“Togliere al corpo l’ovvietà quotidiana”, trovare un “faticoso equilibrio di lusso”: questo fa l’attore di teatro secondo Eugenio Barba, 1936, Gallipoli. “Nell’età della memoria elettronica, del film, della riproducibilità, lo spettacolo teatrale si rivolge alla memoria viva, che non è museo, ma metamorfosi. Questa relazione lo definisce”. Perché “fare teatro vuol dire praticare un’attività in cerca di senso”. E “sono gli uomini e le donne che lo fanno”: non i luoghi. Pochi estratti da La canoa di carta (Il Mulino, 1993, Bologna, 264 pp), il libro che definisce l’idea del teatro per Eugenio Barba, una vita di viaggi e esperienze dirette: da mozzo addetto alle macchine su un cargo e una petroliera norvegesi con scali in Africa, Asia, America Latina, e America del Nord. All’Università di Oslo, in cui si laurea in Letteratura Francese, Norvegese e Storia delle Religioni. Norvegia, Polonia, India, passando per sei mesi vissuti in un kibbutz in Israele. E poi gli studi in Polonia a Opole con Jerzy Grotowski, fino al 1964, quando fonda l’Odin Teatret a Oslo, in Norvegia, per spostarsi due anni dopo a Hostelbro in Danimarca: qui tutt’ora ha sede e lavora l’Odin, con un Eugenio Barba che nel frattempo di anni ne ha 88, ma ne dimostra 60.
Eugenio Barba, Ista-Favignana, ottobre 2021, credit @FrancescoGalli
Quanti ne ha il suo Odin Teatret: lo abbiamo incontrato al Menotti, dove dal 12 al 17 marzo si celebra l’importante compleanno della nascita del suo teatro. Eppure lui, intervistato da Milanoateatro sulle influenze nella sua arte di Kantor e Grotowskij, Stanislavskij e Mejerchol’d, Craig, creatori di quelli che Barba chiama il teatro di transizione, che si ispira anche al concetto dell’ikebana giapponese, “far rivivere i fiori recisi”, ovvero stilizzare il corpo per aggiungere bellezza e senso, dice “Io sono un epigono”. Ovvero “sono un umile discendente”. Tutto da verificare.
The Deaf Man’s House – Odin Teatret
La residenza milanese della straordinaria Compagnia di Holstebro, guidata dal visionario maestro Eugenio Barba, per sei giorni permetterà al pubblico di partecipare a workshop, masterclass, lezioni, film e spettacoli teatrali dal mattino alla sera in esperienze irripetibili, per vedere direttamente e vivere la sperimentazione che l’Odin porta avanti. Tutti gli incontri sono strutturati in modo interattivo, permettendo ai partecipanti di immergersi nell’universo teatrale di Barba attraverso discussioni, dimostrazioni pratiche e sessioni di domande e risposte, un approccio partecipativo necessario a favorire un coinvolgimento diretto con gli artisti.
La seconda sera del programma, mercoledì 13 marzo, dopo a Masterclass del mattino con Tage Larsen, attore e regista dell’Odin, alle 20 è andato in scena Ave Maria- La Morte si sente da sola. Cerimonia per l’attrice Maria Canepa, in scena Julia Valery, moglie e compagna di vita anche nel lavoro di Eugenio Barba, che firma la regia. Uno spettacolo in cui la Valery celebra l’amicizia con Maria Canepa, l’attrice italo-cilena (nasce nel 1921 nel Nord Italia) morta nel 2006 a Santiago affetta da Alzheimer. A fine spettacolo la Valery non esce a raccogliere gli applausi: troppo duro il lavoro. La stanchezza è eccessiva. Anche questo è l’Odin: “Il mio viso non si vede mai durante lo spettacolo Ave Maria. In buona parte sono nascosta sotto la maschera di Mr Peanut, un teschio, e durante il resto sono coperta da un velo e un grande cappello nero. Rappresento la Morte- specifica l’attrice-. Non si deve vedere la mia pelle viva, mi spiega il regista. Gli spettatori non incontrano mai il mio sguardo e mi capita spesso di chiudere gli occhi, concentrandomi nello sforzo di orientarmi senza vedere. È uno spettacolo che mi sfinisce, eppure è animato da una necessità vitale”. L’intero spettacolo è come un cerimoniale: Mr. Peanut compie vari movimenti attorno a un manichino che evoca Maria Canepa: stende alcuni panni, tira fuori una sorta di bambino morto da una bara-culla, si trasforma lei stessa in donna per poi tornare teschio. Una serie di simbologie che vogliono mantenere viva la memoria della Canepa, in uno spettacolo “che vuole essere una cerimonia per restituire l’emotività della sua vita professionale e al tempo stesso il mistero della morte”.
Una rassegna che porta Barba stesso a guardare indietro e a interrogare i suoi 65 anni nel teatro, “cinque di preparazione e apprendistato a Oslo, Varsavia, Opole e Cheruthuruthy, e sessanta a Holstebro, una cittadina di provincia danese, con un nucleo di attori di varie nazionalità che si ostinano a unire i loro destini al mio in nome di una cultura di teatro di gruppo”. Oggi distingue chiaramente la domanda che in particolare lo ha guidato come “forza e guida al timone dell’Odin Teatret”: riuscire ad essere parte della tradizione dell’impossibile dei riformatori del teatro del Novecento. Diversi tra di loro, ma “con l’idea costante di un teatro che infonda altri valori che trascendono la dimensione ricreativa ed estetica”, dice ancora il regista.
