Una Prima già piena come fosse girato il passaparola per due settimane: questo è ormai l’effetto Corrado D’Elia, tanto pubblico e una critica che, a parte i giornalisti che lo seguono fedelmente già dagli anni del Teatro Libero in via Savona, a volte lo snobba ritenendolo troppo poco di “ricerca”. Tanto studio, per l’attore e regista, che si esercita e compone anche in greco antico, sua passione (tanto per dire quanto è poco innovativo o troppo impreparato). Sempre in scena, tra tournee, repliche dei suoi spettacoli e prime. Come ieri, 14 marzo, al Teatro Leonardo, per Io, Vincent Van Gogh, fino al 24 marzo, spettacolo già vincitore del Premio Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos – Sezione Autore Contemporaneo, nella sua 17° edizione. Un altro suo Album, ovvero le biografie di artisti o personaggi che hanno fatto la storia o la storia della letteratura: con Ludwig Van Beethoven, Steve Jobs, Amadeus, Don Chicotte, Moby Dick, tutti scritti da D’Elia, ecco anche il lavoro dell’attore-regista sul pittore olandese.
Mentre il pubblico entra in sala si sentono rumori di vento, di campagna. Si abbassano le luci, il palco diventa un insieme astratto di colori, di luci e di contrasti. In mezzo c’è lui, D’Elia, seduto su una sedia con il microfono in mano: come spesso succede nei suoi monologhi, anche se esistono scene e luci (Chiara Salvucci e Christian Laface, assistente alla regia Sabrina De Vita), è lui, con la sua voce soprattutto, a movimentare l’intero spettacolo. Sorprendentemente, infatti, quando in scena da solo, D’Elia non necessiterebbe di altro che la sua voce. Perché tanti sono i ritmi, le oscillazioni e gli umori che trasmette: il suo stesso entusiasmo e la sua energia sono trascinanti. Esercizi di memoria giornalieri, per tenere a mente tutti gli spettacoli che contemporaneamente porta in scena nei vari teatri di tutt’Italia, ieri neanche una sbavatura per Van Gogh. Forse, a volte, un filo di stanchezza appena percettibile per chi lo ha visto in scena innumerevoli volte. Molta poesia, comunque, nel dipingere la necessità fisiologica di colore, di ambienti aperti, di vita, dell’artista: “io non disegno le forme, ma vorrei disegnare le anime”. E il ruolo di Theo, il fratello, che lo aiuta, lo ascolta, lo sostiene quanto possibile. Finchè Van Gogh non arriva al taglio dell’orecchio: già si era sparato in una delle sue lunghe e quotidiane lunghe passeggiate in campagna, e Theo era venuto a soccorrerlo.
“E’ più grande l’arte o la vita? Non ho la risposta”. Ma che bisogno c’è di cercarla? In Van Gogh sono la stessa cosa, questo ci dice chiaramente lo spettacolo: gli stimoli del quotidiano, che per tutti sono sopportabili, diventano per l’artista le sue pennellate nervose piene di colore. Come se vivesse e vedesse l’esterno con la stessa intensità con cui lo restituisce sulle sue tele. È un troppo difficile da reggere, e la sua libertà spaventa, gli altri: finisce in ospedale psichiatrico, troppo bianco. “Io sarò sempre in un campo di grano”: D’Elia comunica con intensità e verità l’impazienza, la vitalità, l’ansia e la fantasia irrefrenabile di Van Gogh, trasmettendoci, con questa figura l’esempio di chi vive senza compromessi.
DURATA: 60 minuti
INFO. Teatro Leonardo, via Ampere 1, www.mtmteatro.it, biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.4
ORARI: da giovedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30 intero € 30,00 – convenzioni € 24,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno)
PREZZI. € 24,00 – Under 30 e Over 65 € 17,00 – Università € 17,00 – scuole di Teatro € 19,00 – scuole civiche Fondazione Milano, Piccolo Teatro, La Scala e Filodrammatici € 11,00 – Scuole MTM € 10,00 – ridotto DVA € 15,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO
Consigli per prima o dopo lo spettacolo
Andry Restaurant
Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).
Indirizzo: via Rovello 10 Telefono: 0286462709 Website: https://ristoranteandry.com/ E-mail: andryrestaurant@gmail.com
Upcycle
Esterno del locale Upcycle, credit @MartaCalcagno
Sempre aperto. Questa la prima caratteristica. Non è solo un ristorante, l’Upcycle, in via Ampere 59. Di giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, è uno spazio per leggere, lavorare, soprattutto per studiare. E poi è un bike-caffè, ovvero uno spazio dedicato agli appassionati di bicicletta. Qui ci si trova, si organizzano gite, riunioni di ciclisti: “a Milano non ce n’erano -racconta con gentilezza e sprint Annemieke, olandese, che arriva in Italia nel 2013 per amore, si sposa e qui si stabilisce. Nello stesso anno apre il locale, che porta avanti una filosofia-. E poi qui si fa “upcycling”, ovvero quel processo di conversione di materiale di scarto o prodotti apparentemente inservibili in nuovi materiali o prodotti di migliore qualità”. E allora si inizia a notare che il lungo tavolo in mezzo al locale è realizzato con vecchie assi da cantiere e tubi idraulici. In tutto il locale si trovano biciclette riconfigurate ad arredo. Lo stesso immobile era un garage, e lo si capisce dalla salita tipica in cemento che dalla strada porta nel locale, ora arredata con ruote di bici sul muro e con la presenza anche di tavoli sull’altro lato. In cucina i prodotti sono tutti freschi e di stagione, per un menù molto ampio perché copre tutti e tre i pasti. La sera e a pranzo si possono assaggiare quiche, zuppe e creme, baccalà, aringa e salmone. O arrosti e spezzatini, oltre all’originale hamburger Upcycle. Nel complesso è una cucina molto leggera, che passa dai mini piatti (tartare di pesce del giorno, 13 euro. Polpette vegane, 9 euo. Pollo in sala curry e cocco, 11 euro), a “I completi”, sorta di piatto unico (bowl di formaggio di capra, con couscous olive nere e mandorle tostate, 15 euro. O melanzana arrosto, 13 euro. O l’Upcycle Burgher, d fassona e ben condito, 16 euro, e latro). Il tutto è cucinato con prodotti di stagione, dalla colazione al brunch, dal pranzo alla cena. In qualunque momento della giornata si possono gustare caffè e the da accompagnare con biscotti e torte fatte in casa, bere vino, birra e pastis artigianale. L’acqua è alla spina, gratis, anche in modalità self sempre disponibile per chi è lì durante il giorno a studiare: “tranne nel weekend -conclude Annemieke-: sabato e domenica siamo aperti, ma lo spazio è dedicato allo svago”.
Indirizzo: via Ampère, 59 Telefono: 0283428268 Website: https://upcyclecafe.it/ E-mail: info@upcyclecafe.com
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