Ultima sera per entrare nel sogno di Galileo Galilei che incontra Leonardo Da Vinci
Al Teatro Oscar il testo scritto da Luca Doninelli con Marco Bersanelli, docente di astrofisica meccanica alla Statale di Milano

Ciapa'l tram

Chi pensa di conoscere il lavoro di Corrado D’Elia, davanti al suo Macbeth, Inferno, dovrà ricredersi. È in scena al Teatro Leonardo ancora fino a domani, 2 novembre, la rilettura della tragedia shakesperiana Macbeth che si muove su canoni di teatro fisico, d’immagine, che scardina la trama e diventa un progetto aleatorio e astratto. Corrado d’Elia, Chiara Salvucci, Marco Brambilla insieme a altri sei attori (Sabrina Caliri, Irene Consonni, Tommaso Di Bernardo, Edoardo Montrasio, Denise Ponzo e Diego Saponara) appaiono e scompaiono da una scena completamente buia, nera, di Fabrizio Palla, che li illumina a tratti.
Il senso di queste apparizioni e sparizioni, lo si capisce poco dopo, non c’è. Sì, D’Elia definisce lo spettacolo “Un viaggio infernale, terrificante e perfetto”. Ma perché scrivere una drammaturgia in cui si immagina di scendere negli inferi con Macbeth, generale scozzese? La trama della tragedia shakesperiana è nota: nel dramma il protagonista uccide il re di Scozia e si impossessa del trono, spinto da una profezia di tre streghe e dal convincimento della moglie. A omicidio compiuto il senso di colpa tormenta il neo re, ma, invece che stimolarlo a cercare una via di salvezza, lo porta a commettere omicidi sempre più gravi, fino a raggiungere la follia proprio a causa del bagno di sangue commesso, e darsi alla morte.

Dati quindi per assunti malefizi di Macbeth, lo spettacolo di D’Elia si compone di varie scene di teatro danza con parole e sequenze di luce-buio che semplicemente dovrebbero permettere di entrare nel mondo post mortem del crudele tiranno e della moglie, Lady Macbeth, Chiara Salvucci. Che prende fin troppo spazio nello spettacolo: certo, è protagonista nella degenerazione crudele del marito, lo istiga e incoraggia a entrare nel Male. Ma ciò è reso blandamente: con più momenti in cui la Salvucci compie supposti balli malefici. Immancabile anche una scena di pseudo sesso, in cui ovviamente lei è protagonista e soggioga quasi il marito, per almeno cinque minuti di cui potrebbe fare tranquillamente a meno. Non perchè sia particolarmente sconcia, ma per l’associazione sesso-potere: piuttosto scontata. Meglio il D’Elia che lavora sulla parola e la profondità psicologica dei personaggi che decide di portare in scena.
DURATA: 75 minuti
INFO: Teatro Leonardo, via Ampère 1- www.mtmteatro.it, biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.4
ORARI: martedì/sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30
PREZZI: intero € 30,00 – convenzioni € 24,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24,00 – Under 30 e Over 65 € 17,00 – Università € 17,00 – scuole di Teatro € 19,00 – scuole civiche Fondazione Milano, Piccolo Teatro, La Scala e Filodrammatici € 11,00 – Scuole MTM € 10,00 – ridotto DVA € 15,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO
Un’accoglienza gentile e professionale, 40 anni di esperienza arrivano in capacità di essere ospitali senza cadere nell’intrattenimento. Per un ristorante dall’estetica nel complesso elegante, è presente anche una grande terrazza per mangiare fuori quando il clima lo permette, ma che non punta sui dettagli: è la qualità del cibo la sua carta distintiva. Si mangia ottimo pesce, tutte ricette di cucina sarda. Il ristorante è di famiglia, lo chef, Roberto Cabra, con la moglie Simona in sala, portano i sapori della tradizione sarda e usano ingredienti di prima qualità (pesce freschissimo dalla Sardegna, come molti dei vini e l’olio extravergine dop. Farine biologiche, dolci tipici della tradizione sarda come le seadas). Immancabile il pane carasau, servito caldo. Ogni piatto del menù viene cucinato al momento. Chiuso sabato a pranzo e domenica. Attenzione, però, sono molto rigidi negli orari di apertura e chiusura. Non sono assolutamente elastici nel favorire un minimo sbalzo nel rispetto degli orari abituali mancando, sotto questo aspetto, completamente della suddetta capacità di accoglienza.

