Non ci sono vie di fuga nel girone dei disperati

Marta Calcagno Baldini

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L’Albergo dei poveri, da ieri sera al Piccolo Teatro Strehler fino al 28 marzo, non può che essere un testo russo. Massimo Popolizio firma la regia di questa produzione del Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa con il Teatro di Roma-Teatro Nazionale, dall’opera di Maksim Gor’kij, l’autore russo che racconta la miseria vissuto tra la fine del XIX e i primi del XX secolo.

Un gruppo di 16 attori vive in un dormitorio per persone senza dimora: la scena, di Marco Rossi e Francesca Sgariboldi, non lascia dubbi. Siamo in uno stanzone, accatastati gli oggetti, sparsi nello spazio i letti, coperte sgualcite e non sempre presenti. Qui tutto riporta a un solo concetto: convivenza forzata per necessità, nella povertà da cui accettazione degli eventi. Ecco perché L’albergo dei poveri non può che essere un’opera di un autore russo: la forza della rassegnazione, così evidente in questa immensa terra in cui l’individuo è un essere di poco conto, è quella su cui poggiano tutte le vite rinchiuse nello stanzone-rifugio. L’unica chiave di lettura della vita sembra essere l’accettazione del proprio stato.

Ogni attore rappresenta una persona, e ogni persona porta avanti la sua scheggia di vita: esistenze piccole, relegate nelle periferie invisibili, nella povertà e nello sfruttamento. C’è un calzolaio, che lavora nello stanzone. C’è un ladro. Un fabbro ferraio, la cui moglie è malata, sdraiata a letto con una tosse mortale. Una ragazza che legge romanzi d’amore e vive nelle storie delle sue pagine, per poi tornare nella sua realtà. C’è una prostituta, una donna che porta ogni giorno un pasto (unico) nello stanzone, una zuppa. C’è un attore alcolizzato, un facchino, altre identità al limite. E poi c’è il padrone dello stanzone, con la figlia maggiore, che chiedono i soldi dell’affitto ai poveretti senza dimostrare interesse per le loro sorti. Finchè, un giorno, capita nello stanzone il Pellegrino, lo stesso Popolizio: con il suo bastone rappresenta una possibilità, un’alternativa, un supporto, un nuovo modo di pensare: il Pellegrino non reagisce alle provocazioni e i sospetti iniziali, lascia correre e semmai aiuta a cercare in ciascuno il buono in sé. Il suo esempio sembra portare una nuova linfa, sembra. Il male da espellere è veramente spinoso, e l’alcol è uno strumento molto più vicino, semplice e sicuro per dimenticare.

Un testo elaborato più e più volte, “abbiamo scritto 6 copioni” racconta Popolizio parlando del lungo lavoro realizzato con Emanuele Trevi “su un ‘testo—Frankeinstein’, nel senso che assume diversi significati, porta tanti temi e sensazioni”. Certo, perché ogni personaggio ci mette davanti alla sua storia di vita. Che si possono raccogliere tutte in una frase del ladro, Satin, interpretato da Raffaele Esposito: “Chi ha un cuore debole, o chi è costretto a vivere dell’altrui pane, ha bisogno della menzogna”. Ovvero, non c’è redenzione, non c’è via di fuga, se non, forse, nell’illusione. E allora, la ricerca di consapevolezza che vorrebbe introdurre il Pellegrino serve veramente a qualcosa? Prendere coscienza della verità potrebbe aiutare a cambiarla, o il male da debellare è ormai troppo grande, meglio rassegnarsi?

Aldilà della lettura sociale povero/ricco, comunque esistente, Popolizio potrebbe voler allargare l’interpretazione a qualsiasi tipo di ricerca di affermazione di sé: serve darsi la possibilità di credere in se stessi? Le storie di tutti i personaggi dell’Albergo dei poveri sembrano negarla. Bravi gli attori, per uno spettacolo di fondamentale importanza per il Piccolo Teatro dato che Giorgio Strehler inaugurò proprio con questo testo lo Stabile il 14 maggio del 1947. Anzi, fu proprio lui a battezzarlo L’Albergo dei poveri, recitando egli stesso nei panni di Aleska oggi interpretato da Gabriele Brunelli, un ex allievo della Scuola del Piccolo.

DURATA: 100 minuti senza intervallo

INFO: 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

ORARI: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16.

PREZZI: platea 40 euro, balconata 32 euro

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