"Quasi amici": dal cinema al Teatro Manzoni, tra il rispetto del messaggio da trasmettere e le differenze di supporto mediatico

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Omar Sy sta a Paolo Ruffini come Francois Cluzzet sta a Massimo Ghini: il film Quasi Amici, del 2011, scritto e diretto da Olivier Nakache e Éric Toledano, arriva in teatro, al Manzoni, da questa sera, 16 gennaio, al 28, per l’adattamento e regia di Alberto Ferrari. Milanoateatro lo ha visto proprio oggi, alla prima al Manzoni: il film è più agile, movimentato, dinamico. Per forza: cambiano i supporti mediatici, cambia l’arte. Non cambia, però, l’essenza del messaggio che si vuole trasmettere: due anime si trovano più facilmente nel bisogno. Riescono a superare le divergenze intrinseche quando è il supporto dell’altro che ha la priorità. E anzi, magari proprio le differenze riescono a portare nuova linfa nelle rispettive vite, aprire punti di vista inesplorati e far crollare pregiudizi di lunga data.

Philippe Pozzo di Borgo, Ghini, è un ricco signore tetraplegico che vive in un grande palazzo ed è in cerca di un badante. Tra i tanti aspiranti, elegantemente vestiti e con molte referenze, si presenta Driss Bassari, Ruffini, un ragazzo nero (nel film, non nella versione teatrale) trasandato e rozzo: vuole solo ottenere da Philippe un documento che attesti la sua partecipazione al colloquio, anche se con esito negativo, per continuare a ricevere i benefici assistenziali. Philippe rimane sorpreso dalla presentazione del ragazzo e lo invita a presentarsi la mattina successiva per ottenere la lettera firmata. Il giorno seguente, Driss fa ritorno. Yvonne, l’assistente di Philippe, gli mostra la casa e le mansioni che dovrà eseguire: a quanto pare, Driss può scegliere se accettare la firma per l’assistenza sociale oppure lavorare per Philippe e vivere nel lusso e nello sfarzo, per un periodo di prova. Come nel film, nei primi giorni, Driss non sembra accettare le assistenze che deve prestare nei confronti di Philippe: quest’ultimo, però, non si oppone alle discussioni del ragazzo, il quale spesso si dimentica le nozioni basilari, come il dovergli sorreggere il telefono vicino all’orecchio.

La spontaneità con cui nasce l’amicizia tra i due così evidente e film, in teatro risulta meno ricca di occasioni e di movimenti, ma più profonda, essenziale: in scena è un rapporto forse meno dinamico e basato sul divertimento, ma più scelto, anche contrastato e costruito più consapevolmente.  “Io sono un badante e devo sapere tutto”, dice Ruffini a Ghini, con una punta di orgoglio e nuova consapevolezza del suo ruolo. Che comunque, come nel film, dovrà abbandonare in un finale per un verso amaro ma che porta a grandi e nuove speranze.

Quello che avviene in scena è uno di quegli incontri che cambiano la vita, anche se non per questo sono destinati a durare per sempre: bravi gli attori, in un cast numeroso che comprende, oltre ai protagonisti, le figure rassicuranti e professioniste che gravitano nel mondo del benestante Cluzzet, quanto le anime perse che si aggirano nei bassifondi da cui proviene Sy. E in mezzo ci sono la figlia adolescente di Cluzzet e il coetaneo figlio di Sy: diverse origini, stessa solitudine. Anche qui, senza neanche volerlo, i due padri incrociano le proprie esperienze mettendo a disposizione il proprio bagaglio di vita per cambiare i punti di vista, e, a lungo andare, i fatti.  

DURATA: 110 minuti senza intervallo

INFO. Teatro Manzoni, via Manzoni 42, 20121, Milano

www.teatromanzoni.it, info@teatromanzoni.it, tel. 02-7636901

ORARI: feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30 – sabato 27 gennaio ore 15,30 e 20,45

Valuta questo articolo

0(0 votes)

2 risposte a ““Quasi amici”: dal cinema al Teatro Manzoni, tra il rispetto del messaggio da trasmettere e le differenze di supporto mediatico”

  1. paolo bosisio

    ottima recensione

    1. Marta Calcagno Baldini

      grazie!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *