L’angelo bruciato nel suo focolare, costretto a rinascere ogni giorno

Di Marta Calcagno Baldini

Categoria Recensioni

Pubblicato Novembre 13, 2025

Da sinistra: Ivano Piccicallo e Leonarda Saffi in "L'angelo del focolare", credit @masiarpasquali
Da sinistra: Ivano Piccicallo e Leonarda Saffi in "L'angelo del focolare", credit @masiarpasqua

Al Piccolo il nuovo spettacolo di Emma Dante celebra l'atroce ritualità di un femminicidio. Per aprire gli occhi su un tema "che riguarda tutti, in ugual modo da Milano a Palermo"

La scenografia, di Emma Dante (Palermo, 1967), così come i costumi oltre al testo e la regia, ci porta subito in una casa. Una donna, la moglie, Leonarda Saffi, giace a terra. Sarebbe morta, se solo avesse potuto permetterselo. Il marito, Ivano Picciallo, le ha sferrato un colpo finale alla testa con il ferro da stiro: ogni volta che muore, l’angelo del focolare deve rialzarsi in piedi e rincominciare la sua esistenza, se così si può chiamare, di servigi, doveri, mestieri, utilità per altri. Il marito e la casa, il figlio, David Leone.

L’angelo del focolare, il nuovo spettacolo della Dante che ha debuttato in prima assoluta al Piccolo Teatro Grassi lo scorso 11 novembre, dove prosegue fino al 30, è uno spettacolo breve, un’ora, ma eterno per l’impressione che lascia nel cuore. Inchioda tutto il pubblico davanti a quelle scene di domestica violenza, ma lo sguardo che si chiede non è di morbosa curiosità. È semmai, di matura comprensione dell’orrore a cui si assiste: “La paura è un mostro che non aiuta la libertà di nessuno” ha detto la Dante alla conferenza stampa di presentazione. E questo nessuno è il punto di partenza: “sono felice di debuttare a Milano, al Piccolo, con questo tema così importante e delicato -ha specificato la regista a Milanoateatro-. Spero di poter fare altre esperienze”. Ma non sarebbe stato più rilevante partire dalla Puglia, dove la violenza è ambientata, o in Sicilia, la sua terra che spesso racconta? “Non cambia niente tra qui e Palermo -continua, rispondendo in tono più che convinto e convincente-. Il tema è sentito in modo assolutamente uguale in tutta Italia”. Quindi la paura che non aiuta la libertà di nessuno significa che tutti sono in pericolo, donne per essere vittime di violenza, uomini per esserne causa.

Da sinistra Giuditta Perriera, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, David Leone, credit @masiarpasquali

Lo dimostra anche il numero dei teatri coinvolti nella coproduzione (insieme al Piccolo troviamo il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Châteauvallon-Liberté, scène nationale, Les Célestins, Théâtre de Lyon, La Comédie de Clermont-Ferrand, Scène Nationale d’ALBI-Tarn, Le Cratère, scéne nationale Alès, L’Estive, scéne nationale de Foix et de l’Ariège, Théâtre + Cinéma Scène nationale Grand Narbonne, Théâtre de l’Archipel, scène nationale de Perpignan, Théâtre Molière – Sète scène nationale archipel de Thau, Le Parvis, scène nationale Tarbes-Pyrénées, Compagnia Sud Costa Occidentale, Carnezzeria).

