“Esychia”, la pace interiore ed esteriore. Una mostra in Statale racconta la vita degli eremiti cristiani (e non solo)

Di Marta Calcagno Baldini

Categoria Ciapa'l tram, Fuori sala

Pubblicato Giugno 29, 2023

Frediric Vermorel-credit-@eliana-gagliardoni
Fredirc-vermorel-credit-@eliana-gagliardoni

Ancora fino a domani, venerdì 30 giugno, si può visitare la mostra fotografica di Eliana Gagliardoni, che ha appofondito con vari viaggi e conoscenza diretta la vita di 12 eremiti in Italia

Non è un posto da eremiti, l’Università Statale di Milano, ma, forse, proprio nel continuo viavai di giovani e non che la frequentano, si può trovare chi sarà ispirato a seguire il percorso di una di quelle 12 persone (7 donne e 5 uomini) che sono state fotografate da Eliana Gagliardoni, ex assistente camerman e lavoratrice in una azienda che fornisce video-troupe per privati, poi madre e fotografa. Sono sue le immagini esposte nel corridoio davanti all’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano solo ancora fino a domani, 30 giugno (dal 26): un tre-quattro foto per ciascuno dei 12 eremiti (sui 200 presenti in tutt’Italia) che Eliana ha trovato e conosciuto, andando da loro e entrando nella propria intimità. “Gli eremiti per me sono un esempio di spiritualità, una forza -dice a Milanoateatro-. Hanno sempre una grandissima cultura, sono curiosi, trasparenti, danno subito famigliarità”.

Elena Gagliardoni, credit @MartaCalcagno
Elena Gagliardoni, credit @MartaCalcagno

E le immagini lo testimoniano: volti in bianco e nero, ritratti nei loro luoghi, molto sereni e pacifici. Per ogni personalità fotografata c’è la sua biografia, in breve: si racconta una scelta, che spesso arriva dopo una vita di studi universitari o di convento. Non da subito si decide di vivere una spiritualità così intima come quella dell’eremita. A volte si è spinti da una motivazione improvvisa, ma quasi sempre dopo un percorso di Fede: “anche se poi nell’eremo fanno accoglienza, non si isolano completamente. Tutti vogliono essere verso il prossimo: lo stimolano, con la propria vita testimoniano il messaggio cristiano”, racconta la Gagliardoni.

Certo, non è, poi, una vita semplice: “ma prevale la voglia di far capire che la propria esistenza è una testimonianza del cristianesimo, quando sono cattolici. Gli eremiti sono persone trasparenti, lo incarnano fino infondo”.

Suor Federica Cornacchia, credit @ElianaGagliardoni
Foto di un’immagine in mostra, credit @marta-calcagno

Anche quando non sono cristiani si vede nella figura dell’eremita l’essenza del misticistmo: “io stessa vengo da una famiglia di genitori laici e per molti anni ho seguito la filosofia orientale, infondo gli eremiti incarnano una spiritualità assoluta: sono arrivata al bisogno di indagare quelli cristiani dopo aver letto il libro ‘Un eremo è il cuore del Mondo’, di Francesco Antonioli, che racconta il fenomeno si chi lascia tutto per ritirarsi in un luogo appartato”. Prima degli eremiti la Gagliardoni ha indagato anche la vita delle clausure e del volontariato: dalle immagini e dalle parole della fotografa si ricava una passione per la vita vissuta nell’essenzialità e la verità. Per gli eremiti significa natura, animali, semplicità, riflessione e preghiera. Anche se resta una certa libertà d’interpretazione del modo in cui essere eremita: “non esiste una regola comune tra tutti gli eremiti -dice Viviana Maria Rispoli, una delle eremite immortalate, nel libro “La via dell’Esychia. Un viaggio tra gli eremiti in Italia. Fotografie di Elena Gagliardoni”, ed. In Dialogo, che racconta ogni persona fotografata-. Da ragazza ho fatto la modella e successivamente trattavo di arte come agente, non ero mai stata praticante”. A 20 anni, in chiesa, per caso, la chiamata, e, piano piano, la scelta di prendere i voti come eremita. O Suor Federica Cornacchia, in convento e poi eremita. Suor Paola ha due figlie, “che ho cresciuto con tantissimo amore”, ma un matrimonio difficile, annullato dalla Sacra Rota. “Quando anche l’ultima figlia è diventata autonoma ho capito che era arrivato il momento di riconsiderare la mia vita e dedicarmi interamente alla ricerca del Divino”.

La Chiesa affida a chi sceglie la vita in solitudine un luogo da rimettere a posto in autonomia e in cui vivere: “dal primo momento in cui ho deciso di diventare eremita sono iniziati problemi, ostacoli di tutti i tipi” dice suor Federica. Ma, con la Fede, si supera tutto: “da un giorno all’altro mi sono trovata fuori dal monastero con 40 euro in tasca, con la valigia, il pigiama e abbandonata a me stessa”. Ora vive con 40 animali, convive con un lupo e una volpe: “per me gli animali sono un contatto, un rapporto con Dio. Dall’oggi al domani è stato ‘tu eri dentro di me e io ti cercavo fuori’ “.

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