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Attori molto diversi tra loro, in scena in questi giorni al Piccolo e al Manzoni, sanno interpretare due momenti del Novecento

Recensioni

“L’attore per me è tutto”. “Sono il regista degli attori”. “Il teatro è totalmente dipendente dagli attori”. “Vi spiego il mio concetto di regia. Il teatro è fatto di testo, attori e regista. Oggi invece succede così: un regista dice a un attore di tirare fuori un pene di plastica blu quando la battuta dice di trare fuori una spada. L’attore non capisce e chiede, giustamente, perché? Il regista allora risponde: perché te lo dico io. (…). Ho sempre gridato come un pazzo contro i registi che fanno gli autori”. Sono estratti della conversazione con Peter Stein (Berlino, 1937), regista influente della scena tedesca e non solo, riportati dall’ultimo libro di Corrado D’Elia e Sergio Maifredi, “Strade maestre” (Ed. Cuepress, Imola 2023, 222 pp, 24.99 euro) in cui i due autori (e registi teatrali) hanno, negli anni del Covid, intrapreso un viaggio per andare a parlare direttamente con tutti i Maestri del teatro contemporaneo per carpire da loro segreti, ricordi e opinioni sul teatro.
La recensione de “Il compleanno” di Harold Pinter (autore londinese, 1930), che torna in scena al Teatro Menotti, via Ciro Menotti 11, produzione Tieffe Teatro, fino al 19 novembre, parte da questo estratto perché la regia dello spettacolo è proprio di Peter Stein, e ricordare la profonda attenzione del maestro tedesco verso gli attori è davvero importante mentre si assiste allo spettacolo: è totalmente affidato agli interpreti. Un testo difficile, che narra la storia surreale di Stanley, Alessandro Averone, un uomo sulla trentina, musicista ancora senza successo, che vive nella casa-pensione dei due coniugi Meg (Maddalena Crippa) e Petey (Fernando Maraghinini).
“Il Compleanno” fu messo in scena per la prima volta il 28 aprile 1958 all’Arts Theatre di Cambridge e diretto da Peter Wood: è una delle pièce più apprezzate e rappresentate di Harold Pinter che la scrisse a soli 27 anni, influenzato dal teatro dell’assurdo di Samuel Beckett e dalla lettura del “Processo” di Franz Kafka, di cui lo stesso Pinter realizzò nel 1993 una sceneggiatura cinematografica.
L’atmosfera è tesa fin dalla prima scena (la stessa per tutto lo spettacolo), di Ferdinand Woegerbauer, che mostra la cucina della coppia mentre Meg è indaffarata a preparare la prima colazione al marito come ogni mattina. Cornflakes, pane fritto, tè caldo… il marito sembra mangiare davvero, la verità è massima, e lei è dedita di attenzioni verso il coniuge. Eppure in questo quadro di armonia famigliare l’inquietudine che si respira è già alta, e cresce con l’arrivo di Stanley (intanto Petey è andato a lavorare): tra i due il rapporto è ambiguo, le attenzioni della signora verso l’ospite sembrano sconfinare verso un equivoco senso materno. Un rapporto che sarà disturbato da altri avventori della pensione: Lulu (Emilia Scatigno), l’avvenente fanciulla vicina di casa, ma soprattutto i due nuovi ospiti che arriveranno nella casa (Goldberg, Gianlluigi Fogacci, e McCann, Alessandro Sampaoli): con la scusa di festeggiare il compleanno di Stanley, vogliono entrare nella pensione, per poi rapirlo, ucciderlo, ostacolare la sua serenità trovata in una casa non sua, con gente che lo ama nonostante i suoi problemi e il suo non essere come la maggior parte delle persone. In un crescendo di tensione e inquietudine che non viene assolutamente sedato dal lieto fine, e che però, nonostante il senso di ansia che lascia lo spettacolo, si conclude con una soddisfazione massima del pubblico verso una squadra di attori che riesce veramente a dare il meglio. “Un tipo perdente, con un passato non molto chiaro, è raggiunto da questo stesso -dice Peter Stein del suo spettacolo-. E’ impaurito, e forzato a trasformarsi in un uomo che segue rigorosamente le regole ferree della vita quotidiana. L’atmosfera di una minaccia continua non smette mai – come nella vita di tutti noi – di dominare qualsiasi azione”. E continua: “La domanda: chi siamo noi? Alla quale non possiamo mai rispondere perché una falsa o oscura memoria si mischia con la nostra voglia di metterci in scena, sta al centro di questo compleanno d’orrore”.
DURATA: 2h30min compreso intervallo
Info. Teatro Menotti, via Ciro Menotti 11. Tel: 02-82873611 – biglietteria@teatromenotti.org, www.teatromenotti.org
Prezzi. Intero – 32.00 € + 2.00 € prevendita. Ridotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita
ORARI SPETTACOLI: dal martedì al sabato, ore 20. Domenica, ore 16.30. Lunedì, riposo
Locale accogliente in via Castel Morrone, ha un sapore parigino per la luce soffusa, i tavolini piccoli, l’atmosfera raccolta. E la ampia presenza di vini e di etichette di tutti i tipi. E in effetti la presenza di “un pezzettino” di Francia è confermata dal locale stesso, anche se il sapore più incisivo vuole essere quello napoletano. Ad ogni modo da Gattò potete star certi di assaggiare ricette sane e di qualità a pranzo e cena, con piatti specifici di ogni regione italiana. Noi abbiamo provato la rosa di Gorizia con insalata di gamberi al vapore, arance, noci e ceci fritti al rosmarino (18 euro) e la vellutata di zucca mantovana ai profumi dell’orto servita con capasanta piastrata in plancia e un crumble di guanciale croccante (18 euro). Gentilezza e accoglienza del personale: lo chef, vedendo dalla cucna che non arrivava la cameriera occupata nell’altra sala, ci ha portato lui i piatti. Atmosfera colloquiale e amichevole, senza troppi fronzoli pur mantenendo un suo stile.
Indirizzo: via Castel Morrone 10
Telefono: 0270006870
Website: https://gattomilano.com/
E-mail: info@gattomilano.com
Grazie del bel commento !
Attori molto diversi tra loro, in scena in questi giorni al Piccolo e al Manzoni, sanno interpretare due momenti del Novecento

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