Ottimo il lavoro della regista con gli attori, sulla loro lingua e tutti i movimenti. Vite vicine, in poco spazio, in cui i corpi si urtano e si sopportano per poi esplodere. Giornate in cui la libertà individuale non è contemplata, eccetto che per il despota, il padre marito, che del resto non sa che farsene. Il tempo è, per tutti, inutile e incomprensibile. I quattro protagonisti si esprimono solo in dialetto, pugliese eccetto la suocera, Giuditta Perriera, “che parla un grammelot” dice la Dante (termine usato da Dario Fo per intendere una lingua che utilizza parole inventate, insensate, nuove, ma che a livello sonoro producono una sorta di senso). Parla al cuore, al cervello, all’anima: “la Perriera ha questa capacità straordinaria di usare il suo dialetto siciliano trasformandolo in una lingua magica. È incomprensibile, ma si capisce tutto: chi vede i miei spettacoli sa che non viene ad ascoltare l’italiano. C’è un groviglio di corpi e parole, e alla fine il pubblico capisce”. Certo, ci sono serate sottotitolate in italiano per favorire l’ascolto a chi ha difficoltà uditive e in inglese per avvantaggiare il pubblico straniero. Ed è vero che “anche gli italiani avrebbero bisogno dei sottotitoli” per avere chiara ogni parola usata, commenta la regista, ma è anche vero che le parole sono, in questo spettacolo, una musica che accompagna e sottolinea i movimenti degli attori aumentandone il senso. Che arriva, in modo intenso e reale come solo la finzione teatrale sa rendere.

PICCOLO TEATRO GRASSI, via Rovello 2

DURATA: un’ora senza intervallo

INFO: Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

ORARI: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.

PREZZI: platea 40 euro, balconata 32 euro

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Piccolo Cafè&Restaurant Milano

    Situato nel Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro in via Rovello, è più di un locale di ristorazione: è infatti assorbito pienamente dalla vita (e gli orari) del teatro. Dal servizio di buffet quando si svolgono le conferenze stampa di mattina in settimana, alle cene dopoteatreo (su prenotazione), passando per gli aperitivi per il pubblico come per avventori esclusivamente lì per respirare l’atmosfera. Insomma, il Piccolo Cafè&Restaurant Milano è quasi un palcoscenico già lui stesso: tavolini nel chiostro e dentro, dietro alle vetrate che lo circondano, per offrire piatti semplici a prezzi ragionevoli (abbiamo provato un risotto zola e noci, biscotti e due bicchieri di vino rosso a 27 euro). Certo, non aspettatevi piatti dal sapore indimenticabile: aperto tutto il giorno, si tratta di una cucina non troppo saporita  e veloce, realizzata più per offrire un servizio e permettere di passare momenti di relax durante il giorno e prima o dopo lo spettacolo. Oraari: lunedì, 11.30-20. Martedì-sabato: 11.30-23. Domenica: 11.30-20

     

    Indirizzo: via Rovello 2

    Telefono: 0272333505

    Email: mail@piccolocaferestaurant.it

    Website: https://www.piccolocaferestaurant.it/

  • Real One

    Milano può sorprendere: uscendo dal Piccolo Teatro Grassi, via Rovello, a pochi metri da Via Dante, pieno centro, decido di provare finalmente uno dei ristoranti della stessa strada del Teatro. Devo essere sincera: non mi ci ero mai  mai addentrata perchè intimorita dall’idea del prezzo. E il Real One, al 3 di via Rovello, il primo che ho scelto di provare, da fuori è elegante: ampie vetrate, ampi e tavoli ben distanziati, luce soffusa. Scopro che è indiano, “quello vero, The RealOne, per questo si chiama così”, mi dice subito il giovane proprietario. Col fratello sono arrivati in Italia dal Panjab, al Nord dell’India, e hanno comprato un appezzamento di 90 ettari vicino alla zona di Pordenone. Coltivano ortaggi: 7 mesi fa si sono decisi ad aprire un ristorante indiano, vicino al Duomo. “Siamo aperti 7 giorni su 7, dalle 11 alle 23 -risponde il fratello maggiore-. Prima di aprire ho lavorato al Mandarin e al Bulgari: i ristoranti indiani a Milano sono spesso gestiti in maniera generica, io invece voglio essere autentico nel portare qui la mia tradizione”. La clientela è per la maggior parte indiana, buon segno. L’arredamento è nel complesso elegante, ma non manca di piccole imperfezioni che lo rendono più simpatico e autentico. Ho provato un antipasto indiano, riso al cocco, una crema di melanzane affumicata e lenticchie gialle in salsa piccante e cumino, due bicchieri di vino  per 69 euro. Da tornare.

