Lopez e Solenghi: il Teatro è un'arte in divenire, non una cartolina dei ricordi

Marta Calcagno Baldini

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Dov’eravamo rimasti, così si chiama lo spettacolo di Massimo Lopez e Tullio Solenghi in scena al Teatro Manzoni da ieri, martedì 19 dicembre, al I gennaio (24 e 25 dicembre riposo, 31 gennaio ore 17.30 e 21.30), con la collaborazione di Giorgio Cappozzo e l’accompagnamento della Jazz Company Orchestra diretta dal Maestro Gabriele Comeglio. Un titolo che già si pone come un “facciamo il punto”, “tiriamo le righe”: ma in teatro non si può. Il tempo non si ferma e quella sul palcoscenico è un’arte sempre in divenire, ha una necessità intrinseca di essere un linguaggio nuovo (a parte alcuni spettacoli per così dire “storici” che vengono riproposti mantenendoli fedeli alla regia originale, pensiamo all’Arlecchino di Strehler, ad esempio, o ad alcuni musical). Ecco perché la carrellata di gag e trovate che si susseguono per 1 ora e 40 minuti (con intervallo) purtroppo fanno più pensare alla non voglia di fare ricerca dei protagonisti che alla loro capacità di essere aggiornati coi tempi.

E pensare che l’età anagrafica conterebbe niente, soprattutto sul palcoscenico: quanti attori sembrano non invecchiare mai. E non s’intende fisicamente, ma come artisti, nell’anima. Lopez e Solenghi dovrebbero riflettere: se non hanno qualcosa da dire, possono anche fermarsi per un periodo. Non è detto che uno spettacolo di battute già note e superate, in questo caso, valga.

Si inizia a sipario chiuso: chiacchierata col pubblico per rassicurarlo sul fatto che lo spray che un tecnico ha appena spruzzato passando sul palco verso la platea non è per disinfettare l’aria anti-covid (già questo riferimento è antico), ma è un gas che fa ridere di più (allora ne avete bisogno?). Poi Lopez e Solenghi si voltano per tornare dietro le quinte, e hanno il retro dei pantaloni apparentemente bucato (in realtà c’è un finto sedere attaccato sopra). Si parte quindi già perplessi, e si confermano i dubbi vedendo poi, di lì a poco e per tutto lo spettacolo, un susseguirsi di personaggi che hanno fatto la storia contemporanea, ma ormai spesso sono mancati o usciti o quasi dalla scena pubblica. Da Vittorio Sgarbi, il più presente ancora con Sergio Mattarella e Papa Francesco, a Maurizio Costanzo, passando per lo stupore nell’ascolto della voce di Alexa in casa e canzoni più che vintage (come My Way), o battute già note a tutti, che giravano online già anni fa (come quella di Cappuccetto Rosso che oggi non sarebbe più una favola consentita perché lei vive con sette nani e non con genitore uno e due, il lupo che non può essere cattivo per non offendere gli animalisti, eccetera). La Jazz Company poco può fare in un contesto del genere, tra imitazioni ripetute anche di Mike Buongiorno e la presenza in scena alla Prima di Marco Columbro. A ciò si aggiunge anche il memento mori in cui si riporta in scena Anna Marchesini (1953-2016), che di certo non rende l’atmosfera più allegra. E gli applausi finali, durati molto poco rispetto poi alla partecipazione solita del pubblico al Manzoni, potrebbero testimoniare la generale insoddisfazione di buona parte del pubblico (anche se i due attori ne hanno ottenuti a scena aperta).

Solenghi e Lopez in scena, credit @MassimilianoDonati
Solenghi e Lopez in scena, credit @MassimilianoDonati

INFO. Teatro Manzoni, via Manzoni 42. Tel. 02-7636901, www.teatromanzoni.it, info@teatromanzoni.it

Dal 19 dicembre al 1 gennaio

Durata: 1 ora e 40 minuti con intervallo

Orari: feriali, ore 20.45. 24 e 25 dicembre, riposo. 26 dicembre e I gennaio, ore 17.30. 31 dicembre, ore 17.30 e 21.30.

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