Al Teatro Manzoni 'Il padre della sposa' non è un matrimonio riuscito

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Recensione scritta da una persona che non solo non ha pregiudizi sul teatro cosiddetto leggero, non d’arte, ma che addirittura crede sia più complesso da sostenere per gli attori. Che si trovano il duro compito di soddisfare il pubblico con parole, o canzoni o danze, e quindi devono sfondare con le proprie capacità due barriere: non solo quella della normale aspettativa che gli spettatori hanno davanti ad ogni spettacolo, ma anche quella di dover far ridere persone magari stanche o stressate dopo una giornata di lavoro. Senza dimenticare che anche il teatro disimpegnato può in realtà sottendere dei sensi profondi. Ciò detto, “Il padre della sposa” in scena al Teatro Manzoni fino al 12 febbraio purtroppo è uno spettacolo che non aggiunge alcunché di all’esperienza di spettatore che viene intrattenuto.

Quella che vuole porsi come una divertente commedia che tratta affari famigliari e personali dei protagonisti, infatti, risulta una dimostrazione di abilità attoriale che però non arriva completamente: Giovanni, Roberto M. Jannone, è un imprenditore e padre di famiglia che, oltre a possedere un’azienda, ha una moglie, Michelle, Marcella Latuca, e una bella figlia ventiduenne, Alice, Martina Difonte, a cui vuole molto bene e di cui è molto geloso. La ragazza sta per sposare Ludo, Lucandrea Martinelli, rampollo di una ricca famiglia, ma l’imminente matrimonio avrà un effetto straniante su Jannone-padre, che in cuor suo non vuole accettare il fatto che la figlia sia ormai una donna e il solo pensiero di lasciare l’adorata fanciulla nelle mani di uno sconosciuto lo fa dar di matto. Classica situazione italiana, che si svolge tutta nella casa di Alice, per le scene e costumi di Carlo De Marino e luci di Umile VainieriLa regia, e le musiche, sono di Gianluca Guidi, con cui tutti gli attori (compreso Gaetano Aronica che compare alla fine come un web-organizer molto originale) si sono detti entusiasti di aver lavorato e a cui lui stesso dedica una sana attenzione nel momento in cui sostiene che “Gli spettacoli devono diventare figli di chi li fa, non di chi li dirige”. >T

Credit @TeatroManzoni

E allora, forse, bisognerebbe appuntare proprio a lui, Guidi, che questi attori sono troppo maschere, troppo finti nel ruolo e poco coinvolgenti: più si interpreta, come in questo caso, una storia vicina a tutti noi, tanto più sarebbe necessario che ogni personaggio avesse una personalità ricca di sfaccettature, di umori e di impressioni in cui riconoscersi o meno. Invece quelle de “Il padre della sposa”, in questo caso, sono maschere, figure nel ruolo della “madre”, della “figlia”, del “padre” e del “promesso sposo”  che propongono al pubblico solo la parte scritta, senza sottotesto o almeno qualche sfumatura più vibrante. Che è la parte più complessa da saper rendere se si interpreta teatro leggero, ma anche quella che lo rende di vera qualità.

INFO:
Teatro Manzoni, via Manzoni 42
Orari: feriali, ore 20.45. Domenica, ore 15.30. Sabato 11 febbraio, ore 15.30 e 20.45
Biglietti: prestige, 35 euro. Poltronissima, 32 euro. Poltrona, 23 euro. Under 26 anni, 15.50 euro.
www.teatromanzoni.it, 02-7636901

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