Corrado D'Elia riscrive, dirige e interpreta un trascinante Novecento al Litta

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Passi che la recitazione è forse un po’ troppo timbrata, con un tono generale che ricorda i film americani doppiati in italiano. Passi, anche perché infondo la vicenda è ambientata proprio negli Stati Uniti. Per la precisione sulla Virginian, la nave che, negli Anni Venti, tra le due Guerre, faceva la spola continua dall’Europa all’America. E passi perché quella di Corrado D’Elia in “Novecento”, che ha debuttato al Teatro Litta il 6 dicembre dove prosegue fino al 18, è una vera e propria prova di maestria attoriale, registica e drammaturgica

Solo, su una scena, di Francesca Marsella, di pochi elementi simbolici, infatti, l’attore milanese per un’ora e mezza circa di spettacolo riesce a interpretare tutte le parti che compongono la vicenda ideata e scritta da Alessandro Baricco nel suo omonimo romanzo: si narra la storia quasi irreale di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, “il più grande pianista del mondo”, nato su una nave e lì vissuto per tutta la vita, senza scendere mai. Abbandonato da neonato proprio sul pianoforte a coda presente in Prima Classe, Novecento viene adottato da un fuochisa dell’equipaggio che ha trovato il piccolo e a cui dà il suo stesso nome, Danny Boodman, e a cui aggiunge il soprannome numerico perché tutto avveniva nei primi anni del XX secolo e quello della marca, T.D Lemon, di limoni della cassetta in cui il bambino era stato trovato. 

Lo spettacolo porta il pubblico sulla nave e, anno dopo anno, facendo avanti e indietro tra l’Europa e l’America, si segue tutta la vita di Novecento: dalla sua infanzia con il Boodman senior, che però poi morirà quando Novecento ha 8 anni, fino alla sua vita da adulto, sempre passata sulla nave. Scopre il pianoforte per caso da bambino, impara da autodidatta. Ha un talento naturale e una passione vera: suonando sempre sulla Vrginian, la sua fama si diffonde negli Stati Uniti. Mille storie si intrecciano con quella d Novecento, sempre interpretate da D’Elia: da quella del trombettista che sale sul Virginian per suonare nell’orchestra e qui conosce Novecento, fino a quella di Jelly Roll Morton, jazzista di fama internazionale che dal Continente ha comprato un biglietto per la traversata sul Virginian solo perché ingelosito della fama di Novecento e desideroso di confermare a se steso che ne sa reggere il confronto. L’amore? “Una donna è un viaggio troppo lungo”. E scendere? Novecento ci prova, una sola volta nella sua vita. Ma non riesce: “La terra è una nave troppo grande”.Un protagonista che, come il Cirano sempre interpretato da D’Elia, l’antieroe per eccellenza, si distanzia dalla smania di apparire che caratterizza i nostri giorni: “Ho sfilato la mia vita dai miei desideri”. Sono scelte anche queste. Si racconta un uomo che fa della verità il primo valore, a costo di ammettere le proprie debolezze e conviverci spudoratamente. E non scenderà neanche quando la nave ormai in disamo verrà portata al largo e fatta saltare con la dinamite.

Info: da martedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30

Corso Magenta 24, tel. 02-8055882, www.mtmteatro.it, info@mtmteatro.it 

durata dello spettacolo: 90 minuti 

Info e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45

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Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Osteria Pizzeria "Al 29"

    Siamo in corso Magenta, al 29. Il Teatro Litta è a pochi passi attraversata la strada. Il locale è piccolo, intimo, almeno a prima vista. Cinque-sei tavoli appena entrati, il forno a legna. Se poi si popola molto sotto c’è un’altra sala, abbastanza grande. Siamo all’Osteria Pizzeria “al 29”, come da numero civico, la parete di foto di Totò aiuta, se mai ce ne fosse bisogno, a capire ancora meglio la specificità del locale in cui siamo appena entrati: pizza e cucina napoletana. I due attuali proprietari sono una bellissima coppia, marocchino lui e egiziana lei, “ma siamo qui a lavorare dal 1987 -spiegano- Ci ha insegnato tutto il precedente proprietario, Salvatore, napoletano doc, e poi lo abbiamo rilevato noi”. Si sentono veri, autentici e spontanei depositari della cultura e tradizione culinaria italiana, riconoscenti a chi ha insegnato loro il mestiere. Un antipasto di pizza fritta margherita, un po’ più piccola di una pizza abituale, e poi orecchiette alla barese (con broccoli, aglio, acciughe e peperoncino) e un trancio di spada alla griglia, vino e un dessert a 74.50 euro. Il locale è aperto sia  a pranzo che cena, la domenica dalle 12 alle 16.

    Sempre aperto. Orari: luned-sabato, ore 12-15.30 e 19-23. Domenica: ore 12-16.

    Indirizzo: Corso Magenta 29
    Telefono: 028693069

  • Tutto bene, grazie

    È la risposta alla domanda “come stai”, ma anche a “come ti sei trovato?”. “Tutto bene, grazie”. Ed è facile capire perché si chiama proprio così il bistrò in corso Magenta 30: abbiamo ricevuto un’accoglienza davvero unica, professionale ma di grande ospitalità (anche autentica simpatia con News, la cagnolina che a volte ci accompagna fuori la sera). L’accogliente bistrot è suddiviso in (un po’ troppe?) salette con pochi tavoli l’una. Non si ha mai una visione d’insieme, l’integrità dello spazio non arriva. Ciò a parte qui si può venire sia per aperitivo che per dopo teatro, e la caratteristica della cucina è di prporre il meglio d tutte le ricette di tradizione romana, milanese e abruzzese. Per 13 euro abbiamo preso un calice di vino e un succo di pomodoro accompagnati da buone olive e taralli. Se si cerca un aperitivo più sostanzioso però, i posson chiedere piatti del menù come arrosticini, cacio pepe, carciofi alla romana, e altro.

    Orari: Sempre aperto, ore 7.30-mezzanotte

    Indirizzo: Corso Magenta 30, 20123 Milano
    Telefono: 0284215056
    E-mail: info@tuttobenegrazie.it

  • Andry Restaurant

    Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).

    Indirizzo: via Rovello 10
    Telefono: 0286462709
    Website: https://ristoranteandry.com/
    E-mail: andryrestaurant@gmail.com

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