Ultima sera per entrare nel sogno di Galileo Galilei che incontra Leonardo Da Vinci
Al Teatro Oscar il testo scritto da Luca Doninelli con Marco Bersanelli, docente di astrofisica meccanica alla Statale di Milano

Recensioni

Aldilà se il Mercante di Venezia di William Shakespeare (1564-1616) rappresentato per la prima volta a Londra nel 1568, sia un testo antisemita o meno, il punto fondamentale è che si tratta di una drammaturgia. E quindi, anche se Shakespeare è l’autore forse più chiaro nella caratterizzazione dei suoi personaggi, anche se i suoi testi non contengono quasi didascalie perché tutto emerge dai dialoghi, a teatro la parola da sola non basta. Dovrebbero ricordarlo il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, il Centro Teatrale Bresciano e il Teatro De Gli Incamminati che insieme presentano Il Mercante di Venezia, produzione del 2022 ora in scena al Teatro Manzoni da ieri, 7 maggio, fino al 19.
Milanoateatro lo aveva visto appena reiniziata la tournée di quest’anno al Teatro Donizetti di Bergamo. E già eravamo rimasti perplessi. Eppure lo spettacolo gira da anni e in scena, nei panni del terribile usuraio Shylock, nientemeno che Franco Branciaroli. Circondato, però, da una sequenza di attori che, sarà per la regia e l’adattamento di Paolo Valerio o meno, non hanno capacità di resa di un testo così complesso nel senso di ricco di sfumature. A partire da Antonio, Piergiorgio Fasolo, il mercante veneziano che si rivolge a Shylock per farsi da garante per l’amico Bassanio, Stefano Scandaletti, che necessita di un prestito di tremila ducati per armare una nave e raggiungere Belmonte, dove spera di cambiare il proprio destino. Passando per Porzia, Valentina Violo, che, travestita da avvocato, riesce a salvare Antonio dal dover donare una libbra della sua carne vicina al cuore in cambio della restituzione mancata del prestito al Mercante.
La vicenda è nota: quando Antonio chiede il prestito a Shylock questi pretende, in caso di mancata restituzione, una libbra di carne del mercante prelevata vicina al cuore. Non vuole altro denaro, quindi. Pretende una obbligazione ancora più spietata, chiaramente per sete di vendetta: che questo senso di riscatto sia razziale o personale non è un tema dello spettacolo, al contrario di quanto Valerio cerca di sostenere: “noi siamo convinti che il Mercante di Venezia non sia un testo antisemita, al contrario di quanto hanno sostenuto Harold Bloom, il critico letterario che la definisce un’opera ‘profondamente antisemita’. Per noi Shylock è soltanto un ebreo cattivo, come esistono umani crudeli di ogni religione”.
Se riduciamo la critica di questo spettacolo alla valutazione sulla quantità di pregiudizio razziale che Shakespeare ha usato o meno nello scriverlo, semplicemente distogliamo l’attenzione dalla vera valutazione di questo. Primo perchè, quando Shakespeare scrisse l’opera, l’argomento dell’odio di razza era affrontato secondo parametri diversi da oggi. Secondo perchè i problemi di questo spettacolo sono altri.
In una scenografia, di Marta Crisolini Malatesta, che cerca di dividere su due piani la scena in modo da caratterizzare meglio di quale vicenda si stia trattando in ogni parte (oltre a quella di Shylock e Antonio come sempre in Shakespeare, gli intrecci sono innumerevoli), si consuma una tragedia che non è in grado di emozionare a causa della recitazione troppo didattica, forzata e ben poco empatica degli attori. Non sono accattivanti, non si ascoltano tra loro, restituiscono poca partecipazione e creano un basso coinvolgimento. A Bergamo hanno anche mancato di coordinarsi nei movimenti in alcuni passaggi e tentennato su alcune battute (ma forse perchè la sera erano reduci da una giornata con doppia esibizione). A Milano la sala è più piccola e invita a una maggiore attenzione e raccoglimento, gli attori almeno non hanno sbagliato e tutto sommato la qualità era migliore. Anche se, ancora, ben poco coinvolgente. Il pubblico del Manzoni ha anche generosamente incoraggiato gli attori con un paio di applausi spontanei, ma questa è una sala molto generosa in genere: erano addirittura pochi rispetto alla media.
Branciaroli è un tema a se stante: ha tutta l’aria di essere lì proprio per fare lui da garante, alla qualità del lavoro presentato. Sembra annoiato e non coinvolto, costretto a tornare in scena con questo spettacolo per contratto. La sua esperienza gli consente di apparire nelle sue scene (per la verità neanche tante) e mantenere la barra dritta. Per tutte le altre il risultato è piuttosto deludente e pare una regia di livello amatoriale.
DURATA: 150 minuti
INFO.
Teatro Manzoni, via Manzoni 42. Tel 02-7636901, www.teatromanzoni.it, info@teatromanzoni.it
Orari: feriali, ore 20.45. Domenica, ore 15.30. sabato 18 maggio, ore 15.30 e 20.45
Prezzi biglietti: prestige, 36.50 euro. Poltronissima, 33 euro. Poltrona, 25 euro. Poltronissima under 16 anni, 16 euro.
Al Teatro Oscar il testo scritto da Luca Doninelli con Marco Bersanelli, docente di astrofisica meccanica alla Statale di Milano

Vita di coppia sullo sfondo di Milano: al Parenti Alessandro Bandini e Alfonso De Vreese superano l'identità di genere e raccontano -semplicemente- il loro amore

Attori molto diversi tra loro, in scena in questi giorni al Piccolo e al Manzoni, sanno interpretare due momenti del Novecento

Al Parenti va in scena la riduzione teatrale del romanzo di Elsa Morante

Lascia un commento