Senza Memoria non c’è il Tempo
Di Marta Calcagno BaldiniCategoria Recensioni
Pubblicato Marzo 27, 2026

Al Piccolo lo spettacolo di Davide Carnevali è un ritratto poetico e non patetico della vita con il Morbo di Alzheimer e allo stesso tempo un invito alla presa di coscienza dell'umanità verso la sua "responsabilità collettiva" nei confronti del Mondo
La parola chiave è “variazioni”. Per indicare una drammaturgia in cui l’unica certezza è l’instabilità. Al Piccolo Teatro Grassi, fino al 3 aprile, si entra corpo e mente nella malattia dell’Alzheimer. Lo scopo di Variazioni sul modello di Kraeplin, di Davide Canevali, è portarci nella dimensione del protagonista, il malato di Alzheimer interpretato magistralmente da Fabrizio Bentivoglio. L’attore milanese classe 1957, che ha lavorato in teatro con Giorgio Strehler, Franco Enriquez, Giorgio De Lullo, Giuseppe Patroni Griffi, fino a Gabriele Vacis e Michele Placido, ora è diretto dal giovane Carnevali, milanese classe 1981, Premio Hystrio per la drammaturgia 2018, Premio Riccione 2013, e proprio per Variazioni, nel 2009 Premio Theatertext als Hörspiel al Theatertreffen di Berlino e Premio Marisa Fabbri.

Ventiquattro anni di differenza tra il primo attore e il regista, ma l’intesa e perfetta. E fa emergere la vera protagonista: la malattia, il morbo di Alzheimer appunto, che destruttura la mente umana.
Emil Kraepelin fu lo psichiatra tedesco che, con il suo assistente Alois Alzheimer, ebbe un ruolo chiave nel definire la malattia da loro studiata come “demenza presenile”. Entrare in questo spettacolo significa toccare da vicino gli effetti di questa nuova, diversa, modalità di vita. Quella di chi è affetto dal Morbo di Alzheimer. E quindi, come spettatori, si vive un’altra dimensione, quella, appunto, di una mente destrutturata: in sala tutto lo spazio diventa teatro. Le luci si accendono e spengono, non solo sul palco. Lo spazio tutto entra e rappresenta la testa di Bentivoglio, padre di famiglia, che vive col figlio, Simone Tangolo (1984, Lecce, diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro Luca Ronconi), che si deve occupare di lui.
Quella che va in scena è la loro quotidianità. Che niente ha di logico, pur cercando di mantenere abitudini e ritmi. Insieme al padre e al figlio, infatti, ci sono tutti i ricordi e le emozioni, le impressioni di Bentivoglio: la moglie, morta anni prima, la Guerra, in cui ha combattuto, la cucina, territorio necessario e quotidiano. Come sempre in teatro il simbolo spiega la realtà, e quindi i conigli ripetutamente in scena cucinati, spostati, nominati, sono il ricordo del periodo bellico.
La scena, di Paolo Di Benedetto, in cui vari piani esistono contemporaneamente, indicano una convivenza e sovrapposizione di luoghi che rappresentano visibilmente la malattia. Così come certe manifestazioni di orgoglio del padre, che vuole andare da solo in bagno ma gira per i vari luoghi della casa e non riesce a raggiungerlo. In ogni caso non sono mai aggressivi tentativi di portare al senso di pena.

Perché in questo spettacolo vivere la dimensione del malato di Alzzheimer è normale: è la vita la assoluta protagonista. Ogni modo di condurla ha la sua verità.