     

    Indirizzo: via rovello 3

    Telefono: 028652235

    Email: realoneristoranteindiano@gmail.com

    Website: https://www.realoneristoranteindiano.it/

  • Rovello18

    E’ un locale che sfrutta il fatto che arrivino in prevalenza turisti stranieri. Noi, tutti milanesi o comunque abitanti a Milano, eravamo in quattordici per un pre-teatro (è molto vicino allo Strehler): abbiamo prenotato specificando che avremmo scelto antipasti o primi leggeri. Non abbiamo pagato alla romana: ho speso 20 euro per una ridicola porzione di minestrone freddo e due bicchieri di bianco. Allora: servizio veloce, cucina più che mediocre e soprattutto imbroglioni. Assurdo il prezzo pagato rispetto al piatto scelto e soprattutto alla irrisoria quantità che mi hanno servito (il corrispondente di un bicchier d’acqua pieno). La zona di Brera-Garibaldi è sempre più sgradevole per chi abita in città, troppo turistica.

    Indirizzo: via Tivoli 2

    Telefono: 0272093709

    Email: rovello18@gmail.com

    Website: https://www.rovello18.it/

  • Pandenus Bistrot

    Chissà se Ramazzotti ci è andato da quando il suo ex Resentin, il locale in via Mercato 24, è stato rilevato nel 2018 dalla società Hotel Pandenus, controllata a sua volta dalla holding Bretzel proprietaria del marchio fondato da Filippo Lecardane. Il Resentin aveva chiuso nel 2014, ma Ramazzotti era rimasto proprietario dei muri cedendo l’attività a Crocetta, il locale (di un suo amico) noto in città per i suoi veramente ottimi panini in corso di Porta Romana 67. Da quando la gestione è della catena che attualmente ha locali anche in Gae Aulenti, Melzi d’Eril, Largo La Foppa, piazza Vetra, corso Concordia e via Tadino, chiaramente ha perso un po’ dell’autenticità e del sapore del rapporto vero tra cliente e gestore. Si tratta più di un’amministrazione tecnica che sta molto, molto, troppo (?) attenta alle entrate più che a cercare una affiliazione con chi si reca nel locale. Al punto che, quando ci siamo andati, abbiamo perso ben due volte tempo a dimostrare che il gruppo non aveva intenzione di truffare il ristorante senza pagare alcune quote. Con foto e scannerizzazioni di scontrini, risalendo anche ad errori del locale (che una volta aveva stampato un prezzo superiore a quello effettivamente consumato) abbiamo dovuto dimostrare la nostra onestà di clienti. E  perdipiu’ il controllo interno della sicurezza è totalmente assente: la seconda delle due sere in cui siamo andati al Pandenus di via Mercato una signora del nostro gruppo ha subito il furto della sua borsa. La gestione non ha dimostrato alcun interesse nell’aiutarla nella ricerca, ne’ si è assunta la minima responsabilità dell’accaduto. Come se il furto non fosse avvenuto nel loro locale.  Ovviamente, data la sfiducia dimostrata verso di noi come ladri e, paradossalmente, il furto subito proprio da una persona del nostro gruppo, non torneremo mai più. Peccato, perché la cucina, che in via Mercato ha come chef Enrico Bartolini, propone buoni piatti di ricette tradizionali italiane. Compresa la pizza, il risotto giallo e pastasciutta di vario tipo. A prezzi che, tra l’altro, sono perfettamente nella norma per un locale del centro. Non viene neanche in mente di alzarsi senza pagare!

    Indirizzo: via Mercato 24

    Telefono: 028693391

    Email: mercato@pandenus.it

    Website: https://www.pandenus.it/it/store/pandenus-via-mercato-24/

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