"Regredior" al Teatro Out Off, per un Testori inedito e commuovente

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Già solo il testo è un’opera d’arte: ascoltare Roberto Trifirò, attore e regista del Teatro Out Off, diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro, mentre recita Regredior significa abbandonarsi alla musicalità delle parole, di Giovanni Testori. Da ieri, 9 marzo, fino al 2 aprile al Teatro Out Off è in scena il romanzo del 1992 rimasto a lungo inedito e finora mai rappresentato sulla scena. Testori lo finì nella sua camera di ospedale al San Raffaele, dove morirà nel 1993. Sarà pubblicato solo 20 anni dopo. Trifirò è un interprete di grande efficacia, convince pienamente nella sua resa del complicato protagonista testoriano. E’ lui anche l’autore della delicata e rispettosa resa drammaturgica del romanzo, e cura la regia del suo stesso spettacolo.

Il Teatro in via Mac Mahon 16 sceglie proprio “Regredior” come produzione per accompagnare il ricco calendario di eventi e produzioni che accompagnano la mostra “Fotoromanzo Testori. Immagini di una vita” a Casa Testori in occasione del Centenario dalla nascita dell’artista (su Milanoateatro l’abbiamo recensita qui).

Perché una tale ritrosità nel diffondere il romanzo “teatrato”, come lo definiva lo stesso autore? Forse perché pubblicare o, più ancora, rappresentare questa storia significa entrare in un Testori sofferente dato il momento in cui scrive l’opera. In in cui, infatti, il protagonista, Torquato, un clochard lombardo, si racconta fino alla morte. Una scena, molto suggestiva, di Gianni Carluccio, in cui al centro figura una panca di legno come quelle delle chiese e, proprio in mezzo allo spazio, pende una croce di legno. Poco più in là una sedia, e per terra sparsi dei tozzi di pane. Tutto lo spazio scenico è circondato da una garza/tenda bianca, che copre anche le quinte, tanto che Trifirò, per entrare in scena, deve arrivare davanti al pubblico e salire sul palco: indossa pantaloni sbrindellati e sporchi, ma non manca di portare giacca e cravatta. Ecco che subito si mostra agli occhi degli spettatori un uomo dignitoso nella sua povertà, che vive consapevolmente, ma senza odio e rabbia verso la società. I racconti di Torquato portano il pubblico nei ricordi della madre, morta e con cui lui parla, o dei tempi del Beccaria in cui il capo dell’istituto lo costringeva a compiere atti sessuali verso di lui. Fino alla descrizione dei bassifondi di Milano, o delle zone vicino alla Centrale in cui Torquato non va volentieri, troppa violenza e crudeltà.

Non si capisce come possa essere rimasto buono, lui, eppure c’è una sorta di rassegnazione serena al destino che rende questo personaggio tremendamente forte e coraggioso: la sofferenza e la scarsità di mezzi non diventano mai un alibi per compiere il male. Passa le sue giornate “de cuntra al mur che poi l’è de marmu, della cà de Diu”, intendendo il Duomo di Milano. Una dignità che  non è messa in discussione neanche dalla “pissa” dei passanti, che Torquato lecca: la confessione della miseria della sua vita che il protagonista rivolge al pubblico, mettendosi a nudo nella sua povertà, non fa che avvicinarlo a tutti gli uomini di cuore. Perché il dolore e le difficoltà accompagnano ognuno noi, la volontà di vivere in modo dignitoso e moralmente ineccepibile in ogni condizione è invece una scelta di nobiltà d’animo che in questo spettacolo, buio nelle scene e nei colori, illumina il cuore.

Il 13 marzo, ore 18.30, al Teatro Out Off, sempre nel calendario degli eventi per il Centenario, in collaborazione con Casa Testori si svolgerà l’incontro “Testori extra moenia. Un autore che sceglie di stare fuori dal centro”, a cura di Giuseppe Frangi, presidente di Casa Testori.

Informazioni

Teatro OUT OFF via Mac Mahon 16, Milano

Durata: 90 minuti

Orari: da martedì a sabato ore 19.30 – domenica ore 16.00

Contatti: 02-34532140, biglietteriaoutoff@gmail.com

Trasporti pubblici: M5 FERMATA CENISIO; TRAM 14; TRAM 12; AUTOBUS 78

Prezzo: Intero: 20 euro / Under26: 14 euro / Over65: 10 euro

www.teatrooutoff.it FB @teatrooutoff Instagram @teatrooutoff Linkedin @TeatroOutOff

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Andry Restaurant

    Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).

    Indirizzo: via Rovello 10
    Telefono: 0286462709
    Website: https://ristoranteandry.com/
    E-mail: andryrestaurant@gmail.com

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