Uno spettacolo nello spettacolo, al Teatro Manzonidal 13 dicembre all’8 gennaio, è il pubblico che assiste a “Napoletano? E famme ‘na pizza!”, scritto, diretto e interpretato da Vincenzo Salemme. L’attore, non napoletano ma della vicina Bacoli (come lui stesso specifica), classe 1957, con questo lavoro tende, in poco meno di 2 ore, un trabocchetto (molto napoletano) a tutta la platea: se infatti per tre quarti della serata snocciola ad una ad una tutte le specificità che un partenopeo dovrebbe avere (saper fare un ottimo caffè, la pizza è una prerogativa immancabile di cui si hanno ricordi fin dall’infanzia, e mentre racconta i suoi sembra di poter assaggiare quella che sta mimando di infornare, e poi il ragù, l’allegria, il canto..), a sorpresa nella seconda parte lo zoom si allarga e lo spettacolo passa dall’essere “una passeggiata nei vicoli della cultura napoletana” ad una planata aerea su tutti gli stereotipi: il cane, animale “affamato di affetto, di tutto quello che è tuo”, l’uomo, o meglio “il maschio”, che “si trova in difficoltà quando la donna non lo vuole più”. E poi lo stereotipo delle coperte rubate agli uomini durante la notte, fino alla dolce affermazione secondo cui “l’affetto dei nonni verso i nipoti è rivolto a regalare loro le bellezze”.
Il pubblico in questo crescendo di umanità si sente minuto per minuto più unito, ride e partecipa con applausi ed esclamazioni a scena aperta, creando una sorta di altro spettacolo in platea. Se all’inizio, però, è una vicinanza complice nel capire le battute sui napoletani (del resto siamo a Milano: proprio per questo non è assolutamente detto che in platea ci sia una maggioranza meneghina), poi diventa una sintonia più profonda, che prescinde dalla tanto cara cultura campanilista tipicamente italiana e anzi, invita ad abbandonare le classificazioni non solo regionali ma anche religiose, di genere, etiche e morali, per avere il coraggio “di essere sempre se stessi”.
Insomma, uno spettacolo perfetto per passare il 26 dicembre, l’Ultimo dell’Anno o l’Epifania, dato il significato e l’intelligente forma con cui Salemme ha scelto di esprimerlo: il testo arriva al senso profondo che vuole significare con leggerezza e allegria.
La scena (di Francesca Romana Scudiero, come i costumi. Musiche Antonio Boccia) si apre su un terrazzo su cui si affacciano due ingressi, due porte di due case, una a destra e una a sinistra. Sullo sfondo il Vesuvio in tutta la sua maestà: in mezzo Salemme, che però non è solo. Gli fanno infatti da contorno, nella sua confessione sui clichè della napolineità e poi dell’umanità, anche la vicina di casa, la figlia, adolescente e ribelle, la ex moglie (affamata di mantenimento) e altri personaggi (Vincenzo Borrino Sergio D’Auria Teresa Del Vecchio, Antonio Guerriero, Fernanda Pinto): tutti bravi attori, per una serata che magari parte un po’in sordina, ma poi risulta nel suo complesso coinvolgente e intelligente, in cui mai compare la volgarità e la capacità nonché l’esperienza di Salemme è un’ottima guida per l’intera compagnia. Del resto è uno spettacolo record per l’attore partenopeo: dal 2021, quando è partito, ha registrato il tutto esaurito con numeri da record – 17 città, 100 repliche e più di 80 mila spettatori -.
Orari: Dal 13 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023 feriali ore 20,45 – domenica e 6 gennaio ore 15,30 sabato 17 dicembre ore 15,30 e 20,45 24 e 25 dicembre riposo 26 dicembre e 1 gennaio ore 17,30 31 dicembre ore 17,30 e 21,30
Biglietti: da martedì a venerdì Prestige € 35,00 – Poltronissima € 32,00 – Poltrona € 23,00 – Under 26 anni € 15,50. Sabato, domenica e festivi Prestige €39,00 – Poltronissima €35,00 – Poltrona €25,00 – Under 26 anni €17,50. 31 dicembre ore 17,30 Prestige € 54,00 – Poltronissima € 40,00 – Poltrona € 30,00. 31 dicembre ore 21,30 Prestige € 113,00 – Poltronissima € 90,00 – Poltrona € 63,00
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