Carlo Goldoni, veneziano, visse tra il 1707 e il 1793: in 86 anni, dalla Laguna alla Francia fino a Milano, riformò gradatamente e completamente il Teatro. Basta con i canovacci, le maschere e l’improvvisazione tipici della Commedia dell’Arte, allora in voga: per Goldoni le drammaturgie vanno scritte, devono essere recitate a memoria dagli attori (bando all’improvvisazione), i quali interpretano non più dei personaggi-maschera (Arlecchino, Pantalone, Pulcinella…), sempre uguali a se stessi. In scena si rappresenta la vita in tutte le sue sfaccettature. Quindi si raccontano storie possibili, e i personaggi sono esemplari umani caratterizzati e specifici, con un carattere e un’indole personale, non stereotipata.
Come si arriva ad un tale cambiamento? Ce lo spiega “Carlo Goldoni 2.0, memorie e rivoluzione”, lo spettacolo in scena fino al 30 aprile al Teatro Out Off per la regia di Lorenzo Loris. Una produzione del teatro in via Mac Mahon 16 in collaborazione con MTM-Manifatture Teatrali Milanesi, e con lo scopo preciso “di portare a conoscenza delle giovani generazioni gli autori più importanti della letteratura italiana utilizzando strumenti di comunicazione innovativi”. Non che il mezzo di comunicazione del teatro sia nato ieri, ovvio, ma il Goldoni all’Out Off è intento a leggere l’effetto dei suoi post su Instagram, Facebook e Twitter dalla sua camera di ospizio quando lo spettacolo si apre.
“Carlo Goldoni 2.0” è infatti una riscrittura ad hoc di BR Franchi delle Memoires, l’autobiografia che il drammaturgo veneziano scrisse di sé in Francia negli ultimi anni della sua vita. Il giovane autore si è quindi ispirato al testo goldoniano, ma lo ha riscritto in modo che emerga oggi la forza della riforma teatrale di allora del drammaturgo veneziano. A cosa si può paragonare un autore che nel XVIII secolo si rivolge al suo pubblico anche per rieducarlo a stare a teatro e a conoscere la realtà attraverso la finzione della scena? Per BR Franchi Goldoni è un influencer, che gode di enorme successo seppur twitti e posti brani delle sue commedie da un ospizio.
Vengono a trovarlo il nipote, Daniele Caggianesi, con la moglie, Stella Piccioni (a volte un po’ eccessiva nella parte, tende a oscurare Caggianesi, che è invece più calmo nella recitazione ma più espressivo). Si incontrano nella stanza d’ospizio del letterato, che condivide con il violista Luca Garlschelli, che suonerà in scena accompagnando lo spettacolo (a volte anche con Gaggianesi al clarinetto). Sarà la donna, una Mirandolina 2.0, a captare subito il successo dello suocero come utile al proprio bar. Dato il gradimento che riscuotono i brani estrapolati e postati delle sue drammaturgie, “usiamo i suoi testi come letture nel nostro cabaret!”. Ecco quindi che la visita si trasforma in un periodo di tempo utilizzato per estorcere al drammaturgo quanto più possibile di se stesso, della suo stile di scrittura e della sua riforma teatrale, in modo da riproporre nel modo più coinvolgente possibile i segreti di Carlo Goldoni nel caffè che i due gestiscono. Il protagonista è a volte interpretato da Callegaro, nella versione di artista in ospizio, a volte da Gaggianesi, quando è il giovane drammaturgo che mette in atto la sua rivoluzione.
Per uno spettacolo che, grazie alla fantasia e contributo del pubblico, sovrappone le epoche facendo sprofondare in un tempo altro, quello del teatro. Fino a un finale sorprendente, del resto è lo stesso Goldoni a dire: “qual è il mio segreto, e quello di una risata? Andare dove non c’è soluzione”.
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 19.30 – domenica ore 16.00
Consigli per prima o dopo lo spettacolo
Upcycle
Esterno del locale Upcycle, credit @MartaCalcagno
Sempre aperto. Questa la prima caratteristica. Non è solo un ristorante, l’Upcycle, in via Ampere 59. Di giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, è uno spazio per leggere, lavorare, soprattutto per studiare. E poi è un bike-caffè, ovvero uno spazio dedicato agli appassionati di bicicletta. Qui ci si trova, si organizzano gite, riunioni di ciclisti: “a Milano non ce n’erano -racconta con gentilezza e sprint Annemieke, olandese, che arriva in Italia nel 2013 per amore, si sposa e qui si stabilisce. Nello stesso anno apre il locale, che porta avanti una filosofia-. E poi qui si fa “upcycling”, ovvero quel processo di conversione di materiale di scarto o prodotti apparentemente inservibili in nuovi materiali o prodotti di migliore qualità”. E allora si inizia a notare che il lungo tavolo in mezzo al locale è realizzato con vecchie assi da cantiere e tubi idraulici. In tutto il locale si trovano biciclette riconfigurate ad arredo. Lo stesso immobile era un garage, e lo si capisce dalla salita tipica in cemento che dalla strada porta nel locale, ora arredata con ruote di bici sul muro e con la presenza anche di tavoli sull’altro lato. In cucina i prodotti sono tutti freschi e di stagione, per un menù molto ampio perché copre tutti e tre i pasti. La sera e a pranzo si possono assaggiare quiche, zuppe e creme, baccalà, aringa e salmone. O arrosti e spezzatini, oltre all’originale hamburger Upcycle. Nel complesso è una cucina molto leggera, che passa dai mini piatti (tartare di pesce del giorno, 13 euro. Polpette vegane, 9 euo. Pollo in sala curry e cocco, 11 euro), a “I completi”, sorta di piatto unico (bowl di formaggio di capra, con couscous olive nere e mandorle tostate, 15 euro. O melanzana arrosto, 13 euro. O l’Upcycle Burgher, d fassona e ben condito, 16 euro, e latro). Il tutto è cucinato con prodotti di stagione, dalla colazione al brunch, dal pranzo alla cena. In qualunque momento della giornata si possono gustare caffè e the da accompagnare con biscotti e torte fatte in casa, bere vino, birra e pastis artigianale. L’acqua è alla spina, gratis, anche in modalità self sempre disponibile per chi è lì durante il giorno a studiare: “tranne nel weekend -conclude Annemieke-: sabato e domenica siamo aperti, ma lo spazio è dedicato allo svago”.
Indirizzo: via Ampère, 59 Telefono: 0283428268 Website: https://upcyclecafe.it/ E-mail: info@upcyclecafe.com
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