Con Bentivoglio e Tangolo è sempre in scena Camilla Semino Fabro (classe 1986, anche lei allieva del Piccolo), nel ruolo di una sorta di angelo custode, presenza continua in scena, visibile e non. D’aiuto più psicologico che effettivo per entrambi, padre e figlio. Una parte ben interpretata e complessa, che aiuta a entrare nella dimensione profonda con cui leggere lo spettacolo, che non è solo una questione famigliare e di malattia. La Fabro rappresenta un riferimento, un simbolo di certezza esterno a noi, ma da cercare anche quando ogni speranza sembra persa.
E vale nella vicenda famigliare tra padre e figlio, come nelle questioni storiche che riguardano l’umanità: “questa è una storia sulla perdita del linguaggio- spiega Carnevali-. La destrutturazione mentale del protagonista vuole portare a una presa di responsabilità condivisa. Il teatro è un fatto collettivo -dice ancora il regista e drammaturgo-: ho scritto questo spettacolo 18 anni fa, mi ero appena trasferito a Berlino e si era appena creata l’Europa Unita. Sono partito da una questione famigliare, una persona a me vicina aveva l’Alzheimer, e sono arrivato a scrivere uno spettacolo che vuole far riflettere sull’identità europea”.
Dal piccolo al grande, dal simbolo al significato, con un lungo lavoro di riscrittura rispetto alla drammaturgia del 2009 realizzato insieme agi attori. “Abbiamo lavorato in un clima di collaborazione, quasi sperimentazione -ha detto Bentivoglio-. Ci ha lasciati liberi. Questo testo mi ha incantato”.
Durata: 1 ora e 25 minuti
Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2
INFO: www.piccoloteatro.org, 02-21126116
ORARI: martedì, giovedì, sabato, ore 19.30. mercoledì e venerdì ore 20.30. domenica, ore 16
PREZZI: Platea Intero € 40 | Ridotto (under 25 e over 65) € 23. Balconata Intero € 32 | Ridotto (under 25 e over 65) € 20
Consigli per prima o dopo lo spettacolo
Piccolo Cafè&Restaurant Milano
Situato nel Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro in via Rovello, è più di un locale di ristorazione: è infatti assorbito pienamente dalla vita (e gli orari) del teatro. Dal servizio di buffet quando si svolgono le conferenze stampa di mattina in settimana, alle cene dopoteatreo (su prenotazione), passando per gli aperitivi per il pubblico come per avventori esclusivamente lì per respirare l’atmosfera. Insomma, il Piccolo Cafè&Restaurant Milano è quasi un palcoscenico già lui stesso: tavolini nel chiostro e dentro, dietro alle vetrate che lo circondano, per offrire piatti semplici a prezzi ragionevoli (abbiamo provato un risotto zola e noci, biscotti e due bicchieri di vino rosso a 27 euro). Certo, non aspettatevi piatti dal sapore indimenticabile: aperto tutto il giorno, si tratta di una cucina non troppo saporita e veloce, realizzata più per offrire un servizio e permettere di passare momenti di relax durante il giorno e prima o dopo lo spettacolo. Oraari: lunedì, 11.30-20. Martedì-sabato: 11.30-23. Domenica: 11.30-20
Indirizzo: via Rovello 2
Telefono: 0272333505
Email: mail@piccolocaferestaurant.it
Real One
Milano può sorprendere: uscendo dal Piccolo Teatro Grassi, via Rovello, a pochi metri da Via Dante, pieno centro, decido di provare finalmente uno dei ristoranti della stessa strada del Teatro. Devo essere sincera: non mi ci ero mai mai addentrata perchè intimorita dall’idea del prezzo. E il Real One, al 3 di via Rovello, il primo che ho scelto di provare, da fuori è elegante: ampie vetrate, ampi e tavoli ben distanziati, luce soffusa. Scopro che è indiano, “quello vero, The RealOne, per questo si chiama così”, mi dice subito il giovane proprietario. Col fratello sono arrivati in Italia dal Panjab, al Nord dell’India, e hanno comprato un appezzamento di 90 ettari vicino alla zona di Pordenone. Coltivano ortaggi: 7 mesi fa si sono decisi ad aprire un ristorante indiano, vicino al Duomo. “Siamo aperti 7 giorni su 7, dalle 11 alle 23 -risponde il fratello maggiore-. Prima di aprire ho lavorato al Mandarin e al Bulgari: i ristoranti indiani a Milano sono spesso gestiti in maniera generica, io invece voglio essere autentico nel portare qui la mia tradizione”. La clientela è per la maggior parte indiana, buon segno. L’arredamento è nel complesso elegante, ma non manca di piccole imperfezioni che lo rendono più simpatico e autentico. Ho provato un antipasto indiano, riso al cocco, una crema di melanzane affumicata e lenticchie gialle in salsa piccante e cumino, due bicchieri di vino per 69 euro. Da tornare.
Indirizzo: via rovello 3
Telefono: 028652235
Email: realoneristoranteindiano@gmail.com


