“E insomma, guardare un quadro è come mettersi davanti a un sogno” ha detto Valerio Adami (Bologna, 1935). Eppure per Marco Menguzzo, curatore, storico dell’arte, ha insegnato per decenni Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, parte del comitato scientifico degli Archivi ufficiali di Mario Schifano, Vincenzo Agnetti, Marcello Morandini, Letizia Battaglia, Ugo La Pietra, Nanda Vigo (fino al 2023) e presiede l’Archivio Giò Pomodoro, ecco per Menguzzo Adami è l’artista che “vuole dare un ordine alle cose”.
Stabilità o sogno quindi? Forse chiariremo i nostri dubbi: siamo a Palazzo Reale questa mattina alla conferenza stampa della mostra Valerio Adami. Pittore di idee,fino al 22 settembre a cura appunto del professore con il coordinamento generale di Valeria Cantoni Mamiani, nipote dell’artista nonché presidente dell’Archivio Valerio Adami. Una personale a Milano che raccoglie il lavoro di una carriera dopo 38 anni, ovvero dall’ultima mostra dedicata a questo artista a Palazzo Reale. “Anche se quella dell’85-86 era importata da Parigi: questa invece è una nostra antologica” spiega Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale. Si celebrano i sessantacinque anni di carriera e ricerca di uno dei maggiori artisti italiani del Dopoguerra, mentre alle poco distanti Gallerie d’Italia c’è la mostra di Felice Carena, neanche a farlo apposta il maestro di Adami.
Ieri mattina alla conferenza stampa a Palazzo Reale, da sinistra: Marco Menguzzo, curatore, Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura, Domenico Piraina, Direttore di Palazzo Reale, e Valeria Cantoni Mamiani, Presidente dell’Archivio Valerio Adami, credit @marta-calcagno
La prima certezza è il senso di monotonia: se la rassegna a Palazzo Reale presenta oltre settanta grandi tele e circa cinquanta disegni, dal 1957 al 2023, di interesse sono i disegni, a discapito dei quadri. Le tele, infatti, sono tutte di grandi dimensioni: hanno lo stesso sapore effettivamente onirico, nell’analogia quadro-sogno che il pittore stesso percepisce, ma finiscono per risultare omologate.
Opere in mostre, credit @GabrieleLeonardi
Quel tratto molto ricco di simbologia e che storpia le forme rendendole grandi immagini spesso con accostamenti di tinte dissonanti, non crea figure dal messaggio chiaro né tantomeno gradevole. Certo, l’arte non deve essere necessariamente “bella” nel senso di “piacevole alla vista”, ma la disarmonia di Adami risulta monotona e poco attraente.
Formatosi a Milano, a Brera, con Achille Funi, ha sempre frequentato l’ambiente internazionale dell’arte e non solo. Fu un viaggiatore, sempre in compagnia della moglie Camilla Cantoni Mamiani, a partire dal “pellegrinaggio” a Parigi da giovani. E poi Londra, New York, Città del Messico, Atene, Cuba, l’India, Caracas, Milano, e Meina (sulle sponde del Lago Maggiore, sua attuale abitazione, in cui si trasferiva tutte le estati): luoghi in cui Adami si stabiliva, spesso aprendo un atelier, in cui conosceva scrittori, musicisti e intellettuali del posto. Eppure, in questi suoi grandi formati colorati, il segno è sempre lo stesso: un pizzico di Pop Art, senza far mancare il riferimento alla tradizione e al classicismo seppur rigorosamente scomposto, per immagini di immediata leggibilità che raccontano il suo tempo e le persone che lo hanno popolato. Un mix di ispirazioni e soprattutto citazioni che risulta ripetuto e sempre uguale. Nei disegni, invece, le forme prendono corpo e anima: appare più chiaro il rapporto, per l’artista, tra idea, soggetto, narrazione, parola.
Valerio Ademi a Palazzo Reale: disegni e quadri in mostra. Credit @MartaCalcagno
Nelle prime due sale sono esposti i lavori dagli esordi alla fine degli anni Sessanta. La terza presenta le opere degli anni Settanta, mentre la quarta diventa una sala non cronologica, destinata ai ritratti che l’artista ha condotto nei decenni sui “padri nobili” che ha scelto come esempi di vita e di arte. Le sale successive sono dedicate soprattutto agli ultimi quattro decenni: sia per testimoniare la fecondità del lavoro di Adami, sia per continuare idealmente la mostra realizzata nel 1986 al Centre Pompidou di Parigi e poi trasferita integralmente lo stesso anno nelle sale di Palazzo Reale a Milano. La mostra è anche l’occasione per far conoscere il lavoro dell’Archivio Valerio Adami, nato nel 2021 in seno alla famiglia, che persegue gli scopi di valorizzare, conservare, promuovere e tutelare l’opera di Valerio Adami, facendo ricerca su tutto ciò che riguarda il lavoro e la vita del Maestro, anche attraverso il nuovo sito web www.archiviovalerioadami.it. In mostra anche il documentario Valerio Adami, il pittore di poesie prodotto da Artery Film, per la regia di Matteo Mavero, con la partecipazione dello stesso Valerio Adami e di amici filosofi e artisti. Focalizzandosi sulla parte più introspettiva dell’artista, il docufilm illustra il lavoro e la vita di Adami che si intrecciano con le vicende di alcuni tra gli intellettuali più influenti del ‘900.
Bravo Sandro Lombardi nei panni del protagonista, ma lo spettacolo che indaga nella vita del celebre viveur a partire dagli ultimi anni si allontana (troppo?) dall'immaginario artistico e letterario che lo ha reso celebre
Al Menotti a riduzione per il Teatro del Capolavoro di Giuseppe Berto, che tutta la vita lottò contro la depressione
Marta Calcagno Baldini
Ciapa'l tram // 08 Aprile 2026
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