Anna Della Rosa racconta la sua "Cleopatras", moderna e epica insieme, e la sua Milano, "dalle bellezze nascoste, ma non troppo".

Marta Calcagno Baldini

Ciapa'l tram

Anna Della Rosa è un’attrice milanese, una laurea in lettere e un diploma alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Già guardandola, col suo piglio calmo, ma attento, e il portamento serio, ma anche fresco, di una persona stabile nelle sue convinzioni, non stupisce che abbia lavorato davvero con tutti i maggiori registi: si specializza con Luca Ronconi e Massimo Castri. Debutta con Peter Stein, è Giacinta nella “Trilogia della villeggiatura” di Carlo Goldoni diretta da Toni Servillo. Non mancano nella sua rosa di registi anche Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino -per cinema “La grande bellezza”-, e domani ritorna al Teatro Franco Parenti dove, fino al 9 giugno, sarà “Cleopatràs” per la regia di Valter Malosti.

Dà risposte brevi, ma di una chiarezza che quasi non lascia spazio ad ulteriori aggiunte:

“Cleopatras” è una produzione 2020, tempo di covid. È cambiato in questi anni lo spettacolo?

Come un ottimo vino: è maturato, mantenendo le sue qualità. Gli spettacoli che hanno un solido lavoro dietro col tempo prendono sempre più corpo.

Con “Erodiàs” e “Mater Strangosciàs”, “Cleopatras” è il primo dei “Tre Lai”, nonché il testamento ultimo di Giovanni Testori e il vertice della straordinaria stagione creativa dello scrittore. Questo spettacolo ha debuttato nel settembre 2020 all’interno del Progetto Testori ideato e diretto da Valter Malosti e prodotto da TPE – Teatro Piemonte Europa, in collaborazione con l’Associazione Giovanni Testori. Come si è trovata nel lavoro con questo regista e su uno scrittore impegnativo e poetico come Testori?

Con Malosti avevo già lavorato in un “Misantropo” di Moliere: Valter è un artista straordinario. Legge il testo già in tre dimensioni, e ha nei confronti dell’attore un atteggiamento di grande fiducia. Senza però fargli mancare la sua guida. E poi con lui si muove una squadra di grandi professionisti per tutto ciò che rigarda luci, suono, scena: in “Cleopatras” il progetto sonoro è di Gup Alcaro, le scene e luci Nicolas Bovey, costumi Gianluca Sbicca e la cura del movimento Marco Angelilli. E poi c’è stato lo studio dei movimenti del performer con Aron Tewelde che è in scena con me: Malosti ha reso reale “il portator del fatal cestin” (il servitore che porta a Cleopatra il cestino con dentro il serpente velenoso che la porterà alla morte, n.d.r.), che nel testo è solo evocato.

Un suicidio in diretta, per raggiungere il proprio amore. Ma per Testori non siamo in Egitto, siamo in Valassina, valle in provincia di Como: immaginare una figura di donna come quella di Cleopatra e il suo amato Antonio in un contesto come quello testoriano l’ha aiutata perché più vicino a noi temporalmente o l’ha spiazzata proiettare una figura mitica nell’oggi?

E’ stata un’impresa difficile e appassionante: Cleopatra per Testori è sia la grande regina d’Egitto, sia una manager lombarda, che una soubrette televisiva e una cantante lirica. Insomma, tante anime. Una ricchezza immensa: la drammaturgia consente degli straordinari artefizi su cui ho concentrato tutta la mia attenzione. Si mischiano i tempi, i miti, le parole: questa scrittura, insomma, consente di giocare col mito e ha un’ampiezza di temi e sentimenti meravigliosa. La regia di Valter Malosti mi ha aiutato in questo percorso interpretativo tra parola e narrazione (la Cleopatra a cui si rifà Testori è quella del V canto dell’Inferno di Dante, n.d.r.). 

Di Testori aveva anche interpretato la Monaca di Monza ne “I Promessi Sposi alla prova” nel 2003 per la regia di Arthur Schmidt. Come si trova con questo drammaturgo complesso e profondo di cui quest’anno si celebrano 100 anni dalla nascita e 30 dalla morte?              

Per me è un onore e un privilegio poter interpretare una drammaturgia di Testori. E’ un godimento senza pari, e sono grata a Casa Testori per questa “Cleopatras” (lo spettacolo fa parte del calendario delle Celebrazioni per il Centenario Testoriano in cui Casa Testori è protagonista, n.d.r.) e il lavoro che fa, oltre che al Teatro Franco Parenti che ospita lo spettacolo: interpretare una drammaturgia testoriana significa giocare con la parola, con il suono. Poi i concetti sono tutt’altro che un gioco, ma mentre o interpreti ti accorgi di quanti richiami, citazioni, stili e poeti facciano parte della ricerca linguistica di questo artista.

L’essere di Milano, lombarda diciamo, l’aiuta nel raggiungere lo spirito dei personaggi oltre che nella lingua?

Sicuramente sono sonorità con cui in parte sono avvezza. Consulto anche mio padre, che conosce il dialetto, per la pronuncia esatta di certe parole.

Testori a Milano frequentava Brera, dove aveva lo studio. Ma è stato uno scopritore delle periferie. L’amava a suo modo, “città culla, città bara”. Cosa pensa lei di Milano, quali sono i suoi luoghi preferiti e quelli che non ama?

Amo tantissimo Milano, anche ora che è un po’ venduta al turismo: preferirei che rimanesse più autentica. Se sapesse raccontarsi per ciò che è veramente credo che i turisti la apprezzerebbero ancora di più. Amo Milano e le sue bellezze nascoste, come le persone: segrete, ma non troppo.

Milano e il teatro: due parole che sembrano andare d’accordo. Come attrice sente il bisogno di cambiare città?

Sto bene a Milano. Chiaro, vado in tournèe. Ma trovo che sia una città fertile, ricca, e che ama il teatro: il pubblico qui è curioso, aperto, generoso e vuole immergersi molto nello spettacolo.

Ha lavorato con registi molto affermati. E non si ferma mai. Qual è il segreto?

Il segreto è essere consapevoli della fortuna che si ha nel poter fare questo mestiere. Io certo, sono impegnata h24, lavoro tantissimo. Ma attenzione, il vero segreto è rimanere sempre vicini alle persone care e alle proprie radici: tengo molto ad amici e parenti, amo mangiare bene, bere bene e divertirmi.

L’abbiamo appena vista al Piccolo Teatro con “Prima” (spettacolo che Milanoateatro ha recensito qui: “Prima” al Piccolo, metafora delle prove di uno spettacolo. E dei tentativi per vivere. – Milano a Teatro).

È stata una esperienza molto toccante, felice. Anche questo un lavoro concentrato sulla potenza della parola.

DURATA: 1 ora e 10″

INFO. via Pier Lombardo 14. Tel. 02-59995206, biglietteria@teatrofrancoparenti.it, www.teatrofrancoparenti.it

ORARI: mercoledì 7 Giugno – 19:45; giovedì 8 Giugno – 21:00; venerdì 9 Giugno – 19:45

BIGLIETTI

PRIMO SETTORE (file A–I) intero 22,50€ + 1,50€ quota energia; SECONDO SETTORE (file L–R) intero 20€; under26/over65 15€; convenzioni 15€ TERZO SETTORE (file S–ZZ) intero 15€; under26/over65 15€; convenzioni 15€

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