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Già nel titolo di William Shakespeare c’è la chiave di lettura: Sogno di una notte di mezza estate è la descrizione di una fuga, di un allontanarsi dalle responsabilità della vita da parte di un gruppo di giovani. Non è un caso che Carmelo Rifici, direttore della Scuola di Teatro ‘Luca Ronconi’ del Piccolo, l’abbia scelto come spettacolo per il diploma dei 24 attori (13 ragazzi e 11 ragazze) del suo corso di quest’anno, per la sua regia in scena dal 29 novembre al Piccolo Teatro Studio Melato fino al 22 dicembre.
Un gruppo di artigiani vuole mettere in scena la Tragedia di Priamo e Tisbe per onorare le nozze del Duca di Atene, Teseo e Ippolita, regina delle Amazzoni. Peccato che questo matrimonio sarà ritardato: a Teseo si presenta Egeo, padre di Ermia, con due pretendenti della figlia: Lisandro e Demetrio. Egeo preferisce Demetrio, anche se Ermia vorrebbe sposare Lisandro. Ecco perché Egeo si rivolge a Teseo: per chiedergli consiglio su quale dei due pretendenti preferire. Secondo il Duca la giovane deve rispettare l’autorità paterna, pena la morte o il convento. Ecco perché Ermia e Lisandro decidono di scappare quella notte. Una fuga che sarebbe stata necessaria per coronare un sogno d’amore. Come sempre in Shakespeare varie ulteriori vicende si attorcigliano su questa, “dando origine a un articolato labirinto in cui si sviluppa un intreccio di affetti non corrisposti” dichiara Rifici.
Per dare un ruolo a tutti i 24 ragazzi il regista si è impegnato in un lavoro di riscrittura che ha affidato a Riccardo Favaro, il quale ha riletto l’intera drammaturgia in chiave contemporanea. “La mia è una scrittura originale che va a inserirsi su Shakespeare -ha spiegato il drammaturgo-. Il mio tentativo è di rispettare la sua letteratura, e intervenire con umili versi per cogliere con parole nuove l’umanità e la sofferenza che gronda da certe porte che tenti di aprire e poi devi chiudere”. Umili o meno, sicuramente la lettura di Favaro evidenzia la precarietà in cui vivono i ragazzi oggi e ciononostante la profondità dei loro sentimenti e l’affanno, l’avventatezza, il disordine con cui li manifestano.
Lo spettacolo risulta recitato con passione e coinvolgimento, si vede che i ragazzi sentono da vicino la materia che stanno trattando e si impegnano nella restituzione della precarietà e l’aridità di libera scelta in cui si devono muovere. Che è simboleggiata anche dallo spazio scenico, di Paolo Di Benedetto, caratterizzato da un pavimento ricoperto di terra marrone. Non il bosco, quindi, in cui scappano Ermia e Lisandro per sposarsi (inseguiti da Demetrio, anche lui innamorato di Ermia, e Elena, che era l’amente di Demetrio e spera di riconquistarlo), ma un campo vuoto in cui andare a rincorrere i propri desideri e passioni. Belli i costumi, di Margherita Baldoni, sofisticati abiti che rispecchiano da un lato la ricchezza originaria, materiale, dei protagonisti dall’altra la loro povertà, o debolezza, quanto a strumenti per affrontare la vita.
Se nel complesso il lavoro risulta abile nel valorizzare il potenziale di ogni attore, non si può dire sia già uno spettacolo corale e completo da Piccolo Teatro: la drammaturgia non è interpretata in modo chiaro e coinvolgente da tutti gli attori, e fra loro ci sono differenze qualitative (da notare Caterina Sanvi, ad esempio, molto efficace nel ruolo di Ippolita il martedì, giovedì e sabato -per dare spazio a tutti nello stesso modo le parti vengono scambiate-). Durante lo spettacolo gli attori suonano, anche, dal vivo e cantano musiche appositamente scritte da Federica Furlani: per un lavoro di grande impegno e energia, che vuole anche essere attuale e vicino ai giovani di oggi. Da prendere con affetto e incoraggiamento, nonostante a volte le 3 ore e 30 minuti risultino un po’ eccessive.
DURATA: 3 ore e 30 minuti
INFORMAZIONI: Piccolo Teatro Studio Melato, via Rivoli 6. Tel. 02-21126116, www.piccoloteatro.org
ORARI: martedì-venerdì, ore 19.30. Domenica, ore 16. Lunedì, riposo. Sabato 7 e domenica 8 dicembre, riposo.
PREZZI: platea, 40 euro. Balconata, 32 euro
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