Vince, Umberto Terruso, e Jon, Tommaso Amadio, sono amici fin dal tempo del liceo, d’allora non si vedono. Nella vita non si sa mai: due ex compagni di classe, uguali nelle scelte e nelle aspettative, diventano il primo spacciatore con la copertura di essere pompiere, il secondo un aspirante regista in procinto di partecipare a un festival. Siamo in America. Del resto Stephen Belber è lo sceneggiatore, drammaturgo e regista americano, Ohio, classe 1967 autore di Tape, la registrazione, testo del 1999 portato al cinema nel 2001 da Richard Linklater con Uma Thruman, in scena al Teatro Filodrammatici fino al 22 marzo, dal 5, per la regia di Bruno Fornasari (Belber è stato ospite del teatro lo scorso 6 marzo, ore 18, per una conversazione col pubblico): quella a cui si assiste è una fotografia spietata ma reale della società americana.
Anche se la situazione, con contorni forse leggermente meno estremi, potrebbe anche essere italiana: Vince è in una stanza d’albergo, circondato da lattine di birra e droga (canne e cocaina). Aspetta Jon: i due non si vedono da tanto, usciranno a cena. Si trovano nella stessa città perché Vince vuole assistere alla premiazione di Jon. Presto però la situazione degenera: il clima tra i due amici si fa subito incandescente, non si esce. Si rimane nella stanza d’albergo. Vince vuole sapere come è andata con Amy, sua ex fidanzata, una sera di tanti anni fa in cui Tom avrebbe passato la notte con lei. La stanza diventa un ring sempre più acceso. Dopo vari tentativi di sfuggire alla risposta ecco un “l’ho costretta a parole”, fino all’ammissione: “le ho bloccato le braccia dietro a schiena”. Vince ha registrato la confessione di nascosto. Ora la trappola è tesa, non ancora fino infondo.
Da sinistra: Umberto Terruso, Vince, e Camilla Pistorello, Ami. Credit @LailaPozzo
Anche Amy, Camilla Pistorello, si presenta in albergo, invitata come Tom da Jon a passare la serata in amicizia. Trascinata da Vince nella reale motivazione dell’incontro, stravolge le aspettative: non rivendica di essere stata vittima di violenza. Non vuole affrontare il tema. Ne è uscita: è una poliziotta, ha un compagno. Che sia per il troppo dolore o perché ha superato l’accaduto non deve interessare: semmai tutta questa droga e birra sono oggetto di attenzione per lei. Basta un attimo a far arrivare la polizia. Uno spettacolo che spietato mostra la fragilità di un’intera generazione, che per motivi diversi sfugge alla verità, la teme. Vincent vive al limite, anche se è proprio lui a scuotere Jon sulla memoria ciò che ha commesso. Colui che pare una persona risolta, in realtà si mostra come un codardo, non affronta le sue responsabilità. E la decisione di Amy di farsi scudo con la sua nuova vita per sfuggire a ogni confronto ulteriore è da un lato dimostrazione della sua forza, dall’altro pone un altro argomento importante in gioco: l’oblio.
Bravi tutti gli attori e sempre incalzante il ritmo dello spettacolo, che apre con decisione gli occhi sulla realtà in una sala, diretta da Amadio e Fornasari, che ha il coraggio di guardare situazioni contingenti scomode e raccontarle per ciò che sono. Altro che festa della donna.
DURATA: un’ora
INFO. Teatro Filodrammatici di Milano, Piazza Paolo Ferrari, 6. www.teatrofilodrammatici.eu
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