Indirizzo: Via Andrea Maria Ampère, 57, 20131 Milano
Telefono: 0236521125.3334979339
Website: https://ristoranteampere57.it/
Una cucina di stile rustico e nutriente, con grande preferenza di piatti a base di carne e con la specialità del lesso (a partire dal bollito misto, con tutti i principali tagli di carne e tutte le salsine classiche come il bagnetto vedre piemontese, la mostarda, il rafano, la pearà veronese). Ma non aspettatevi lo stile di una cascina in campagna: arredi vintage scovati chissà dove, colori e luminosità del locale riportano alla peculiarità che rende il ristorante unico: come per il menù, si reinterpreta a tradizione in modo moderno e innovativo.
Indirizzo: Viale Lombardia, 28, 20131 Milano
Telefono: 3455499830
Website: https://www.alless.it/
Il primo pensiero che viene in mente mentre si è al Baia Chia, ristorante di cucina sarda in via Antonio Bazzini 37, è “qui tornerò”. Ambiente relativamente piccolo (meglio prenotare), una cinquantina di posti in due salette, in cui tutto è affidato alle mani di Donatella, campidanese, che gestisce con poche parole e molta attenzione. Con lei il figlio, un ragazzo intelligente e sensibile, curioso del mondo che ogni sera entra nel suo locale. D’altra parte chi scopre il Baia Chia sente di aver trovato non solo l’autentica cucina sarda, ma anche lo stesso spirito un po’ schivo, percettivo e aperto-ma-con-riserva dell’Isola. Abbiamo assaggiato (tra la prima volta e le altre in cui siamo tornati) un ottimo antipasto di calamaretti fritti, per passare ai culurgiones (ravioli al sugo di pomodoro ripieni di patate e menta), e poi il misto di antipasti sardi, la fregola (una sorta di cous cous in versione sarda), e come dessert, la classica seada (raviolo con formaggio fuso ricoperto di miele), accompagnata da un bicchiere di mirto. Da provare, poi, anche le cozze alla vernaccia e il frittino di calameretti. Non sono parchi nel versare vino, se lo prenderete al calice, consigliamo l’ottimo Vermentino di Gallura. Prezzi decisamente ragionevoli (sui 30 euro a testa).
Indirizzo: via Antonio Bazzini 37
Telefono: 022361131
E-mail: baiachiaristorante@hotmail.it
A pochi minuti a piedi dal Leonardo, è l’ideale per un dopo teatro e non solo perché la cucina chiude a Mezzanotte (e se ci sono gruppi possono anche proseguire), ma anche perché è un ristorante-pizzeria che esiste da 50 anni, e l’esperienza si percepisce subito: gentilezza e cortesia del personale, freschezza degli ingredienti per ricette ischitane-napoletane (del resto “cuccuma” è il nome della moka partenopea). Noi abbiamo assaggiato spigola al forno coi carciofi (per 2) e melanzane, e un fritto napoletano di antipasti. Più un bicchiere di vino (71 euro) Quando lo abbiamo provato c’era seduta affianco a noi una tavolata napoletana, come a conferma della qualità. L’architettura interna ricorda quella di una nave, e la conduzione è famigliare.
Indirizzo: Via Giovanni Pacini 26, 20131, Milano
Telefono: 022664945
Website: http://www.lacuccuma.it/
E-mail: info@lacuccuma.it
Si chiama “Trattoria Sole” perché si scorge lo stabile che ora ospita il ristorante in questione in un fotogramma del film di De Sica “Miracolo a Milano” (del 1951): la scena è quella del raggio luce che scalda per pochi secondi la folla povera e infreddolita. Aarredi vintage cercati con cura e rigore, per sprofondare in quella Milano periferica di cui racconta il film, per gustare ricette della tradizione milanese ma non solo: fusilli al pesto, riso freddo con tonno e capperi, o fusilli con crema al radicchio rosso. Per passare al roast-beef con olio e rosmarino, o alla torta rustica con merluzzo, broccoli e zucchine. Insomma la tradizione lombarda si unisce a quella regionale italiana con spazio per tocchi di fantasia e ispirazioni da tutto il mondo.
Indirizzo: Via Carlo Valvassori Peroni, 41, 20133 Milano
Telefono: 022364182
Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).
Indirizzo: via Rovello 10
Telefono: 0286462709
Website: https://ristoranteandry.com/
E-mail: andryrestaurant@gmail.com
Al Teatro Oscar il testo scritto da Luca Doninelli con Marco Bersanelli, docente di astrofisica meccanica alla Statale di Milano

Al Menotti a riduzione per il Teatro del Capolavoro di Giuseppe Berto, che tutta la vita lottò contro la depressione

Maddalena Crippa e Maximilian Nisi interpretano in modo coinvolgente e convincente la vita di Masa e Max, la ragazza bosniaca e il medico austriaco

Dal testo dei Virginia Wolf del 1928 alla drammaturgia di Fabrizio Sinisi per la regia di Andrea De Rosa

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