Ci sono luoghi che esistono per conto loro da chissà quanto, e poi per caso si incontrano. Come l’Archivio Galleria Lazzaro by Corsi, in via Cenisio 50, zona Mac Mahon: l’aria testoriana si respira, e non solo perché siamo nelle vie raccontate dal pittore di Novate. In questa caotica via il tempo si ferma appena si incontrano le vetrate della pinacoteca: sembra un luogo inventato, incastrato tra negozi, bar e fermate di autobus, gente che corre da una parte all’altra di Milano. Invece l’ampia vetrata invita ad entrare, e all’interno ecco che ci si trova in un ampio spazio, ricco di documenti, carte e opere di Walter Lazzaro, pittore paesaggista romano classe 1914. Fu anche professore, e tra gli incarichi eccolo all’Accademia di Brera negli anni ’80 (nel 1972 per i suoi meriti artistici gli viene conferito anche il titolo di Cavaliere su proposta di Oscar Luigi Scalfaro, allora Ministro della Pubblica Istruzione).
Eppure noi non siamo qui per Lazzaro, che a Milano morì nel 1989 e che dal 1991 dispone di questo luogo, fondato da Adriano Corsi, nipote, “per perpetuare la sensiblità e le doti artistiche del ‘pittore del silenzio’ “, come veniva chiamato per il senso che ispirano le sue vedute. Come spesso accade sotto la Madonnina sono le circostanze che portano ad imbattersi in nuove scoperte. Siamo qui per Fabio Sironi (che ha curato tutte le illustrazioni per Milanoateatro, Fabio Sironi – Milano a Teatro), illustratore, caricaturista, ritrattista, performer, per la sua mostra Parade. Uno spettacolo senza trama all’Archivio Galleria Lazzaro fino al 9 marzo. Ha studiato a Brera, dal 1987 lavora per il Corriere della Sera. Che Sironi sia esposto in questo Archivio Galleria non è un caso: i due linguaggi si incontrano e sono uno la prosecuzione dell’altro.
Caffettiera Moka 1990-olio su tela,cm 90×70, credit @FabioSironi
Nei ritratti, nei collage, nei fotomontaggi e le maschere di Sironi si respira tutta la melanconia speranzosa di Milano, l’ironia un po’ amara ma non disillusa: “Un teatro della memoria, la cui titolazione, Parade, già dice che di uno spettacolo senza trama si tratta” dice Matteo Collura alla presentazione della mostra. Artista poliedrico, la costante in tutte le opere di Sironi è il sapiente uso della tecnica mischiata a una voglia di sperimentare e forzare il mezzo: si passa dalle illustrazioni per giornali e libri, come Pinocchio e il mastino dei Baskerville, alle caffettiere (una costante nel suo ultimo periodo), ai pesci (che per Sironi spesso nel loro mutismo la sanno lunga, un po’ come canta Lucio Dalla in Com’è profondo il mare: “come pesce è difficile da bloccare”), passando per le maschere in cartapesta fino ai fotomontaggi e i collage e il fracking, l’ultima creazione dell’artista.
“I pesci yes”, acrilico su carta, credit @fabio-sironi
“Herman Melville”, credit @fabio-sironi
Quando realizza un’opera fracking Sironi porta una suo disegno in mostra e crea una performance durante l’inaugurazione: prima suona (flauto o clarinetto) ispirandosi all’atmosfera, e poi la distrugge strappandola. Infine le ricostruisce incollandola e creando così in diretta una nuova. In questo caso la performance la sera del 22 febbraio si è svolta in modo leggermente diverso: il pubblico ha strappato il disegno che Sironi aveva scelto e lo ha poi riassemblato. Insomma: nell’artista si nota un’ampiezza di linguaggi, ma per esprimere un messaggio coerente e chiaro: l’ironia sembra essere la chiave più soddisfacente per leggere l’umanità (e in cui i potenti sono tutti indistintamente animali, sempre secondo l’artista e come dimostra nella serie Il bestiario dirigenziale, il volto della classe dirigente che, nella propria enormità e disarticolazione, si ridicolizzano da soli).
Maschera di Pulcinella, credit @FabioSironi
INFO. Archivio Galleria Lazzaro by Cirsi, via Cenisio 50
Tel. 02-26521958, www.gallrialazzaro.it
Orari: martedì-sabato, ore 9-13/15-19. Domenica e lunedì, chiuso
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Marta Calcagno Baldini
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