Ultima sera per entrare nel sogno di Galileo Galilei che incontra Leonardo Da Vinci
Al Teatro Oscar il testo scritto da Luca Doninelli con Marco Bersanelli, docente di astrofisica meccanica alla Statale di Milano

Recensioni
Il Carcano ha un pubblico capace di rendere qualsiasi spettacolo un momento di condivisione appassionata e partecipe più di quanto ciò non sia intrinseco nel teatro stesso. Complice la zona, Porta Romana, che pullula di licei, scuole medie, senza dimenticare la vicinanza con l’Università Statale di Milano, sembra che quando un ragazzo tra i 15 e i 22 anni sceglie di vedere uno spettacolo teatrale, guardi anzitutto il cartellone del Carcano appunto. Che solitamente propone drammaturgie tradizionali, con regie mai particolarmente sperimentali, di stampo classico. Per spettacoli amabili nel loro genere, mai troppo lunghi e di qualità in genere alta. Assistere a “Sogno di una notte di mezza estate”, in scena fino al 23 ottobre è stata un’esperienza coinvolgente soprattutto per il contributo apportato dalla platea. Lo spettacolo è una produzione del LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con CTB – Centro Teatrale Bresciano, Centro D’arte Contemporanea Teatro Carcano e partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco. Le scene sono state realizzate dal Laboratorio di Scenografia “Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli”, nientemeno che del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. Quella che viene chiamata macchineria scenica è realizzata da Studio Cromo, e i costumi sono dellla Compagnia Italiana della Moda e del Costume. Anche la regia promette grandi risultati, avendo il giovane (classe 1979) Andrea Chiodi già avuto esperienza come aiuto regista con luminari come Gabriele Lavia, avendo vinto premi come l’Alfonso Marietti dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano, il premio talenti emergenti di Lombardia, il Golden Graal per il teatro. E poi la sua “Bisbetica domata” viene selezionata all’Incontro del Teatro svizzero 2018, senza contare che è finalista al Premio Hystrio e vince il Premio Mario Mieli 2019. E’ anche allievo di Piera Degli Esposti, e si laurea in giurisprudenza con una tesi sulla tragedia greca sotto la guida di Eva Cantarella ed è docente presso l’accademia dell’Opera di Verona, la Scuola del Teatro Stabile del Veneto e la Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano nel corso del 2021. Attualmente è regista residente del Centro Teatrale Bresciano, direttore artistico della stagione di prosa del Teatro di Varese e del festival Tra Sacro e Sacro Monte. Tutto ciò va riferito perché lo spettacolo non è degno di tale curriculum e collaborazioni artistiche. E il problema sono, senza dubbio, i 14 attori, anche se la maggior parte è diplomata al Piccolo o ha in curriculum buone scuole ed esperienze. Molto scolastici, molto giovani (se l’età fosse un alibi saremmo tutti più tranquilli, invece si può essere ottimi interpreti anche con pochi anni sulle spalle), senza una vera chiave per entrare nei personaggi e restituirli in modo personalizzato. Sembra di essere ad una recita scolastica, non certo ad uno spettacolo di professionisti. La chiave registica è quella della fiaba intesa come mondo creato ex novo dai bambini: Teseo, duca di Atene, per celebrare le nozze con Ippolita, regina delle amazzoni, proclama giorni di riti e feste. Bottom e altri artigiani, per l’occasione, decidono di mettere in scena la storia di Piramo e Tisbe recandosi nel bosco per le prove. Lì ci sono anche Lisandro ed Ermia, che si amano e stanno fuggendo da Atene perché il padre di lei vorrebbe darla in sposa a Demetrio; quest’ultimo insegue la coppia di amanti rincorso a sua volta da Elena, di lui perdutamente innamorata. Oberon, il re delle fate, e Puck, il folletto che è al suo servizio, si divertono confondendo gli amori dei quattro giovani e spingendo Titania, sposa di Oberon, ad un’arcaica passione. Amanti, artigiani e fantasie mischiano così, nel bosco, i loro mondi. La trama di equivoci, litigi e confusione si scioglie quando il re Oberon riesce a dissipare tutti gli incanti. Dopo aver rintracciato gli innamorati, il duca Teseo ufficializza le unioni secondo i sentimenti. Il bosco è rappresentato dal buio, da un fondale di corde che pendono dall’alto nere come fossero rami, da un pavimento di finta erba. E, protagonista lungo tutta la durata dello spettacolo, uno scivolo. Rappresenta il mondo dell’infanzia, come le filastrocche per bambini che a tratti vengono canticchiate in scena, e come la gioiosità di fondo che si cerca di far respirare. Come a dire: lasciatevi andare a questa ricreazione nel mondo della fantasia, del gioco e dell’illusione. E così, non fosse per il pubblico che sceglie di partecipare a questa scommessa, di seguire gli attori nel loro gioco superficialmente interpretato, e ride, applaude e accetta ogni proposta, anzi li incoraggia con applausi a scena aperta, non fosse per ciò che di generoso accade in platea certamente lo spettacolo sarebbe guardabile ma non amabile. Infondo, però, ben venga quest’avventura: la qualità dello spettacolo è mediocre, ma non inguardabile. Ed è positivo che spettatori appassionati incoraggino col loro entusiasmo i giovani interpreti in scena.
Info:
PREZZI
posto unico numerato venerdì, sabato e domenica € 38,00
posto unico numerato martedì, mercoledì e giovedì € 27,00
DURATA: 2 ORE SENZA INTERVALLO
VENDITE ONLINE www.teatrocarcano.com
TEATRO CARCANO corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano
info@teatrocarcano.com | www.teatrocarcano.com
Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).
Indirizzo: via Rovello 10
Telefono: 0286462709
Website: https://ristoranteandry.com/
E-mail: andryrestaurant@gmail.com
Al Teatro Oscar il testo scritto da Luca Doninelli con Marco Bersanelli, docente di astrofisica meccanica alla Statale di Milano

Vita di coppia sullo sfondo di Milano: al Parenti Alessandro Bandini e Alfonso De Vreese superano l'identità di genere e raccontano -semplicemente- il loro amore

Attori molto diversi tra loro, in scena in questi giorni al Piccolo e al Manzoni, sanno interpretare due momenti del Novecento

Al Parenti va in scena la riduzione teatrale del romanzo di Elsa Morante

Lascia un commento