Pochi ambienti, quelli di una vita. Una casa in Calle Malaga a Tangeri, in Marocco, un cimitero dove trovare il marito e alcuni amici, i negozi del vicinato che ormai si conoscono e con cui scambiare ogni giorno due parole e due sorrisi. Questo è il mondo che propone Maryam Touzani, la regista marocchina classe 1980, di Tangeri proprio, il cui ultimo film è Calle Malaga, previsto nei cinema dal prossimo 17 settembre (data di nascita della regista) dopo che a Venezia, nel 2025, ha vinto il Premio degli Spettatori.
Grazie all’Anteo di Milano, Milanoateatro ha visto ieri il film in anteprima, e viene proiettato in anteprima speciale anche domani, domenica 6 settembre, ore 21, all‘Arianteo PALAZZO REALE. La proiezione avverrà in lingua originale, come venerdì scorso, con sottotitoli in italiano. Domani l’ingresso è anche scontato a soli 3,50€ grazie alla promozione nazionale Cinema Revolution (info e prenotazioni: V. O. SOTT ITA CALLE MALAGA).
Il mondo è quello di Maria Angeles, donna spagnola interpretata da una mirabile Carmen Maura, felice nei suoi 79 anni, o almeno melanconicamente risolta: ha trascorso tutta la vita a Tangeri, nella comunità iberica di cui fa parte. In passato ha lavorato presso il teatro Cervantes e ora, rimasta vedova, trascorre la sua quotidianità nel quartiere attorno alla sua casa della Calle Málaga, la via in cui abita da sempre. Esce a piedi, ha tutto sotto casa, conosce il vicinato. Una vita in attesa della morte forse, ma attiva e ricca di vicinanza umana e di abitudini rasserenanti. Come le immagini che dipinge la Touzani (fotografia di Virginie Surdej, montaggio di Teresa Font), che entra nella psicologia della protagonista e la restituisce agli spettatori ma in modo non invadente.
Seguiamo Maria quando la mattina fa la spesa, torna a casa e cucina con attenzione e serenità al ritmo del suo disco in vinile preferito che suona dal grammofono, va a parlare suor Josefa (una efficace Maria Alfonsa Rosso). Certo, sembra di essere entrati in un giorno qualsiasi, ma non è un caso se, come spettatori, siamo lì proprio oggi a spiare la protagonista: in Calle Malaga arriva un taxi, strombazzante, Maria Angeles capisce subito, la stava aspettando, è per lei che cucinava. Si affaccia, è Clara, Marta Etura, una donna sui 40 anni, sua figlia, venuta a trovarla da Madrid.
È immediato lo scarto tra la gioia della madre che guarda Clara e come questa ricambia: in quello scambio c’è tutto. Dal balcone: che gioia incolmabile rivederti dopo tanto tempo non vedevo l’ora. Dal taxi: fingo allegria ma sono schiacciata dal peso della mia vita fuori da qui e questo viaggio era l’ultimo ma proprio l’ultimo dei desideri. Stessa delicatezza e difficoltà nell’abbraccio davanti alla porta di casa, di una madre che è piena di gioia e una figlia che ricambia solo perché arriva a capire l’emozione della madre e non vuole deluderla del tutto subito, ma la ragione del suo arrivo è specifica. E così, nei primi minuti si capisce tutto: qualche giro insieme tra vicinato e negozi in una vera e nello stesso tempo costretta armonia, fino alla reale motivazione della visita di Clara: il matrimonio a Madrid va a rotoli, ci sono due bambini piccoli da mantenere e lei ha già trovato un appartamento che vuole comprare in cui trasferirsi coi due piccoli. Ha deciso di vendere la casa in cui vive la madre: suo padre l’ha lasciata intestata a lei.
Su questa piccola grande tragedia si costruisce il film, che, anche dalle inquadrature dei dettagli e la vivacità del mondo che ritrae, dipinge una donna, Maria, che sa come trovare in sé il coraggio. La sua forza è l’amore per la vita. Che le dona l’entusiasmo e l’ingenuità di compiere azioni chiare, originali e lontane da ogni tipo di disillusione e cinismo.
Per un film che, grazie agli ottimi attori (come anche Absala, l’antiquario, intepretato da Ahmed Boulane) e le immagini che riescono a restituire il mondo reale, vero e fuori dal comune che Maria crea, permette di capire che la razionalità e la freddezza non sono l’unico modo reale per vivere. E che l’età non è un fatto biologico, ma solo mentale. Una storia di piccola rinascita, un’intimità in cui si entra con discrezione e arte. la vecchiaia non è vista come un momento pre-morte, ma un periodo di vita in cui si può raggiungere ciò che si è capito di volere.
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