Sprofondare nel più luccicante e ritmato Teatro di Varietà: al Martinitt è possibile

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Gli elementi ci sono tutti: la scala, le soubrette, il corpo di ballo, la trama esile, e poi le mille luci, i costumi sgargianti, i pennacchi: ne “La Grande Occasione”, spettacolo di Claudio Pallottini da un’idea di Maria Carla Rodomonte (anche attrice), diretto da Marco Simeoli, in scena al Teatro Martinitt fino al 27 novembre, si passano 2 ore come capitati per caso in un’altra epoca, ovvero quella del più autentico Teatro di Rivista. Sì, proprio quello di Wanda Osiris, e poi Renato RascelWalter Chiari, fino alla prima Sandra Mondaini. Un’epoca che raggiungerà il suo culmine e allo stesso tempo si concluderà trasformandosi nella “Commedia Musicale” di Garinei&Giovannini. Una forma di spettacolo che nasce nei primi anni Venti come a riempire l’assenza necessaria di satira politica per le regole fasciste in voga, e si evolve e continua fino agli anni ’50.

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“La Grande Occasione”, credit @Teatro Martinitt

Al Martinitt tutti gli 11 attori e i 9 ballerini e ballerine ricreano, sulle musiche di Pino Perris e le coreografie di Maura Paparo, uno spetatcolo di grande attrattività e attenzione storica attento ai veri ingredienti del teatro di varietà, ma lasciando entrare da una fessura anche la società contemporanea. E quindi, tra le soubrette e il corpo di ballo che scendono abilmente dall’immancabile scalone (cambiando costume ogni scena! costumi di Graziella Pera), tra il capocomico, Mimmo Mignemi, che si preoccupa che tutta la macchina scenica funzioni, e il primo attore, Stefano Masciarelli, che è ben più interessato al successo dello spettacolo che alle sorti sentimentali della sua fidanzata (la Rodomonte) se queste possono portare aiuti alla produzione, si consuma uno spettacolo di teatro nel teatro condito da vicende umane a metà l’opportunità e la passione.

Le scenografie di Alessandro Chiti in movimento immergono il pubblico a tratti nei camerini degli attori e poi di nuovo nel pieno dello spettacolo, creando un quadro storico dettagliato e colto del momento storico in cui si ambienta la trama.  A tratti , però, la compagnia rompe anche il velo dell’illusione e ci riporta ai tempi odierni: emerge un cellulare e si parla di whatsapp, si canta “Matherial Girl” di Madonna (altra epoca rispetto a quella trattata), o si accenna all’inglese maccheronico di Renzi e Conte. Perché infondo, il tema su cui è incentrato “La grande occasione” e su cui scorre l’esile trama intorno a cui ruotano i vari numeri e coreografie di volta in volta, è un’abitudine che da sempre esiste nel mondo, dell’arte e non solo: quello dei privilegi politici, attratti fatalmente dai lustrini e la porporina del palcoscenico. La nuova prima attrice infatti, la Rodomonte, è corteggiata da un ministro che l’ha vista in scena e se ne è innamorato. Aldilà di qualsiasi comportamento morale, è la compagnia stessa che vorrebbe gettarla tra e braccia dell’aspirante premier (che non compare in scena, la sua presenza è solo evocata) per avere in cambio ancora più successo e notorietà.

“La grande occasione”, credit @Teatro Martinitt

Tra numerosi balli, i consigli della sarta tuttofare (una grande Fioretta Mari), le tensioni del capocomico e le speranze delle ballerine, quello che resta, oltre alla soddisfazione nell’assistere ad uno spettacolo dinamico, difficile e ben realizzato, è anche la consapevolezza che infondo gli esseri umani sono sempre uguali e cambiano le epoche, ma non i problemi. Tutti pronti a cogliere, a qualunque costo, “La grande occasione”.

Info.
TEATRO/CINEMA MARTINITT Via Pitteri 58, Milano. Telefono 02/36580010, Whatsapp 338.8663577, info@teatromartinitt.it, www.teatromartinitt.it.

 Orari biglietteria: lunedì-sabato, 10.30-21; domenica 14-21. Parcheggio interno gratuito.

 Biglietti prosa: intero 26 euro; 18 euro over 65 e 16 euro under 26. Abbonamenti a partire da 65 euro.

Durata: 2 ore intervallo incluso

Spettacoli: prima settimana venerdì-sabato ore 21, domenica ore 18; seconda e terza settimana martedì-sabato ore 21, domenica ore 18.

UN PO’ DI STORIA SUL MARTINITT:

Il Martinitt era un orfanotrofio: nasce, non nella sede attuale, addirittura nel 1531, quando Francesco Sforza offrì a Gerolamo Emiliani, protettore dei minori in stato di abbandono, una nuova dimora per i trovatelli della città di Milano. Lo stabile si trovava vicino all’oratorio di San Martino: da qui gli orfani presero il nome di Martinitt, piccoli Martini. Fin dalla fondazione dell’istituto venne riposta grande attenzione all’istruzione, che oltre all’italiano e la matematica comprendeva anche musica e canto, oltre alla messa in scena di rappresentazioni teatrali a carattere morale. Ecco perché anni dopo, nel 1932, fu inaugurato, insieme all’dierna sede dell’istituto in via Riccardo Pitteri 58, il teatro Martinitt, luogo dedicato esclusivamente all’intrattenimento educativo degli orfani, fungendo talvolta anche da sala cinematografica. Danneggiato dai bombardamenti subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, il teatro fu successivamente ristrutturato, continuando così la sua attività fino alla metà degli anni Settanta. Per per quasi venti anni la struttura è rimasta chiusa e abbandonata, cadendo in disuso. Grazie all’Associazione degli ex Martinitt, che vede tra le sue fila anche nomi illustri e che, grazie ai suoi 2mila soci, tra ex Martinitt e amici, è impegnata in varie e molteplici attività di solidarietà e di mutuo soccorso, nel 2009-2012 il teatro è stato completamente restaurato. Da febbraio 2015, La Bilancia, società che gestisce la programmazione della sala, amplia la proposta culturale del Martinitt con il Cinema. Dal 2020, accanto al Teatro Cinema Martinitt, è stata aperta Arena Milano Est. Un’area di 2500 mq, con 800 posti disponibili, che da giugno a settembre ospita tanti eventi di cinema, teatro e stand-up.

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