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Ciapa'l tram

Una difficile prova attoriale per Paolo Musio, Stefano Randisi, Enzo Vetrano, Giulio Germano Cervi e Rocco Ancarola: sono assorbiti nell’idea di Theodoros Terzopoulos, il regista di ricerca greco classe 1947, che li vuole protagonisti del suo Aspettando Godot, in scena al Piccolo Teatro Grassi da ieri al 10 marzo. Sua è la scenografa, che si sviluppa in un piccolo spazio tutto in verticale. Sua è l’idea di attualizzare Samuel Beckett, il drammaturgo irlandese (1906-1989) trasferitosi a Parigi fino dagli anni Venti, che trova nell’assurdo la chiave per esplicitare l’incertezza e la debolezza umana. Aspettando Godot è l’emblema di questa poetica: i due protagonisti, vagabondi in attesa dell’arrivo di un fantomatico personaggio, Godot, consumano le proprie giornate ripetendo fasi analoghe e ingannando il tempo senza alcun successo.
Terzopoulos esaspera la complicata ricerca di un qualsiasi senso della vita umana costringendo i suoi attori a recitare anche in posizioni contorte: per una buona parte dell’inizio sono sdraiati in una stretta fessura del parallelepipedo verticale in cui è ambientata l’opera, e devono parlare testa contro testa, poi lo spazio si modifica continuamente in nuove visioni, ma sempre nel contorno di un ideale parallelepipedo a più piani. Non è solo questo il livello di esasperazione da parte del regista: l’aspetto che sembra toccare maggiormente la sensibilità di Terzopoulos è che l’uomo, preso atto della sua debolezza davanti all’incognito dei suoi giorni, e assunta la sua naturale predisposizione a credere in qualcuno di più Alto di lui (Dio, God, Godot), non si rassegna al suo bisogno di affermazione. Né si associa nella miseria. Cerca sempre di emergere, di trovare un senso a costo di litigare con l’unico suo compagno di vita. E crea le guerre, le morti, la povertà.
Ottimi gli attori, che nella mimica astratta che gli è richiesta rendono ancor più crudelmente la ferocia e l’inutilità della violenza che l’uomo rivolge a se stesso. Tutto in scena è artigianale, non aspira al realismo fotografico. Infatti ogni momento anche di violenza, di evocazione della guerra, del sangue, della disperazione, arriva ancora più diretto al pubblico. Che rimane spaesato, almeno per buona parte dello spettacolo: si sa, il mondo di Beckett è assurdo, ma quello di Terzopoulos risulta fin troppo vero nel suo essere paradossale. Purtoppo al limite non c’è mai fine, come nella vita.

DURATA: 90 minuti senza intervallo
INFO. Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16.
Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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