Il pragmatismo americano è complicato da gestire: non basta dire parolacce in scena per restituirlo
Chiara Noschese dirige la commedia di David Mamet al Manzoni ambientata nella Stanza Ovale della Casa Banca

Recensioni

Ieri sera, sabato 6 aprile, il Piccolo Teatro Grassi era un fibrillo di persone già dall’ora dell’aperitivo. Popolavano il Cafè&Restaurant nel chiostro di via Rovello, o ritiravano il proprio biglietto: alle 19.30 sarebbe iniziato Durante, la produzione del Piccolo Teatro di Milano per la regia di Pascal Rambert (Nizza 1962), scrittore, coreografo e regista teatrale e cinematografico. È “regista associato” del Piccolo, ovvero rientra nella rosa di 15 artisti, italiani e internazionali che lo Stabile ha deciso di coinvolgere in una progettualità che non si esaurisce solo nella produzione di spettacoli, ma apre dialoghi e favorisce processi di scambio in senso lato. Non a caso questa di Rambert è la seconda produzione (https://milanoateatro.it/recensioni/prima-al-piccolo-metafora-delle-prove-di-uno-spettacolo-e-dei-tentativi-per-vivere/) che va in scena al Piccolo, per il secondo anno consecutivo: “ringrazio il Piccolo Teatro per avermi dato la possibilità d’iniziare questo percorso -ha detto il regista alla conferenza stampa di presentazione dello spettacolo-. Ho deciso di avviare un processo analogo anche in Francia”.
Rambert è già noto per i suoi lavori presentati in Europa, Centro e Sud America, Nord Africa, Russia, Asia, Medio Oriente. I suoi testi hanno ricevuto molti premi e sono stati tradotti e pubblicati in inglese, russo, italiano, tedesco, giapponese, mandarino, croato, sloveno, polacco, portoghese, danese, spagnolo, catalano, olandese, thailandese, ceco e greco. Ciò che sta realizzando in Italia è un approfondimento sull’attore e il suo ruolo. Per Rambert, infatti, è una figura doppiamente significativa: come corpo sulla scena e come rappresentazione dell’individuo nella società cui appartiene.
Ogni sua regia è gia’ strettamente ancorata al territorio, alla lingua, all’arte, alle tradizioni e usi della Nazione in cui si trova, e lo studio dell’attore nei diversi contesti è un tema costante per il regista. Scrive sempre i testi in francese, e vengono tradotti in italiano o nella lingua del paese di volta in volta scelto: anche dal corpo della parola, cioè dalla sua diversa sonorità e ritmo, Rambert assume tratti salienti dei significati che vuole esprimere. “Sono un lupo che ha fame di parole -ha detto-: e quando i miei testi sono tradotti in italiano, da Chiara Elefante, sento un’energia che mi porta subito a capire la resa, la forza, la potenza della parola. In giapponese i discorsi diventano oggettivi, non c’è alterazione di tono. In spagnolo parlano velocissimi. In italiano la parola è un’onda”. Nel nostro Paese, quindi, Rabert riesce ad approfondire e sviluppare ulteriormente i suoi studi, grazie alla lingua.
Elementi poetici che forse arrivano ancora più esplicitamente in questa nuova produzione, Durante, fino al 5 maggio al Teatro Grassi, rispetto a Prima. Che sia perché siamo entrati, con il secondo spettacolo, ancor più da vicino nella poetica di Rambert, che sia perché forse Durante è più ricco di sfaccettature e variazioni rispetto a Prima, che sia perché ogni minuto è di una qualità artistica a suo modo unica.
Il canovaccio su cui si regge lo spettacolo è sempre la vita degli attori e attrici che lavorano per portare in scena uno spettacolo ispirato alla Battaglia di San Romano, il trittico pittorico di Paolo Uccello (Pratovecchio, Arezzo, 1397-Firenze, 1475). Se Prima esplorava il flusso di passioni e emozioni che attraversava i membri della compagnia nel corso delle prove, in Durante lo spettacolo si sofferma sulle loro fragilità, raccontando le angosce della loro professione. Un incidente d’auto apre la scena: gli attori a fine spettacolo sono insieme e il loro mezzo viene colpito. L’uso della tecnologia è in funzione della vera artigianalità del teatro, ma il corpo e la voce degli attori risultano sempre al primo posto per far navigare i pubblico in un limbo, tra la finzione degli attori che sono usciti dal teatro e hanno avuto l’incidente, e lo spettacolo che stanno portando in scena.

Ci si sposta su tanti, diversi e meravigliosamente resi, piani. Troviamo quindi il mondo degli attori, la loro vita tra teatro e esterno nella loro perenne insicurezza e continua sfiducia che lo spettacolo sia andato per il meglio. C’è Giorgio Strehler, la sua figura, muta, quasi un’apparizione, e c’è il suo Arlecchino, che però non è quello di Soleri: è una figura cinica, piena di odio e di sfiducia: “non ha vinto la bellezza, ma la violenza e la crudeltà”, dice il personaggio durante lo spettacolo. C’è una scena di delicata maestria, sempre degli attori, di teatro di marionette e di ombre. La Battaglia di Paolo Uccello, che in Prima dominava la scena, in Durante c’è, ma è incastrata in tutti gli altri piani di lettura.

Gli attori, questi protagonisti: si unisce alla compagnia di Prima (Anna Bonaiuto, Anna Della Rosa, Marco Foschi, Leda Kreider e Sandro Lombardi) un gruppo di promettenti interpreti della Scuola del Piccolo Luca Ronconi (Miruna Cuc, Cecilia Fabris, Pasquale Montemurro, Caterina Sanvi, Pietro Savoi), più due bambini che devono recitare brevi parti, e ci riescono efficacemente.
Anche qui, un misto: sembra che la chiave per interpretare Durante, ancor più di Prima, sia la sovrapposizione di piani, di letture, di momenti. Per uno spettacolo vario e dalle mille sfumature, ma che sa dove sta andando. E in cui le ore volano via.
DURATA: 130 minuti senza intervallo
INFO: Piccolo teatro Grassi, via Rovello 2. Tel. 02-21126116, www.piccoloteatro.org
ORARI: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30 (salvo giovedì 25 aprile, riposo). Mercoledì e venerdì, ore 20.30 (salvo mercoledì I maggio, riposo). Domenica, ore 16. Lunedì, riposo.
PREZZI: platea, 40 euro. Balconata, 32 euro.
Chiara Noschese dirige la commedia di David Mamet al Manzoni ambientata nella Stanza Ovale della Casa Banca

Al Teatro Oscar il testo scritto da Luca Doninelli con Marco Bersanelli, docente di astrofisica meccanica alla Statale di Milano

Vita di coppia sullo sfondo di Milano: al Parenti Alessandro Bandini e Alfonso De Vreese superano l'identità di genere e raccontano -semplicemente- il loro amore

Attori molto diversi tra loro, in scena in questi giorni al Piccolo e al Manzoni, sanno interpretare due momenti del Novecento

Lascia un commento