Anche Gesù veniva preso per pazzo: credere nell’amore è più tortuoso che agire nel male. E non si tratta di un’omelia, lo ha scritto Fëdor Dostoevskij ne Il sogno di un uomo ridicolo, in scena da ieri (giovedì 3 aprile) al 17 al Teatro Out Off. Il racconto, nella traduzione e adattamento di Fausto Malcovati e Mario Sala, unico attore in scena durante lo spettacolo per la regia di Lorenzo Loris, racconta un attimo dell’esistenza dell’uomo ridicolo, ovvero colui in cui nessuno crede. Mirabile, come sempre, Sala nella sua interpretazione: in doppio petto blu, ma con pantaloni corti a righe sopra i pantaloni lunghi, con scarpe colorate e un cappello in testa, torna verso la sua povera casa dopo un’altra giornata passata da incompreso pronto ad uccidersi. Mentre è sopraffatto da questi pensieri, ecco una bambina che gli corre incontro chiedendogli aiuto: sua madre sta morendo. Si può immaginare la solitudine di questa piccola donna abbandonata per le gelide strade di San Pietroburgo, come si può immaginare il freddo egoismo dell’uomo ridicolo, debole: la caccia via, ha altro da fare (uccidersi).
Eppure questa mancanza di aiuto nel protagonista genera una crisi: uccidersi davvero, o non? “Morire, dormire”, scriveva Shakespeare nell’Amleto: e anche qui il confine diventa labile. È vivo o morto, il protagonista, quando nella bara sogna di uscirne e di finire in un altro Mondo? Uno spettacolo intimo, in cui il pubblico si trova faccia a faccia con Sala-Dostokskij. La platea, infatti, nella scena di Daniela Gardinazzi, resta vuota: gli spettatori si accomodano su panche e sedie direttamente sul palco.
Sarà Sala a lasciare ad un certo punto la scena per andare ad arrampicarsi con grande destrezza e velocità tra le poltrone, vuote, della platea una volta superata la “quarta parete”, che è anche presente simbolicamente come un muro a dividere la zona che abitualmente è del pubblico da quella degli attori. Un cambio di prospettiva, che è la logica che tutto questo spettacolo impone nella figura del protagonista. Sarebbe l’altro mondo raggiunto da Fedor quando corre ad arrampicarsi sulle poltrone: è una sorta di Paradiso. Qui, però, l’uomo ridicolo fa della conoscenza del male la sua arma vincente: smaschera la debolezza dei sapiens davanti ai misteri della vita prima di tutto incarnandola lui stesso. Finché, però, viene deriso anche qui. E, paradossalmente, si arriva, così al lieto fine: “proprio dai più umili può iniziare il riscatto” dice Loris.
Varie gestioni si sono affaccendate in un ristorante che è fascinoso, ma certamente non semplice: siamo infatti in via Mac Mahon 16, oltre il Cimitero Monumentale, nel teatro Out Off. L’attuale ristorante ha riaperto a fine novembre scorso dopo quattro mesi di lavoro. Le migliorie sono nella maggiore accuratezza ed eleganza della sala, resta molto piacevole e di qualità la proposta dei piatti. Entrando nel foyer, invece che andar a sinistra verso il botteghino basta puntare verso destra: una scala di qualche gradino e si aprono le porte di quello che ora è il “Lumiere”, locale elegante e intimo che offre aperitivo e cena, anche a fine spettacolo (meglio prenotare). La professionalità e il buon trattamento che garantisce anche questa gestione attuale ci portano a sperare che possa durare. Arrivando un po’ in anticipo sull’orario d’inizio del proprio spettacolo si può godere di un aperitivo che comprende pizza, parmigiana, crochette, taralli e un calice di vino a, meritati, 15 euro. La cena prevede primi e secondi di carne, pesce e non, di piatti italiani con un’impronta romana (pinsa, 12 euro, parmigiana -ottima-, 14 euro, spaghetti cacio pepe con crudo di gamberi al lime, 16 euro, spaghetti alla carbonara, 16 euro, o con pomodori del Vesuvio e basilico, 14 euro. O ancora guancia di vitello al forno, 23 euro, cotoletta alla milanese, 46 per due persone, polipo alla brace con scarole, 24 euro, o frittura di mare, 20 euro). Tutto è preparato con estrema cura e attenzione per ogni dettaglio a prezzi nella norma. Si può anche fare il brunch domenicale. Ampia la scelta d vino. Aperto dal martedì al sabato dalle ore 19 alle 2.
Ottima trattoria piemontese di piccole dimensioni a pochi minuti dal teatro Out Off. Dalla Tartare di Fassone al Tartufo Nero (18 euro), ai Tajarin Piemontesi al Ragù (13 euro) o al burro e tartufo nero d’Alba (16 euro) state pur certi che passerete un’ottima serata. Accompagnata anche dalla cortesia del marito, milanese, della proprietaria (Clarissa, è lei la piemontese, non c’era quando siamo andati noi) e simpatia e l’eleganza dei camerieri, indiani.
Sempre aperto. Questa la prima caratteristica. Non è solo un ristorante, l’Upcycle, in via Ampere 59. Di giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, è uno spazio per leggere, lavorare, soprattutto per studiare. E poi è un bike-caffè, ovvero uno spazio dedicato agli appassionati di bicicletta. Qui ci si trova, si organizzano gite, riunioni di ciclisti: “a Milano non ce n’erano -racconta con gentilezza e sprint Annemieke, olandese, che arriva in Italia nel 2013 per amore, si sposa e qui si stabilisce. Nello stesso anno apre il locale, che porta avanti una filosofia-. E poi qui si fa “upcycling”, ovvero quel processo di conversione di materiale di scarto o prodotti apparentemente inservibili in nuovi materiali o prodotti di migliore qualità”. E allora si inizia a notare che il lungo tavolo in mezzo al locale è realizzato con vecchie assi da cantiere e tubi idraulici. In tutto il locale si trovano biciclette riconfigurate ad arredo. Lo stesso immobile era un garage, e lo si capisce dalla salita tipica in cemento che dalla strada porta nel locale, ora arredata con ruote di bici sul muro e con la presenza anche di tavoli sull’altro lato. In cucina i prodotti sono tutti freschi e di stagione, per un menù molto ampio perché copre tutti e tre i pasti. La sera e a pranzo si possono assaggiare quiche, zuppe e creme, baccalà, aringa e salmone. O arrosti e spezzatini, oltre all’originale hamburger Upcycle. Nel complesso è una cucina molto leggera, che passa dai mini piatti (tartare di pesce del giorno, 13 euro. Polpette vegane, 9 euo. Pollo in sala curry e cocco, 11 euro), a “I completi”, sorta di piatto unico (bowl di formaggio di capra, con couscous olive nere e mandorle tostate, 15 euro. O melanzana arrosto, 13 euro. O l’Upcycle Burgher, d fassona e ben condito, 16 euro, e latro). Il tutto è cucinato con prodotti di stagione, dalla colazione al brunch, dal pranzo alla cena. In qualunque momento della giornata si possono gustare caffè e the da accompagnare con biscotti e torte fatte in casa, bere vino, birra e pastis artigianale. L’acqua è alla spina, gratis, anche in modalità self sempre disponibile per chi è lì durante il giorno a studiare: “tranne nel weekend -conclude Annemieke-: sabato e domenica siamo aperti, ma lo spazio è dedicato allo svago”.
Indirizzo: via Ampère, 59 Telefono: 0283428268 Website: https://upcyclecafe.it/ E-mail: info@upcyclecafe.com
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