Anna Della Rosa è Orlando: al Piccolo un elogio alla femminilità in un’opera in cui biografia e letteratura si uniscono in un arabesco di parole e gesti

Di Marta Calcagno Baldini

Categoria Ciapa'l tram, Recensioni

Pubblicato Febbraio 20, 2026

Anna Della Rosa interpreta Orlando, credit @andrealamacchia
Anna Della Rosa interpreta Orlando, credit @andrealamacchia

Dal testo dei Virginia Wolf del 1928 alla drammaturgia di Fabrizio Sinisi per la regia di Andrea De Rosa

Spettacolo complesso, profondo, Orlando, al Piccolo Teatro Studio Melato fino al 22 febbraio, è la versione teatrale del romanzo omonimo del 1928 di Virginia Woolf, trasposto in drammaturgia da Fabrizio Sinisi per la regia di Andrea De Rosa. Sola in scena, Anna Della Rosa è Orlando, un uomo che diventa donna nel corso dello spettacolo. Attrice milanese (Milanoateatro ha parlato di lei qui Un attore può donare una sua interpretazione: Anna della Rosa recita due dei Tre Lai secondo la visione di Sandro Lombardi – Milano a Teatro), la Della Rosa riesce a interpretare un testo che non solo prevede un cambio d’identità sessuale del protagonista, ma attraversa anche varie epoche storiche, dal ‘500 al ‘900, quelle in cui il romanzo si svolge, e parallelamente cita la storia d’amore tra la Woolf e Vita Sackville-West, scrittrice inglese, che avvenne alla fine degli anni venti e fu burrascosa e intesa. Ecco perchè, secondo Sinisi, Orlando è «la più spericolata lettera d’amore che la storia ricordi»: un dono e un atto di gioia offerto a una donna e ad un’altra e al mondo.

Quella in scena al Piccolo è una fiaba complessa, infatti, ma una fiaba. Che spicca un salto attraverso i secoli: Orlando compie un viaggio nello spazio e nel tempo, va oltre ogni steccato. Nato uomo nel XVI secolo, vive per più di quattrocento anni e, infine, diventa donna: in questo poetico, anche se destabilizzante, racconto immaginario, la Wolf dichiara il suo amore alla Sackvile-West.

Anna Della Rosa interpreta Orlando, credit @andrealamacchia

Un’opera che intreccia biografia e letteratura in un arabesco di parole e gesti che solo la capacità della protagonista riesce a rendere coinvolgenti e portatori di senso: “il mio essere uomo e poi donna sta nel mio atteggiamento -ha detto l’attrice-. Pochi trucchi, tutto lì sotto gli occhi dello spettatore: mi levo un cinturone di cuoio e mi metto un cappello di paglia”. In cui il maschile e il femminile si fondono: “Virginia Woolf crea una storia piena di umanità -ha commentato sempre la Della Rosa-. Si racconta di un uomo che diventa una donna attraverso i secoli, ma ancora di più, come spiega molto bene Nadia Fusini che ha curato la traduzione del testo, è innanzitutto un inno alla femminilità: alla capacità di elasticità, di contemplazione, di amore, presenti nelle donne”.

Per uno spettacolo che chiede allo spettatore di nn avere limiti e pregiudizi su come una drammaturgia dovrebbe essere costruita e sui concetti che esprime: qui è tutto nuovo, tutto ancora mai visto. L’unica è abbandonarsi alla recitazione della Della Rosa anzitutto, ma anche del testo che recita, alla scenografia e all’orchestrazione di tutti questi elementi, che portano ad uno spettacolo prezioso nella sua specificità.

DURATA: un’ora senza intervallo

INFO: Piccolo Teatro Studio Melato, via Rivoli 6. Tel. 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

ORARI: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.

PREZZI. platea 33 euro, balconata 26 euro

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Bar del Teatro Studio

    Esiste in teatro un piccolo bar che offre principalmente caffè e bevande. si può fare un aperitivo tranquillo senza pretese.

    Indirizzo: Via Rivoli, 6, 20121 Milano

  • Dumpling Mywei

    Perfetto se cercate un posto poco dispendioso, allegro, semplice ma curato nei dettagli (ad esempio è quasi perfettamente accessibile). Locale quindi piccolo ma completo, si trova davvero a pochi metri dalle gradinate che portano al Teatro Strehler. Prima, 8 anni fa, qui c’era solo un bar, gestione cinese. Da due anni e mezzo la stessa famiglia ha convertito la sala in una piccola ravioleria cinese — o dumpling bar, per dirla all’Inglese. Il nome fonde il termine cinese Meiwèi — il cui significato è “delizioso” — con l’espressione inglese My way, a modo mio. Un luogo gestito e frequentato da giovani, per gustare, prima o dopo spettacolo, ravioli cinesi freschi preparati secondo l’antica tradizione, ma ogni volta sempre diversi. Aperti tutti i giorni dalle 11:30 alle 15:30 e dalle 18:00 alle 23:30.

    Indirizzo: Via Rivoli, 2, 20121 Milano

    Telefono: 3737538973

    Website: https://www.myweibar.it/

  • Rovello18

    E’ un locale che sfrutta il fatto che arrivino in prevalenza turisti stranieri. Noi, tutti milanesi o comunque abitanti a Milano, eravamo in quattordici per un pre-teatro (è molto vicino allo Strehler): abbiamo prenotato specificando che avremmo scelto antipasti o primi leggeri. Non abbiamo pagato alla romana: ho speso 20 euro per una ridicola porzione di minestrone freddo e due bicchieri di bianco. Allora: servizio veloce, cucina più che mediocre e soprattutto imbroglioni. Assurdo il prezzo pagato rispetto al piatto scelto e soprattutto alla irrisoria quantità che mi hanno servito (il corrispondente di un bicchier d’acqua pieno). La zona di Brera-Garibaldi è sempre più sgradevole per chi abita in città, troppo turistica.

    Indirizzo: via Tivoli 2

    Telefono: 0272093709

    Email: rovello18@gmail.com

    Website: https://www.rovello18.it/

  • Andry Restaurant

    Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).

    Indirizzo: via Rovello 10

    Telefono: 0286462709

    Email: andryrestaurant@gmail.com

    Website: https://ristoranteandry.com/

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