Ecco che in questa rassegna è possibile approfondire da vicino la specificità, la profondità e la ritualità intrinseca di questo teatro: dopo la presentazione e poi proiezione, martedì 12 marzo, della pellicola Un film di Elsa Kvamme, che è stata anche attrice dell’Odin dal ’73 al ’75, e racconta tutta la nascita dell’Odin Teatret, mercoledì mattina si è tenuta una masterclass con Tage Larsen, attore e regista dell’Odin. Mercoledì seraAve Maria, per riprendere giovedì, ore 17, con Testo, azione, relazioni dimostrazione di lavoro/spettacolo con Tage Larsen e Julia Varley: usando una scena dall’Otello di Shakespeare, i due attori costruiscono un dialogo fra Otello e Iago di fronte al pubblico presentando un processo basato sulla creazione ed elaborazione di azioni fisiche e vocali. La capacità di creare partiture fisiche e vocali è il risultato degli anni di training e spettacoli con l’Odin Teatret, che lavora molto anche sulla voce come corpo, parte e protagonista, in scena. Alle 20 è stato presentato il film Il paese dove gli alberi volano di Davide Barletti e Jacopo Quadri, che racconta i preparativi per i festeggiamenti a Holstebro per i 50 anni di attività dell’Odin. Per l’occasione Eugenio Barba ha fatto arrivare da Kenia, Brasile, India, Bali ed Europa diverse compagnie teatrali formate in maggior parte da giovani, e ha voluto far interagire culture espressive e teatrali estremamente distanti ma di fatto unite dal bisogno di comunicare. “C’è una scena che dà il senso della cura, dell’attenzione e della sensibilità di Barba e di chi collabora con lui. È quella della organizzazione della disposizione ai tavoli per i pasti: l’obiettivo è quello di ‘far stare bene’ le persone, di consentire loro di interagire senza che nessuno rimanga o si senta escluso. È quello che accade nel lavoro delle varie compagnie che vengono portate nelle scuole della cittadina perché incontrino i giovani danesi e le loro forme di espressione artistica” dice Giancarlo Zapparoli.
Venerdì 15 alle 17 è presentato il film La conquista della differenza di Exe Christoffersen, testo e narrazione Eugenio Barba, produzione Odin Teatret Film, Holstebro, 2013. Anche questo film ripercorre la storia dell’Odin Teatret dal 1964 ad oggi, attraverso immagini che ritraggono differenti spettacoli, situazioni di training nel corso degli anni. Eugenio Barba riflette inoltre su cosa il teatro abbia significato per lui e sulla storia dell’Odin Teatret come gruppo di persone che hanno conquistato la propria differenza. Alle 20 va in scena La casa del sordo-Capriccio su Goya, produzione Masakini Theatre, Nordisk Teaterlaboratorium / Odin Teatret per la regia Eugenio Barba. Completamente diverso da Ave Maria, questo spettacolo ha un tono più da farsa e ironia: siamo a Bordeaux, nella casa di un sordo, Francisco Goya. È l’ultima notte della sua vita. La sua amante per più di trent’anni, la vivace Leocadia Zorilla, scatena la sua fantasia e i suoi ricordi. Si tratta della trasposizione teatrale del genere artistico del capriccio applicata all’opera e alla biografia dell’artista: la sua vita si svolse tra gli sconvolgimenti politici dell’Europa alla fine del 18° secolo, tra Età della Ragione e Romanticismo, Inquisizione e Rivoluzione Francese, erotismo, esilio e mutilazione fisica dovuta alla sordità totale che colpì l’artista a 46 anni. Elementi che tutti insieme concorrono a creare uno spettacolo di continui e sorprendenti cambiamenti nella scena e nel ritmo, giocando tra la sorpresa e la fantasia (come nei quadri di Goya, riresi anche in scena). Sabato alle 18 si potrà incontrare Eugenio Barba, e alle 20 andrà in scena ancora La casa del sordo. Domenica, alle 11, viene presentato il film Zona Limite di Stefano di Buduo interpretato da Eugenio Barba, su la Festuge che ha realizzato a Holstebro: uno spettacolare progetto teatrale che vede cento cavalli provenienti da tutta Europa percorrere insieme la zona di confine della costa danese, irrompere in città entrando persino nei locali della biblioteca. Alle 16.30 “La casa del sordo”.
ORARI BIGLIETTERIA: Dal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo. Domenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo. Con carta di credito su www.teatromenotti.org
Consigli per prima o dopo lo spettacolo
Gattò, robe & cucina
Locale accogliente in via Castel Morrone, ha un sapore parigino per la luce soffusa, i tavolini piccoli, l’atmosfera raccolta. E la ampia presenza di vini e di etichette di tutti i tipi. E in effetti la presenza di “un pezzettino” di Francia è confermata dal locale stesso, anche se il sapore più incisivo vuole essere quello napoletano. Ad ogni modo da Gattò potete star certi di assaggiare ricette sane e di qualità a pranzo e cena, con piatti specifici di ogni regione italiana. Noi abbiamo provato la rosa di Gorizia con insalata di gamberi al vapore, arance, noci e ceci fritti al rosmarino (18 euro) e la vellutata di zucca mantovana ai profumi dell’orto servita con capasanta piastrata in plancia e un crumble di guanciale croccante (18 euro). Gentilezza e accoglienza del personale: lo chef, vedendo dalla cucna che non arrivava la cameriera occupata nell’altra sala, ci ha portato lui i piatti. Atmosfera colloquiale e amichevole, senza troppi fronzoli pur mantenendo un suo stile.
Indirizzo: via Castel Morrone 10 Telefono: 0270006870 Website: https://gattomilano.com/ E-mail: info@gattomilano.com
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