Musica, scene e fantasia per entrare ne "Il bar sotto il mare"
Il romanzo di Stefano Benni diventa una drammaturgia per l'idea di Emilio Russo, che firma anche la regia. Al Menotti lo spettacolo che riporta fedelmente lo stile surreale del libro

Recensioni
Certo, in un periodo di fine stagioni teatrali, di teniture brevi, di Festival e rassegne, un elogio andrebbe al Teatro Litta per aver inserito in cartellone anche un debutto nazionale. E’ in scena per più di 10 giorni, dal 24 giugno al 13 luglio, Il gioco dell’amore e del caso, la commedia Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux (1688-1763), il commediografo parigino contemporaneo di Carlo Goldoni.
Non aiuta ad apprezzare lo spettacolo la scenografia di Guido Buganza, di teli bianchi e con un grande gorilla rosa che pende dall’alto: in questo ambiente tra il pop e l’eccessivamente semplice, si consuma la vicenda, piuttosto banale per come è resa, di Silvia, Francesca Massari, la giovane nobile novella sposa, e Lisetta, Jasmine Monti, la sua ancella. Attendono entrambe l’arrivo di Dorante, Gaetano Callegaro, il promesso sposo, e Arlecchino, Francesco Matucci, il suo servo. Stanno per convolare a nozze grazie all’accondiscendenza del padre di Silvia, sempre Callegaro. Invece che essere solo felice per l’evento, però, la novella vuole analizzare prima l’uomo che la vorrà sposare dato che spesso poi, tra le mura domestiche, la gentilezza degli intenti si trasforma in trascuratezza dell’abitudine. Ecco che, quindi, Silvia decide con Lisetta di scambiarsi le parti: sarà la serva ad incontrare il futuro sposo, e poi a renderne rapporto per valutare l’opzione di non sposarlo. Peccato che la stessa idea abbiano avuto gli altri due, Dorante e Arlecchino: ecco così in scena una classica commedia degli equivoci che porta ovviamente al lieto fine, e che, nonostante la conclusione prevedibile, poteva regalare un’ora e poco più di spensieratezza.
Purtroppo gli attori sono troppo esecutori e davvero poco interpreti, soprattutto le fanciulle (e in particolare la Massari con la sua voce acuta che stanca persino l’orecchio): portano la storia a trascinarsi per un finale che davvero tarda ad arrivare.
Possono bastare “l’intrusione visiva” del Gorilla, la traduzione del testo più elastica e moderna, i costumi minimal che citino il 1700, e la scenografia appena accennata a portare ad oggi il senso di costrizione e di gabbia in cui si era costretti nel XVIII secolo? Syxty vuole chiaramente creare un parallelismo tra le condizioni di allora e attuali, amori non sincronici e che difficilmente si trovano, impauriti dalla società e i suoi ostacoli. Eppure, per quanto esistano delle idee, lo spettacolo non soddisfa a causa della scarsa interpretazione delle attrici.
Durata: 1 ora. 50 min
Info: Teatro Litta, corso Magenta 24
Orari: lunedì/sabato ore 20.30
Prezzo: intero € 30,00 – convenzioni € 24,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24,00 – Under 30 e Over 65 € 17,00 – Università € 17,00 – scuole di Teatro € 19,00 – scuole civiche Fondazione Milano, Piccolo Teatro, La Scala e Filodrammatici € 11,00 – Scuole MTM € 10,00 – ridotto DVA € 15,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO
Info e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45
Siamo in corso Magenta, al 29. Il Teatro Litta è a pochi passi attraversata la strada. Il locale è piccolo, intimo, almeno a prima vista. Cinque-sei tavoli appena entrati, il forno a legna. Se poi si popola molto sotto c’è un’altra sala, abbastanza grande. Siamo all’Osteria Pizzeria “al 29”, come da numero civico, la parete di foto di Totò aiuta, se mai ce ne fosse bisogno, a capire ancora meglio la specificità del locale in cui siamo appena entrati: pizza e cucina napoletana. I due attuali proprietari sono una bellissima coppia, marocchino lui e egiziana lei, “ma siamo qui a lavorare dal 1987 -spiegano- Ci ha insegnato tutto il precedente proprietario, Salvatore, napoletano doc, e poi lo abbiamo rilevato noi”. Si sentono veri, autentici e spontanei depositari della cultura e tradizione culinaria italiana, riconoscenti a chi ha insegnato loro il mestiere. Un antipasto di pizza fritta margherita, un po’ più piccola di una pizza abituale, e poi orecchiette alla barese (con broccoli, aglio, acciughe e peperoncino) e un trancio di spada alla griglia, vino e un dessert a 74.50 euro. Il locale è aperto sia a pranzo che cena, la domenica dalle 12 alle 16.
Sempre aperto. Orari: luned-sabato, ore 12-15.30 e 19-23. Domenica: ore 12-16.
Indirizzo: Corso Magenta 29
Telefono: 028693069
È la risposta alla domanda “come stai”, ma anche a “come ti sei trovato?”. “Tutto bene, grazie”. Ed è facile capire perché si chiama proprio così il bistrò in corso Magenta 30: abbiamo ricevuto un’accoglienza davvero unica, professionale ma di grande ospitalità (anche autentica simpatia con News, la cagnolina che a volte ci accompagna fuori la sera). L’accogliente bistrot è suddiviso in (un po’ troppe?) salette con pochi tavoli l’una. Non si ha mai una visione d’insieme, l’integrità dello spazio non arriva. Ciò a parte qui si può venire sia per aperitivo che per dopo teatro, e la caratteristica della cucina è di prporre il meglio d tutte le ricette di tradizione romana, milanese e abruzzese. Per 13 euro abbiamo preso un calice di vino e un succo di pomodoro accompagnati da buone olive e taralli. Se si cerca un aperitivo più sostanzioso però, i posson chiedere piatti del menù come arrosticini, cacio pepe, carciofi alla romana, e altro.
Orari: Sempre aperto, ore 7.30-mezzanotte
Indirizzo: Corso Magenta 30, 20123 Milano
Telefono: 0284215056
E-mail: info@tuttobenegrazie.it
Grazie! Ottima critica!
Il romanzo di Stefano Benni diventa una drammaturgia per l'idea di Emilio Russo, che firma anche la regia. Al Menotti lo spettacolo che riporta fedelmente lo stile surreale del libro

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