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Recensioni

Jean Baptiste Poquelin detto Molière (Parigi, 1622-1673) era figlio di un ricco commerciante di tessuti parigino. Aveva studiato dai gesuiti ed era avvocato. Il teatro, però fu la sua vera essenza vitale, più propriamente la commedia. Nelle sue opere il drammaturgo e attore dipinge la società in modo così preciso quanto satirico, da rendere la comicità teatrale un chiaro strumento di denuncia e satira. Ne “Il Malato immaginario” in scena al Teatro Franco Parenti fino al 23 ottobre (dal 6) si denuncia non tanto un aspetto specifico dei grandi difetti dell’umanità, quanto la paura che questa stessa può incutere ad una persona, tanto da renderla altamente ipocondriaca. E’ chiaro infatti che Argan, interpretato da Gioele Dix, maschera dietro alla sua continua ricerca di cure la volontà di controllare gli accadimenti della vita dalla sua stanza, che diventa il fulcro e l’unico luogo in cui si svolge l’azione. A quattrocento anni dalla nascita di Molière torna sul palcoscenico del Pierlombardo il “Malato immaginario” (luci di Gigi Saccomandi, musiche di Michele Tadini e Paolo Ciarchi, scene dipinte da Santino Croci e Federico Carrassi, costruite da Tommaso Serra presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti, sarta Paola Landini per costumi realizzati dalla sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni): una produzione che la Shammah aveva già diretto nel 1980, allora con Franco Parenti nel ruolo di Argan.
Per uno spettacolo che forse anche per questo risulta quasi troppo perfettamente rodato. Una scena luminosa ma spoglia, in cui da due porte retrostanti, nonché dalle quinte, trasparenti, entrano ed escono gli attori per avvicinarsi ad Argan, che invece raramente si alza (dimostrando però di essere perfettamente in grado di spostarsi se necessario): in questo spazio tutto s’incastra, non ci sono sbavature nella resa di Dix e di Anna Della Rosa, la serva Tonina, premurosa quanto insofferente verso il malato. Ottimi gli altri attori (Marco Balbi, Francesco Brandi, Fabrizio Coniglio, Piero Domenicaccio, Filippo Lai, Viola Magnone, Silvia Giulia Mendola, Pietro Micci, Marina Occhionero), che rendono anche fisionomicamente la parte. In tutta questa perfezione tecnica manca un po’ di trasgressione, di libertà, qualcosa che faccia uscire gli interpreti dalla parte per rendere lo spettacolo più aggiornato e d’arte.

Insomma, quale società denuncia questo Moliere: quella dei tempi in cui l’opera fu scritta, e allora siamo in una fedele trascrizione, o si vogliono riportare alla luce anche i difetti di quella attuale? lo spettacolo non dimostra alcuna volontà di attualizzare la resa delle tematiche intrinseche nel testo (la fobia, la solitudine, l’ansia, il proprio ruolo nella società). Diventando quindi un lavoro tecnicamente perfetto, ma un po’ troppo scolastico, che forse lo stesso Moliére avrebbe oggi rivisto con altri occhi.
Info.
Durata: 2 ore.30 minuti con intervallo. Orari: giovedì 6 Ottobre h 21:00; venerdì 7 Ottobre h 19:45; sabato 8 Ottobre h 19:45; domenica 9 Ottobre h 16:15; martedì 11 Ottobre h 20:00; mercoledì 12 Ottobre h 19:45; giovedì 13 Ottobre h 21:00; venerdì 14 Ottobre h 19:45; sabato 15 Ottobre h 19:45; domenica 16 Ottobre h 16:15; martedì 18 Ottobre h 20:00; mercoledì 19 Ottobre h 19:45; giovedì 20 Ottobre h 21:00; venerdì 21 Ottobre h 19:45; sabato 22 Ottobre h 19:45; domenica 23 Ottobre h 16:15
Biglietteria: via Pier Lombardo 14.
Tel: 02-59995206. Mail: biglietteria@teatrofrancoparenti.it.
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