In una Roma sotto i bombardamenti e le leggi razziali della Seconda Guerra Mondiale, Franca Penone è una Ida Ramundo come probabilmente la maggior parte di chi ha letto il romanzo la immaginava: maestra ebrea, si orienta nei dolori e le incertezze che è costretta a vivere con una maturità e un controllo ammirevoli. Vedova del marito, da cui ebbe Nino, Alberto Onofrietti, il primo figlio, e poi violentata da un soldato tedesco ubriaco da cui nacque Giuseppe, Useppe, interpretato da Francesco Sferrazza Papa, è una donna aggrappata a ciò che le rimane. Non si lamenta, non si guarda indietro, non cerca di cambiare il suo destino. Il piccolo Useppe è la sua occupazione quotidiana, mentre Nino vive il suo destino da combattente, prima fascista e poi partigiano.
Da sinistra: Francesco Sferrazza Papa, Franca Penone e Alberto Onoffrietti, credit @TeatroFrancoParenti
In un mondo schiacciato dal potere e dal suo uso irrispettoso verso le vite di tutti, quella a cui si assiste è la lotta di una donna non solo per la vita sua e dei suoi cari, ma anche per mantenere una dignità e una quotidianità come forma di rispetto verso se stessi e d’insegnamento per i figli.
A Onofrietti il ruolo complesso del figlio, grande abbastanza per dover essere non solo testimone degli sfaceli della sua epoca, ma anche parte attiva in essi: prima parte in guerra da convinto fascista, poi deluso diventa partigiano. Rispetta la madre e ama Useppe, il fratello. Interpretato da uno Sferrazza Papa che riesce a restituire l’essenza di ciò che significa essere bambini, e nati in quel duro momento storco.
Per un finale tragico, a Guerra terminata. Che sembra aver reso inutili gli sforzi di Ida nell’insegnare, con il suo esempio di tenacia, l’amore per la vita a Nino. E poi, per epilessia, che le strappa anche Useppe per sempre. Eppure, in tutta questa tragica verità così bene resa in scena, nonostante l’amarezza che si prova durante lo spettacolo vedendo le vite dei protagonisti distrutte dalla debolezza umana, lo spettacolo ci ricorda che qualsiasi condizione può essere resa dignitosa dall’amore, e che il dolore ha sempre senso di essere vissuto.
DURATA: 1 ora e 20 minuti
INFO: Teatro Franco Parenti, Biglietteria via Pier Lombardo 14. 02-59995206 biglietteria@teatrofrancoparenti.it, www.teatrofrancoparenti.it
Indirizzo: Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo, 14, 20135 Milano Telefono: 393440101739 E-mail: prenotazioni@gudmilano.com
VINO Enoteca con mescita
Ubicato praticamente davanti al teatro Franco Parenti. E’ un locale piccolo, che si riempie facilmente, arredato in modo rustico ma elegante. Pochi tavolini in esterno. Presenta una buona scelta di vini e si possono consumare piatti anche veloci come taglieri. Non chiedete solo un bicchiere di vino con le patatine perchè berrete soltanto.
Un nome e un programma. O meglio un sale, il “Maldon”. Il logo di “Salt”, il ristorante in via Pierlombardo 23, è infatti il rombo che rappresenta i cristalli di sale pregiati della città inglese dove viene prodotto, situata sull’estuario del fiume Blackwater. E’ quasi l’unica nota anglosassone che si trova nell’elegante sala vicina al Parenti, che ha anche un ampio spazio esterno: il ristorante offre infatti una gustosa cucina italiana, piatti gustosi e ricette varie. E pensare che lo chef, Steven Walters, è inglese, o meglio scozzese di Edimburgo, ecco da dove ha origine la passione per il Maldon. “Ho conosciuto la mia futura moglie fuori da una discoteca nella mia città , ci siamo innamorati”. Ora tutta la famiglia (bambino e genitori di lui, “solo mio fratello e mia sorella sono rimasti in Scozia”) si è trasferita a Milano. Si può dire che il locale goda della straordinaria affabilità , cortesia e gentilezza di Steven, qualità che si riscontrano anche nell’arredamento, contemporaneo, ma semplice e raffinato, e le ricette proposte gli corrispondono. Al giovedì sera musica live. Prezzi nella norma.
Indirizzo: via Pier Lombardo 23 Telefono: 3425113260
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