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Ci sarà un motivo per cui un regista non aveva mai scelto prima di oggi di rappresentare “Romeo e Giulietta” con i protagonisti e quasi tutti gli interpreti dell’età in cui William Shakespeare li aveva pensati (15 anni)? Evidentemente sì, dato che, all’epoca in cui visse drammaturgo inglese (1564-1616), nonchè quella in cui ambientò la sua tragica storia d’amore (il 1500), l’età media era di 45 anni: considerando che oggi è di 84, in proporzione, dei personaggi allora 15enni oggi di anni ne avrebbero 28 (l’età che infatti abitualmente si affida in scena ai due innamorati).
Purtroppo il Piccolo Teatro, nella nuova produzione che propone allo Strehler per la regia di Mario Martone in scena fino al 6 aprile, stravolge ogni riferimento poetico shakesperiano e attualizza il testo (anche nella traduzione ad hoc di Chiara Lagani) in una anomala quanto inutile corrispondenza anagrafica: per Martone, infatti, Giulietta è interpretata da Anita Serafini, che ha 16 anni, e Romeo da Francesco Gheghi di 20. Lo stesso per tutti gli altri personaggi, ad eccezione di Michele Di Mauro (il padre di Giulietta), Lucrezia Guidone (la madre), Alice Torriani (Donna Montecchi, la madre di Romeo), Benedetto Sicca (il padre), la balia che nella versione di Martone è la zia, sorella della madre (Licia Lanera), Frate Lorenzo (Gabriele Benedetti), che sono attori professionisti. Per un totale di 30 interpreti, la maggior parte quindi adolescenti. Per quanto lo scopo di Martone fosse proprio quello di “descrivere il mondo dei giovani di oggi, violento sia verbalmente che fisicamente” come ha detto il regista stesso alla presentazione dello spettacolo, ci sono vari motivi per cui, a causa di questo esperimento di attualizzazione, lo spettacolo risulta più vicino ad un saggio di fine corso scolastico che ad una produzione dello stabile milanese.

Prima di tutto la poca efficacia di Romeo e Giulietta: non significa che non abbiano studiato, anzi. Fanno del loro meglio. Ma il teatro non è il cinema, tantomeno la televisione (mezzi in cui la macchina può arginare certe lacune espressive e in cui, la Serafini in Tv, il Gheghi in cinema, si stanno anche cimentando): l’assenza di pathos, il poco convincimento nel comunicare un amore così totalizzante come quello shakespeariano, si avvertono. Non a caso gli unici momenti in cui la scelta di questo giovane cast risulta efficace è quella delle numerose, fin troppe, risse: i ragazzi sanno ben rendere i momenti precedenti alla degenerazione in botte di un litigio. Certo è che la violenza di cui parla Shakespeare aveva ragioni sociali e di cultura completamente diverse, al punto che creare una corrispondenza è superfluo e dannoso ai fini dei significati intrinsechi nell’opera originale: infatti l’odio tra le famiglie Montecchi e Capuleti in Martone è un tema solo accennato. E quindi anche l’impossibilità dell’amore tra Romeo e Giulietta proprio a causa delle rispettive origini è un argomento che quasi viene escluso: nella società globalizzata di cui parla Martone e in cui vuole contestualizzare il suo dramma il sentimento di amore impossibilitato da un odio generazionale non compare. Sembra addirittura che i giovani protagonisti entrino difficilmente nell’interpretazione del proprio sentimento: vivono il qui e ora, non pensano al futuro e si muovono senza capire esattamente cosa stanno sentendo e dove cercano di andare.

Altro aspetto che risulta davvero poco convincente è la scenografia, seppure di Margherita Palli: sparisce Verona, sparisce ogni riferimento ad un palazzo, sparisce la casa-parrocchia di Frate Lorenzo, dove Renzo aveva trovato rifugio e ogni altro riferimento: tutta la scenografia, che peraltro ricorda molto quella de “Il Barone Rampante” (altra produzione dello Stabile andata in scena al Piccolo Teatro Grassi dal 20 gennaio al 5 febbraio con la scenografia di Guia Buzzi), consiste in una sorta di albero che attraversa la scena e su cui gli attori si muovono, sospesi come sui rami di una foresta. Quando toccano terra l’ambiente ricorda quello di una discarica, o di una periferia urbana. Strizzando così l’occhio alla rilettura di Martone, per cui “Romeo e Giulietta” sarebbe una storia sostanzialmente di lotte tra gang metropolitane.
La domanda che ci si pone dopo aver visto questo “Romeo e Giulietta” è se siamo davvero arrivati a un tale livello di appiattimento dei sentimenti e se quindi veramente questa modalità di attualizzazione non sia semplificativa e poco corrispondente all’oggi.
Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì (salvo mercoledì 15 marzo, ore 15 pomeridiana per le scuole) e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.
Durata: 3 ore
Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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