La "limpidità e la compostezza" di Margherita Sarfatti anche davanti all'evidenza della sua più grande delusione: Mussolini

Marta Calcagno Baldini

Ciapa'l tram

Così avanti, come donna, per i tempi. Così uguale a tutte, per la sua delusione d’amore. È Margherita Sarfatti (1880-1961), la critica d’arte e giornalista, di fede ebraica, che fu fidanzata con Benito Mussolini per vent’anni: al Teatro Franco Parenti, in una coproduzione MART museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Teatro Stabile di Bolzano, Centro Servizi Culturali Santa Chiara, è Claudia Coli a interpretare, fino al 14 luglio, Sarfatti, di Angela Demattè per la regia di Andrea Chiodi. Lo spettacolo che racconta la vita e la personalità di questa donna, intellettuale vivace e autonoma quanto delusa dalla inadeguatezza della persona che aveva scelto per lei. Il Duce, appunto.

Su una scena quasi inesistente e buia, di Guido Buganza, la Sarfatti/Coli è sola nel suo dolore: “voglio rappresentare limpidità e compostezza”, dice. Anche quando arriva al Palazzo delle Esposizioni nella Capitale alla mostra del decennale della Marcia su Roma, nel 1932, non essendo stata invitata: eppure tutti gli artisti presenti erano stati selezionati, conosciuti, portati, da lei. Che era la critica d’arte più influente del suo tempo. Mussolini, allora, aveva già deciso di proseguire da solo, frequentava la Duse e altre donne. E proprio a lei, che aveva portato avanti l’iniziale idea del Fascismo, che aveva cercato nella portata rivoluzionaria che rappresentava una ventata di energia per superare il dolore della morte di suo figlio, caduto nel 1918 durante la Prima Guerra Mondiale, proprio a lei Mussolini finisce per passare davanti, irriconoscente. Travolgendola, anzi, con le leggi razziali: a causa delle quali nel 1938 lascia l’Italia pur essendosi convertita al cattolicesimo già 10 anni prima. Probabilmente per lei e il suo rapporto tormentato con la religione, la proclamazione delle leggi razziali era troppo: un’invasione eccessiva nella sua sfera privata e un tradimento troppo duro da sopportare da parte del suo amato. Abbandona l’Italia per l’America del Sud, dove tornerà solo nel 1947.

Uno spettacolo intenso, netto, che sta all’efficacia del testo e alla capacità attoriale della Coli. La quale riesce a portare tutta l’autenticità e la consapevole illusione in cui la Sarfatti era caduta: cercava un mondo nuovo, cercava la libertà, la rivendicazione e forza di cui lei, in quanto donna, non poteva, allora, rendersi portavoce. E quindi spinse Mussolini, lo incoraggiò e lo finanziò. E’ come se lui la avesse quindi delusa due volte: come uomo amato e come suo stesso rappresentante. Uno spettacolo che ben racconta il tempo di allora, che si svolge tra una simbolica redazione de il Popolo d’Italia, il quotidiano fondato e diretto dal futuro dittatore e dove nel 1918 la Sarfatti è assunta come redattrice. E tra Milano, Roma, Venezia e tutto il mondo intellettuale, artistico e politico del tempo.

DURATA: 55 minuti

INFO. Via Pier Lombardo 14, tel. 02-59995206, www.teatrofrancoparenti.it, biglietteria@teatrofrancoparenti.it

ORARI. Martedì 9 Luglio – 20:30, mercoledì 10 Luglio – 19:15, giovedì 11 Luglio – 20:30, venerdì 12 Luglio – 19:15, sabato 13 Luglio – 19:15, domenica 14 Luglio – 19:15

PREZZI. Da 25 euro, a 20 euro, a 18 euro, a 15 euro a 12 euro. Tutti i prezzi non includono i diritti di prevendita.

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