L' "Otello" diretto da Corrado D'Elia è distrutto forse più dalla calunnia che dalla gelosia

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

“La calunnia è un venticello”, come fa cantare Gioacchino Rossini a Don Basilio ne “Il barbere di Siviglia” (XIX secolo), che “prende forza poco a poco”, “si propaga”, “si raddoppia” finchè “il meschino calunniato, avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello per gran sorte ha crepar”. E già, nel 1600, Shakespeare aveva scritto “Otello”, tragedia di un amore vigliaccamente distrutto dalla zizzania che Iago aveva seminato geloso e inviperito dall’amore tra il protagonista e la sua moglie Desdemona.

E allora certo, l’”Otello” di Shakespeare è una tragedia sulla gelosia, per cui è noto. Eppure, forse, il tema che più ricalca è quello della calunnia. O almeno è ciò che emerge nella regia e adattamento di Corrado D’Elia, in scena da ieri al Teatro Leonardo (fino al 2 novembre): la lettura del regista e attore milanese, infatti, elimina ogni riferimento temporale e di luogo. In una scena dominata dal buio, con una nicchia centrale sul fondo in cui si trova un trono, stretto e lungo, simbolo del potere, e due buche, o “tombe”, come le chiama d’Elia, piene d’acqua per evocare vischiose trappole dell’anima, si gioca tutto il dramma di Otello, Giuseppe Sartori. Che ama sua moglie Desdemona, Chiara Salvucci, ma si lascia sopraffare dal dubbio, dai sospetti, dalle malelingue e ne diventa vittima. D’Elia è uno Iago gelido, che non guarda alla tragedia che ha provocato: si annida nel buio della scena e a volte si mostra per denunciare come la catastrofe da lui progettata si sta evolvendo. La sofferenza di Otello, e la sfiducia che inizia a coltivare nei confronti dell’amata Desdemona, non sono scaturiti da sue indagini verso la moglie o azioni di quest’ultima che lui aveva mal interpretato. E’ bastato il sospetto istigato da un amico-nemico, Iago, per farlo sprofondare in un’angoscia irreparabile e che lo ha accecato.

Il condottiero è quasi sempre presente in scena, come un manovratore del destino altrui. Per un dramma su quanto la serenità umana sia cosa fragile, e l’amore un sentimento da coltivare e in cui credere: senza la fiducia nel prossimo basta un sospetto irreale per farlo crollare. Uno spettacolo di parola soprattutto, ma anche di azione: nella violenza che si consuma tra Iago e Otello, e nella forza con cui quest’ultimo agisce contro Desdemona quando è dominato ormai dalla rabbia, mostrando anche quanto un uomo possa in un nonnulla diventare carnefice di una donna e sfiorando quindi anche il tema della violenza maschile, del sopruso e la mancanza di rispetto.  Con attori che hanno letteralmente in mano tutto lo spettacolo: non ci sono distrazioni possibili. Il gioco si consuma sulla scena scarna, e quelle scenografiche sono solo suggestioni che aumentano il senso di ansia e assenza di controllo per la situazione che sta degenerando verso la disperazione. Solo a causa di un sospetto.

INFO. Teatro Leonardo, via Ampere 1

Orari: lunedì – sabato ore 20.30, domenica ore 16.30

Durata: 1ora e 40 min senza intervallo

Biglietteria MTM: corso Magenta 24 (lun-sab dalle 15.00 alle 20.00)
TEL: 02-86454545, www.mtmteatro.it, www.corradodelia.it

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Upcycle

    Esterno del locale Upcycle, credit @MartaCalcagno
    Esterno del locale Upcycle, credit @MartaCalcagno

    Sempre aperto. Questa la prima caratteristica. Non è solo un ristorante, l’Upcycle, in via Ampere 59. Di giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, è uno spazio per leggere, lavorare, soprattutto per studiare. E poi è un bike-caffè, ovvero uno spazio dedicato agli appassionati di bicicletta. Qui ci si trova, si organizzano gite, riunioni di ciclisti: “a Milano non ce n’erano -racconta con gentilezza e sprint Annemieke, olandese, che arriva in Italia nel 2013 per amore, si sposa e qui si stabilisce. Nello stesso anno apre il locale, che porta avanti una filosofia-. E poi qui si fa “upcycling”, ovvero quel processo di conversione di materiale di scarto o prodotti apparentemente inservibili in nuovi materiali o prodotti di migliore qualità”. E allora si inizia a notare che il lungo tavolo in mezzo al locale è realizzato con vecchie assi da cantiere e tubi idraulici. In tutto il locale si trovano biciclette riconfigurate ad arredo. Lo stesso immobile era un garage, e lo si capisce dalla salita tipica in cemento che dalla strada porta nel locale, ora arredata con ruote di bici sul muro e con la presenza anche di tavoli sull’altro lato. In cucina i prodotti sono tutti freschi e di stagione, per un menù molto ampio perché copre tutti e tre i pasti. La sera e a pranzo si possono assaggiare quiche, zuppe e creme, baccalà, aringa e salmone. O arrosti e spezzatini, oltre all’originale hamburger Upcycle. Nel complesso è una cucina molto leggera, che passa dai mini piatti (tartare di pesce del giorno, 13 euro. Polpette vegane, 9 euo. Pollo in sala curry e cocco, 11 euro), a “I completi”, sorta di piatto unico (bowl di formaggio di capra, con couscous olive nere e mandorle tostate, 15 euro. O melanzana arrosto, 13 euro. O l’Upcycle Burgher, d fassona e ben condito, 16 euro, e latro). Il tutto è cucinato con prodotti di stagione, dalla colazione al brunch, dal pranzo alla cena. In qualunque momento della giornata si possono gustare caffè e the da accompagnare con biscotti e torte fatte in casa, bere vino, birra e pastis artigianale. L’acqua è alla spina, gratis, anche in modalità self sempre disponibile per chi è lì durante il giorno a studiare: “tranne nel weekend -conclude Annemieke-: sabato e domenica siamo aperti, ma lo spazio è dedicato allo svago”.

     

     

    Indirizzo: via Ampère, 59
    Telefono: 0283428268
    Website: https://upcyclecafe.it/
    E-mail: info@upcyclecafe.com

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