore parigino: sta preparandosi per uscire. È la serata di una delle “Cene dei cretini” che organizza con il suo gruppo di amici pseudo intellettuali e snob. Appositamente, di sera in sera, coinvolgono un estraneo al gruppo che a sua insaputa viene invitato per diventare lo zimbello della tavolata. Perché magari ha una passione che il gruppo ritiene degna di essere segretamente derisa, o svolge un lavoro secondo loro in grado di farli divertire. Pierre sta aspettando l’arrivo Pignon per un aperitivo a casa sua prima di recarsi insieme alla cena. A parte i ruoli complementari, Alessandra Schiavoni (moglie di Pierre), Pietro De Pascalis e Claudio Intropido, personaggi che aiutano lo svolgersi della vicenda nel secondo tempo, l’intero spettacolo è soprattutto un delicato quanto implacabile confronto tra Pierre e François, con particolare efficacia di quest’ultimo: l’aperitivo presto diventa un momento per far capire ai due che la sfida è tra loro. Decidono di restare a casa, ma scoperchiano con il loro stare fermi a parlare innumerevoli altre vite.
E così questo salotto diventa un ring, dove confrontandosi spuntano verità nascoste. Pierre si crede superiore intellettualmente a François, e inizialmente è divertito della sua posizione sbeffeggiatrice. Ma presto, tra mogli che all’improvviso tornano a casa e amanti che suonano al campanello, legali che conoscono verità insospettabili e amici che intervengono cercando di dare manforte a Pierre, i ruoli si ribaltano. Il “cretino”, con la sua innocenza, spontaneità e fiducia nel prossimo, scoperchia i calcoli degli altri per un finale inaspettato in cui trionfa a verità e la libertà. Per più di due ore di spettacolo (intervallo compreso), ma in cui non si riesce a staccare gli occhi e la mente, tra le risate, dal palco.
Sempre aperto. Questa la prima caratteristica. Non è solo un ristorante, l’Upcycle, in via Ampere 59. Di giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, è uno spazio per leggere, lavorare, soprattutto per studiare. E poi è un bike-caffè, ovvero uno spazio dedicato agli appassionati di bicicletta. Qui ci si trova, si organizzano gite, riunioni di ciclisti: “a Milano non ce n’erano -racconta con gentilezza e sprint Annemieke, olandese, che arriva in Italia nel 2013 per amore, si sposa e qui si stabilisce. Nello stesso anno apre il locale, che porta avanti una filosofia-. E poi qui si fa “upcycling”, ovvero quel processo di conversione di materiale di scarto o prodotti apparentemente inservibili in nuovi materiali o prodotti di migliore qualità”. E allora si inizia a notare che il lungo tavolo in mezzo al locale è realizzato con vecchie assi da cantiere e tubi idraulici. In tutto il locale si trovano biciclette riconfigurate ad arredo. Lo stesso immobile era un garage, e lo si capisce dalla salita tipica in cemento che dalla strada porta nel locale, ora arredata con ruote di bici sul muro e con la presenza anche di tavoli sull’altro lato. In cucina i prodotti sono tutti freschi e di stagione, per un menù molto ampio perché copre tutti e tre i pasti. La sera e a pranzo si possono assaggiare quiche, zuppe e creme, baccalà, aringa e salmone. O arrosti e spezzatini, oltre all’originale hamburger Upcycle. Nel complesso è una cucina molto leggera, che passa dai mini piatti (tartare di pesce del giorno, 13 euro. Polpette vegane, 9 euo. Pollo in sala curry e cocco, 11 euro), a “I completi”, sorta di piatto unico (bowl di formaggio di capra, con couscous olive nere e mandorle tostate, 15 euro. O melanzana arrosto, 13 euro. O l’Upcycle Burgher, d fassona e ben condito, 16 euro, e latro). Il tutto è cucinato con prodotti di stagione, dalla colazione al brunch, dal pranzo alla cena. In qualunque momento della giornata si possono gustare caffè e the da accompagnare con biscotti e torte fatte in casa, bere vino, birra e pastis artigianale. L’acqua è alla spina, gratis, anche in modalità self sempre disponibile per chi è lì durante il giorno a studiare: “tranne nel weekend -conclude Annemieke-: sabato e domenica siamo aperti, ma lo spazio è dedicato allo svago”.
Indirizzo: via Ampère, 59 Telefono: 0283428268 Website: https://upcyclecafe.it/ E-mail: info@upcyclecafe.com
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Marta Calcagno Baldini
Ciapa'l tram // 24 Maggio 2026
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