Idee preziose e attuali, manca (per ora) coesione e ritmo tra gli attori

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

“I nuovi artisti parlano sempre delle stesse cose: crisi, clima. Ma dove è finito il sogno?”. Questo si chiede La collezionista, interpretata da Ida Marinelli nell’omonimo spettacolo per la regia di Marco Lorenzi che ha debuttato in prima nazionale lo scorso 9 gennaio al Teatro Elfo Puccini, che anche lo produce con A.M.A. Factory, e dove è in scena fino al 2 febbraio. Siamo in una galleria d’arte, scene di Marina Conti, ed è quasi del tutto svuotata. Nello spazio, non potrebbe essere che bianco, si muove insoddisfatta la Marchesa, come anche si chiama Ida Marinelli, nonché appunto la Collezionista. Non trova, negli artisti ora contemporanei, la motivazione e lo spirito autentico della generazione precedente. “L’arte può unire –dice-, ma soprattutto fa discutere: Duchamp, Picasso, scappavano dalla Guerra”. Il loro lavoro esprimeva una vera esigenza di dialogo, di ricerca, di costruzione di un nuovo mondo.

Questa l’ossatura, il senso primo della drammaturgia di Magdalena Barile: la Collezionista è, nello stesso tempo, la marchesa Luisa Casati Stampa, nobildonna milanese (1881-1957), musa e collezionista, appunto, d’arte che acquistò e visse a ca’ Venier dei Leoni a Venezia. E anche la newyorkese Peggy Guggenheim (1898-1979), che nel 1948 acquistò lo stesso palazzo e qui vi trasferì tutta la sua collezione d’arte. La Collezionista-Marchesa è, insomma, una figura rappresentativa di un’epoca e di un momento storico, in cui i valori e ideali trovavano davvero una necessità autentica d’espressione nell’arte. Peccato, però, che la Luisa-Peggy immaginata oggi, viva circondata da personaggi anonimi che, eppure, si ritengono indispensabili: il suo assistente Marcel, due artisti immaginari, la giornalista con il suo cameramen. E così ciò che passa sotto gli occhi della Marchesa non è mai abbastanza ricco di interesse, di senso, di valore. Niente la ripaga. “Io ho dato molto a Venezia, mi aspetto qualcosa in cambio”.

Non è la prima volta che l’Elfo Puccini porta in teatro l’arte contemporanea: Rosso, di John Logan, pièce ispirata alla biografia di Mark Rothko, aveva segnato ripetuti successi dal 2012 al 2023. Eppure, ciò che questo spettacolo riesce a lasciare in bocca è il senso di insoddisfazione, ma non per analogia e condivisione di sentimenti con la protagonista. Anzi, la limitatezza del mondo dell’arte contemporanea di oggi e il suo parlarsi addosso sarebbero aspetti più che legittimi da evidenziare. Anche la mancanza, spesso, di un’ autentica necessità espressiva da parte degli artisti. Il vero problema, derivato forse dal fatto che Milanoateatro ha assistito alla Prima, è una certa lentezza di tutti gli attori (con Ida Marinelli anche Barbara Mazzi, Yuri D’Agostino e Angelo Tronca), guidati da una sintonia didattica più che autentica, che è arrivata agli spettatori come una generale mancanza di coesione e scorrimento, agilità. Lo spettacolo, che pure crea molta aspettativa per le tematiche che vuole evidenziare, è risultato perlopiù retorico e ingarbugliato su se stesso.

DURATA: 1 ora e 15 minuti

INFO: Teatro Elfo Puccini, Sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, Milano

Tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021

ORARI: mart. e sab. ore 19.30 | merc. e giov. ore 20 | ven ore 20.30 | dom 16.30

PREZZI: intero € 38/34 | <25 anni € 15 | >65 anni € 20 | online da € 16,50

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Little Italy

    Proprio alle spalle del teatro, a tre minuti di distanza, è una trattoria che fa parte di una catena di locali sparsi tra Milano e l’hinterland. Ma la conduzione risulta familiare, cordiale ed efficiente. Ambiente semplice, due piani di sale e salette arredate con gusto semplice e senza il diffuso show off meneghino. Piatti frutto del mix di culture gastronomiche della casa, cilentane, toscane e salentine, con un pizzico di Basilicata ( i peperoni cruschi) offre una gamma di gustose pizze, fritti, fiori di zucca ripieni, melanzane imbottite, carni e pesce… ma non manca il tocco lombardo con l’immancabile risotto e la cotoletta orecchio di elefante (pure in versione imbottita con mortadella e altro). Prezzi intorno ai 20-25 euro , calice di vino o birra compresi.

    Indirizzo: Via Alessandro Tadino, 41
    Website: https://littleitalymilano.com/

Valuta questo articolo

0(0 votes)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *